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Aerobica #2

18 set

Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze, non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via.

 

(Antonio Gramsci)

Non riesco a più scrivere post, ma va bene così

29 feb

Non importa se stai procedendo molto lentamente; ciò che importa è che tu non ti sia fermato.

 

(Confucio)

Fchiena dritta

24 ott

Di fronte al padrone non bisogna togliersi il cappello.

(Giuseppe Di Vittorio)

Inizia una nuova settimana

18 ott

Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore.

(Bertold Brecht)

Top Five #1 – Luglio 2010

5 lug

Ebony Bones – warrior!


Le ossa d’avorio sono pronte ad entrare nelle nostre vite. Sicuramente in quelle dei baresi, che accoglieranno questa artista poliedrica in un set gratuito il 10 luglio, a Pane e Pomodoro, per il festival “L’Acqua in Testa”. La sua biografia dovrebbe essere sufficiente a creare curiosità. Attrice, produttrice musicale, cantautrice e performer, nata nel 1983, o forse nel 1985, o forse nel 1987 (così dice Wikipedia: le fonti ufficiali, volutamente, nicchiano), ha registrato il suo ultimo album a Mumbai ed è adorata dalla pubblicità. Sta diventando una star planetaria. In America si è distinta al SXSW (http://www.sxsw.com), il più importante festival musicale al mondo. In Inghilterra è adorata da Yves Saint Laurent, in Italia è stata scelta per la pubblicità di un automobile anti-retro, proprio con questa assai piacevole “Warrior”.

Amanda Palmer – idioteque


Difficilmente una cover supera un originale. I casi sono più unici che rari. Superare Idioteque, forse il miglior brano della storia dei Radiohead, è un’utopia che non merita nemmeno di ragionarci su. Meglio prendere altre strade. E così Amanda Palmer si inventa la strada dell’ukulele. Per chi non la conoscesse, la Palmer ha creato i Dresden Dolls, poi è andata avanti per i fatti suoi e ora si destreggia tra citazionismo di altissimo livello, rock alternativo, cabaret. E Ukulele. Consiglio per la navigazione: su Internet è pieno di rifacimenti di Idioteque, alcuni davvero notevoli. Certo, se il punto di partenza è un pezzo di arte contemporanea…

MIA – XXXO (Jay-z remix)


A degno coronamento del terzetto di donne assai carismatiche, innovative, forse pazze, sicuramente indimenticabili, vi presentiamo il nuovo singolo di MIA. Dopo il primo contestatissimo video con tanto di minorenne ucciso e polemiche per settimane, la tigre Tamil di Londra pubblica il suo brano più orecchiabile e, forse, tra i meno efficaci. Il cameo di Jay-z impreziosisce un poco il lavoro e, soprattutto, ci dice che MIA, dopo anni di gavetta incazzata, è entrata a spinta, nel mondo pop che lei ha sempre voluto evitare e che l’ha invece trasformata in icona.

Magnetic Man – Mad!

I supergruppi non sono certo un’invenzione di questi tempi. Ma ultimamente ne nascono in quantità industriali, soprattutto nel sottobosco della musica dubstep, che continua ad evolversi in modo confuso e frenetico e a farsi contaminare in modo lento ed inesorabile da altre sonorità. I dj che hanno inventato questo genere meticcio sembrano essere uniti in un’ideale catena e, dunque, non sorprende che i migliori, invece di farsi la guerra, si mettano a lavorare insieme. Magnetic Man è la combinazione di Benga, Skream ed Artwork e questa “Mad!” è più un pretesto per parlare del nuovo progetto musicale che del singolo in sé. Detto questo, mettete alla prova i vostri bassi…

The Villagers – becoming a jackal

Vi mancano gli Arctic Monkeys prima versione? Quei suoni così americani vi facevano un po’ schifo ma non lo potevate dire in giro perché le Scimmie non si criticano sennò esci dal girone dei giusti? Di nascosto potete acquistare il primo album dei The Villagers, editi Domino (come gli Arctic), guidati da un bravo musicista armato di chitarra (come gli Arctic), che di nome fa Conor (come i Bright Eyes). Insomma, niente di originale, però va giù che è un piacere.

cinquina trentina – le cinque canzoni che hanno accompagnato la mia trasferta a veDrò

4 set

Bob Dylan – Like a rolling stone

Una canzone del 1966 può spiegare il 2009? Secondo gli organizzatori di VeDrò, think tank fortemente voluto da Enrico Letta e che da 5 anni riunisce la (supposta?) classe dirigente nazionale, sì. Nel video introduttivo presentato all’inizio dei lavori il testo di questo brano è stato tradotto integralmente ed evidenzia quanto si è consapevoli del peso della crisi economica sulle sorti di politici e imprenditori presenti in gran numero nella platea. “Come ti senti senza casa? Come ti senti ad essere un completo sconosciuto? Come una pietra che rotola”. Sono ansie che non possono certo preoccupare il consesso, ma che testimoniano la necessità di una complessiva crescita delle responsabilità di tutti coloro i quali devono traghettare il Belpaese fuori da questo momento scuro della nostra società.

Aphex Twin – Powerpill Pacman

Il tema di VeDrò 2009 è “Next Level”. La comunicazione e la progettazione dell’evento, curata sin dal 2004 dalla barese Proforma (ed ecco spiegato come un 25enne si ritrova tra quarantenni), racchiude all’interno il senso della sfida che l’Italia pone a se stessa. Il prossimo livello, come i videogiochi ci insegnano, è più difficile. E così i pannelli e le installazioni che riempiono la centrale elettrica/castello di Fies sono evocativi dell’età dell’oro dei videogiochi, tra Super Mario che salta sulle monete (ed è l’emblema della lotta alla crisi), i rompicapi di Tetris, e Pacman testimonial del gruppo di lavoro sugli OGM. Ed è proprio il tema di Pacman il protagonista di questa versione geneticamente modificata dallo strepitoso Aphex Twin.

Luca Carboni – Silvia lo sai

Dopo la tradizionale sfida calcistica 11 vs 11 di Vedrò, la sfida tra Pubblico e Privato (per la cronaca, ha vinto il Pubblico 6 a 4) che rappresenta il momento pop dell’evento, tutti ad ascoltare il concerto di Luca Carboni e Riccardo Sinigallia. Un set acustico che parte proprio da questo brano del 1987. Non l’avevo mai ascoltato, ma in fondo ho pur sempre 25 anni, e sono io quello che non ha niente a che fare con il contesto, che recita quasi a memoria il primo singolo del musicista bolognese. “Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora” è un verso che fa un certo effetto, specie se cantato da Sindaci, Assessori e Amministratori Delegati.

Riccardo Sinigallia – Bellamore

Se Luca Carboni è difficile da seguire per miei limiti generazionali, provo decisamente maggiore conforto nell’ascoltare Riccardo Sinigallia, autore del primo album dei Tiromancino (e de “La descrizione di un attimo”, tra le altre), e musicista che in questo anno ha accompagnato Carboni in tour e ha collaborato alla realizzazione della cover di “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli, discreto successo commerciale del 2009. Sinigallia è presente anche a VeDrò e manda in visibilio il pubblico che, fatta eccezione per l’autore di queste cinquine e pochi altri illiuminati, lo considera un autentico carneade.

Irene Grandi feat. Alessandro Gassman – qualche stupido ti amo

Uno dei brani più inquietanti degli ultimi tempi. Irene Grandi rievoca un clichè degli anni ’60 (sia musicalmente che nella scelta di cantare in coppia) e reinterpreta il classico di Frank e Nancy Sinatra, divenuto poi classico bis grazie a Robbie Williams e Nicole Kidman (anche qui troviamo la coppia cantante più attore, in quel periodo anche unita sentimentalmente, non so se la Grandi e Gassman se la intendano, così come non so se Clooney e la Canalis se la intendono davvero). Potrei sbagliarmi, ma questa rivisitazione non ha molte speranze di accodarsi alla categoria “classici clichè”, anche perché Gassman, indiscutibile come attore, appare particolarmente in difficoltà in questa performance.

la cinquina di Duni – La Roux: la nascita di una superstar a prova di proiettile

25 ago

La Roux – Bulletproof (Radio Edit)

Di La Roux vi ho parlato spesso e molto volentieri. Forse sarà il caso di smetterla, anche perché fra un po’ sentirete tutti gli altri che ne parleranno, pronti a paragoni con Madonna, con i primi Depeche Mode. Seguiranno i tabloid inglesi che la fotograferanno ovunque, anche nel bagno di casa sua, che si chiederanno se a Elly Jackson piacciono gli uomini o le donne, se quel ciuffo rosso è suo o è finto e, se è suo, da quale distinto parrucchiere di Brixton va a farsi acconciare in quella maniera. Ma prima di smetterla vorrei concedermi il lusso di una provocazione, ovvero di far girare un’intera cinquina attorno alla stessa canzone, Bulletproof, primo posto in Inghilterra nella settimana di lancio, terzo singolo dall’omonimo album che aveva già portato alla vendita di 450000 copie di “In for the kill”, successo che ora inizia a farsi strada in Italia. Fra un po’ arriverà anche questa trappola mortale a prova di proiettile, e di La Roux sentirete parlare, fin troppo.

La Roux – Bulletproof (BBC Radio 1 Live Lounge)

La 21enne Elly Jackson aveva già allarmato i critici musicali d’Oltremanica i quali, furbi o forse imbeccati dai soliti ben informati delle case discografiche, avevano lanciato il fenomeno La Roux come caso dell’anno, prima ancora che fosse pubblicato il primo singolo del duo (sì, La Roux è accompagnata da un produttore, Ben Langmaid, che difficilmente sarà al centro della scena nei prossimi mesi). La sua ascesa è stata scontata quanto facile: un timbro vocale assolutamente unico (da amare o da odiare, senza mezze misure); sonorità facilissime e cariche di citazionismo; abbigliamento e mise androgina, pop, folle, radical chic, tutto insieme. Con una ciliegina di capelli rossi su un ciuffo sbilenco, a volte orizzontale, altre verticale: di sicuro diventerà oggetto di miti e leggende, tra cui l’ipotesi che la chioma sia stata già assicurata. Dopo la versione di studio, iniziamo l’excursus delle versioni alternative. In questa, registrata nel Live Lounge di BBC Radio 1, un “Deejay Chiama Italia” d’Inghilterra decisamente più influente, La Roux ansima. Dopo il falsetto urlato e stridulo della radio edit, la confusione cresce.

La Roux – Bulletproof (Foamo dubstep remix)

Se in Inghilterra non hai un remix dubstep della tua canzone, non sei nessuno. E La Roux, questo, l’aveva già capito ai tempi di “In for The Kill”, il singolo che l’ha resa famosa nella sua nazione, remissato magistralmente da Skream, uno dei padri putativi di questo genere meticcio un po’ dub, un po’ trip-hop, sicuramente in voga in quest’ultimo anno e mezzo. E così il singolo a prova di proiettile diventa un remix a prova di basso, dato che i brani dubstep sembrano essere fatti apposta per mettere in crisi gli impianti stereo delle nostre camerette. Foamo è coetaneo di La Roux ed ha già remixato i Franz Ferdinand ed Armand Van Helden. Vuoi vedere che nell’incensare una stella ne abbiamo pescata un’altra?

La Roux – Bulletproof (Dj Zinc remix)

Non ci sono solo remix di giovani emergenti, seppur bravissimi, a supporto della Rossa. Anche Dj Zinc, 15 anni di carriera tra basi drum’n’bass e breakbeat (e oramai 5 anni di assenza pressoché totale dalle scene) si è messo a disposizione della chioma rossa più popolare degli ultimi anni. Questo è un remix più tradizionale, ballabile, tutto sommato commerciale. Insomma, evitare questo proiettile della scena pop contemporanea diventa sempre più difficile. Del futuro di Dj Zinc, invece, non si sa nulla, fatta eccezione per questo remix. Ma se aveva voglia di rilancio, ha scelto il cavallo buono.

La Roux – Bulletproof (acoustic Live @ DTF Sessions)

E per chiudere, torniamo al talento controverso, discutibile, ma assolutamente magnetico di Elly. In queste Down the Front Sessions (da cui avevo già segnalato “I’m not your toy” nella cinquina di settimana scorsa: http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=14409) La Roux dimostra di saper cantare (sul come, credo che sarà necessario un dibattito a parte), e soprattutto di saper imbracciare un basso e trasformare un capolavoro della pre-produzione e dell’elettronica in un ottimo pezzo strumentale. Attendendo di osservarne le gesta dal vivo in Italia (non sono previsti live per quest’autunno), i primi fissati possono puntare le date del 25 e del 26 novembre a Londra, allo Shepherd’s Bush Empire. Tra i fissati c’è anche chi vi scrive: chissà che non ne venga fuori un reportage…

top five – arruffoni a Ruffano

20 ago

Alessandra Amoroso – Stupida (Emiliano Pepe remix, featuring La Pina)

E’ ovunque. Nei manifesti sotto i piloni dei ponti nelle superstrade e in quelli nelle stradine di provincia tutte uguali ; è vicino al mare ed in campagna; sull’Adriatico e sullo Ionio; in Provincia di Lecce e in quella di Brindisi. E’ da sola o in compagnia dei dj di fama internazionale e dei musicisti reggae che con frequenza sempre maggiore invadono il Salento nelle settimane di metà agosto. Per me Alessandra Amoroso era solo “quella che ha vinto Amici quest’anno”, e a malapena sapevo fosse pugliese. Poi ho ascoltato questo brano in radio, in un remix che salva un brano dall’anonimato (un anonimato da 180mila copie vendute, sia ben chiaro) caricandolo di una componente r’n’b e drammatica e impreziosito dal cameo de la Pina, voce di punta di Radio Deejay mai abbastanza rimpianta come rapper. E ho capito (almeno in parte) la venerazione per la cantante di Galatina che ha compiuto 23 anni pochi giorni fa.

Camille – Cats and dogs (live)

E’ il momento delle voci femminili. Tra superstar di primo pelo, giovani speranze figlie dei talent show e vecchie glorie che ritornano, ne stiamo sentendo di tutti i colori, sia di pelle che vocali. E dato che ci abboffiamo (con piacere) di grandi interpreti, perché non spendere qualche parola per una strepitosa musicista francese? Prima voce della Nouvelle Vague (band ancora attiva: la loro ragione sociale consta nel prendere pezzi rock e punk del passato e trasformarli in piccole perle di bossanova), lei ha il merito, sempre più raro, di fare tutto da sola: scrive testi e musiche, dispone di almeno 8 timbri vocali diversi (3 o 4 li potete già beccare in questo live). Il suo talento non è ancora noto al grande pubblico. Noi aspettiamo il giusto riconoscimento e nel frattempo ci becchiamo Noemi, Giusy, Susan ed Alessandra.

La Roux – I’m not your toy (live)

Se per Camille il talento è inesploso, qui la situazione è ben diversa. Tenete a mente questo nome, perché sono pronto a scommettere ingenti somme sul potenziale anche commerciale di questo duo di Brixton, il quartiere più pericoloso ed affascinante di Londra. Una volta abituatisi al falsetto di Elly Jackson, (nata l’8 marzo dell’88: una data che è un altro indizio sulle prospettive di icona femminile della Rossa) è fatta: lo starnazzare di La Roux causa dipendenza. Le basi sono ipnotiche; l’efficacia dal vivo, vera incognita di una formazione composta da una duo che si poggia proprio su quel falsetto incomprensibile e sulle tastierine ruffiane di Ben Langmaid (sempre in disparte durante i live) è testimoniata da questa piccola perla realizzata dai ragazzi di Down the Front. Settimana prossima si parlerà più diffusamente della più luminosa stella che l’Inghilterra ha saputo produrre dai tempi della prima (e anche della seconda, non facciamo gli spocchiosi) Amy Winehouse.

Moltheni – che il destino possa riunire ciò che il mare ha separato

Un titolo così altisonante e romantico mette l’ascoltatore nelle condizioni di aspettarsi una poesia e non una semplice canzone. E così è, in effetti. Ma qui le parole non ci sono. Moltheni, cantante “alternativo” apprezzato già da anni dalla nicchia degli appassionati di musica italiana ben distante da quella di Laura Pausini, si diletta una suite strumentale contenuta nel suo ultimo album di studio, “I segreti del corallo”. Pur essendo strumentale e pur non ponendo l’ascoltatore nelle condizioni di poter immaginare con precisione le emozioni che il cantante marchigiano ha voluto comunicare, possiamo tranquillamente affermare che il titolo altisonante è perfetto, anche per un brano senza parole.

Malika Ayane – controvento

Cercando il link del video di “Controvento”, ultimo singolo dell’italo-marocchina Malika Ayane, mi sono imbattuto in una serie interminabile di sue imitazioni architettate dalla Gialappa’s (in questo video Malika arriva addirittura a prendersi in giro da sola: http://www.youtube.com/watch?v=UsqfRIwLGQA). Questo vuol dire che Caterina Caselli ci ha preso ancora una volta e che la Nostra è oggettivamente facile da imitare. Dopo la performance di Sanremo, fatta di inopinati movimenti delle mani, di abiti che hanno fatto discutere e soprattutto di uno stile canoro che definirei padano-vanoniano per l’uso atipico delle vocali, ecco a voi il quarto singolo tratto dal bellissimo album d’esordio, in un brano scritto da Pacifico in cui il “veehnto” non può esimersi dall’essere anch’esso padano-vanoniano.

top five – radio lady gaga

4 ago

Kid Cudi + Common + Kanye West – poke her face

Far ruotare tutta una cinquina su una sola canzone potrebbe sembrare follia, ma questo brano da solo incarna una tal quantità di codici musicali e linguistici che “Poke her face” rappresenta un esperimento di sociologia di cui i compositori certamente non erano consapevoli. Kid Cudi, 25enne rapper americano salito nelle classifiche di tutta Italia grazie a un remix degli italianissimi Crookers, intuisce le incerte doti vocali dell’astro nascente della musica mondiale, Lady Gaga, ne ricava un estratto da un suo live e lo campiona. Sembra una gallina, invece il po-po-po del campionamento di “Poker Face”, hit mondiale (nostro malgrado), diventa un tappeto di goduria anche per Kanye West e Common, due autentici fenomeni del genere, forse gli ultimi fenomeni del rap mondiale. Ora, forse, potremo anche capire cosa voleva dire la parola poke su Facebook: è un gesto di richiamo all’attenzione, solitamente con le dita. Insomma, i rapper invitano il pubblico a mettere le dita negli occhi di Gaga.

Lady Gaga – Paparazzi

E mentre la faccia da poker diventa un feticcio trash-rap, Angelina Germanotta si lancia per la terza volta nelle classifiche di vendita e si lancia dal balcone di un improbabile video diretto niente popò di meno che da Jonas Akerlund, mente creativa tra le più fervide negli anni ’90 (su tutti, “Smack my bitch” dei Prodigy), lanciatosi a sua volta nel mondo di Gaga. Angelina Germanotta è un prodotto di marketing puro, così come la confezione del Magnum Temptation. A partire dal nome di battesimo rapidamente sotterrato, proseguendo con video in cui la voce viene altrettanto rapidamente nascosta da chioma bionda, ancate e ammiccamenti soft-porno. Di musica qui ce n’è poca; c’è il suo produttore, RedOne, che sembra non essere poi così tanto scarso (portare la Germanotta in testa non era impresa facile). Ma insomma, niente a che vedere con il gruppo da cui Gaga ha tratto ispirazione per il suo nome “d’arte”.

Queen – Radio Gaga

Sì: Lady Gaga, sentendosi forse di sangue blu, ha profanato la Regina. Chissà cosa penserebbe Freddie Mercury se ascoltasse “Poker Face”, se potesse osservare le classifiche di vendita della sua Inghilterra, così scleroticamente altalenanti tra capolavori e disastri. Chissà cosa penserebbe se sapesse che una cantante geneticamente modificata porta il nome di uno dei suoi brani più affascinanti, con un video che da solo potrebbe rappresentare un buon manifesto degli anni ’80, pur essendo ricavato da un film degli anni ’20, Metropolis di Fritz Lang. Pubblicata nel 1984, Radio Gaga è il primo singolo dei Queen ad arrivare primo in Italia. Dove Lady Gaga, per fortuna e stranamente, non ci è mai arrivata. E chissà cosa penserebbe Freddie Mercury del nuovo singolo dei Muse…

Muse – United States of Eurasia

…probabilmente penserebbe di aver creato un mostro. Anzi, tanti mostri. I gruppi che hanno candidamente ammesso di aver imparato molto (tutto? Vi ricordate dei The Darkness?) sono tanti. Ma qui il tributo sfocia nella citazione. E se sono i Muse, ovvero una delle band più influenti della storia recente del rock internazionale, a decidere di prostrarsi in modo così evidente, vuol dire che i Queen non hanno perso un briciolo della loro capacità di influenza nonostante siano passati (già) 17 anni dalla morte della Regina Freddie. “United States of Eurasia” è il primo singolo di “The Resistance”, quinto album di studio della band del Devon, prodotto e registrato sul Lago di Como, dove il cantante Matt Bellamy risiede da tempo. Tanto rock, poche GaGate.

Nina Zilli e Giuliano Palma – 50mila

Avendo dedicato sin troppo tempo a una non-cantante, mi sembrava doveroso chiudere questa cinquina con due signore ugole. La prima, femminile, è quella di Nina Zilli, autentica carneade (appena 400 visualizzazioni del suo profilo Myspace – http://www.myspace.com/ninazilli), un timbro che ricorda tantissimo Meg, ma che a orecchie più esperte potrebbe rievocare la sua quasi omonima esule elvetica. La seconda, maschile, è quella di “The King” (è anche la cinquina dei titoli nobiliari), Giuliano Palma, che appare perfettamente a suo agio in brani retrò, pop e contemporaneamente ricercati. Potrebbe essere il tormentone di questo finire d’estate. Sempre che Lady Gaga ce lo consenta.

top five – l’Indie colonizza l’Inghilterra (e non solo)

29 lug

Bloc Party – One more chance

Erano destinati a diventare un gruppo indie come tanti. Come moltissimi aveva fatto il botto con il singolo di lancio, sembrava destinato al solito giro di giostra lungo 12, al massimo 24 mesi, ovvero il ciclo di vita di una marea di band passate fin troppo rapidamente dalle prime pagine dei giornali al dimenticatoio. Ma i Bloc Party di Kele Okereke (per intenderci, il cantante di “Believe” dei Chemical Brothers) hanno deciso di mandar giù un elisir di lunga vita con questa “One more chance”. Il trucco? Abbandonare l’indie in favore di tastiere facili e di un bel quattro quarti. Mistero fitto sul nuovo album lanciato proprio da questo singolo comparso dal nulla. Sarà il canto del cigno o un’altra possibilità, come il profetico titolo del singolo sembra suggerire?

Kings of Leon – Notion

I Followill non ne hanno sbagliata una. I fratelli Caleb, Jared e Nathan e il cuginetto Matthew hanno formato questa band nel 1999 a Nashville, Tennessee, ispirandosi a Leon, nome di battesimo di loro padre e di loro nonno. Sembrerebbe l’incipit della biografia di una setta, ma non è così. A 10 anni esatti dalla loro fondazione, hanno raggiunto l’apice della loro carriera grazie al singolo “Sex on Fire”: primi in Inghilterra, primi negli Stati Uniti, Grammy Award,  citazioni meritorie da parte di Elton John (il quale, almeno una volta l’anno, viene utilizzato dalla stampa per lanciare un nuovo artista da lui fortemente sponsorizzato: io mi adeguo al clichè). Alla terza hit da “Only by the Night”, quarto album che li ha resi star internazionali, e al nono singolo consecutivo finito in classifica, parlare di una band indie è un po’ come dire che Cassano è un giovane di belle speranze.

Kasabian – Where did all love go?

A proposito di band indie di successo (un piacevole ma fin troppo ricorrente ossimoro), ecco a voi I Kasabian. Già finiti in una precedente cinquina con la loro “Fire”, tornano con un pezzo molto orecchiabile, molto più pop che brit-pop e con più di un tocco di psichedelia. E’ proprio questo nuovo approccio alla forma canzone ad interessare di più: in fondo il mondo non ha bisogno di cloni degli Oasis (i quali, di loro, non sono mai stati originali). Nota di redazione: se vi chiedete perché il loro album si chiama “West ryder Pauper Lunatic Asylum” è perché la ridente città di Menston, a due passi da Leeds, ha ospitato per due secoli (fino al 2003) il “West riding pauper Lunatic Asylum”, un manicomio. Il “rider”, dunque, è colui che utilizza con piacere i servizi offerti dal centro psichiatrico. Va bene la ricerca del tocco psichedelico, ma non sarebbe stato più comodo chiamare un album “siamo pazzi?”

Arctic Monkeys – Crying Lightning

Con tutto il rispetto dovuto e meritato per le tre band succitate, loro sono meglio. Più giovani di me, talentuosi da far impressione (vi pare usuale che Alex Turner, frontman e cantante classe ‘86, si è già concesso il lusso di costruirsi un side project, i Last Shadow Puppets, le cui esibizioni dal vivo prevedevano un’orchestra con 70 elementi?), cool, abbastanza paraculi, inarrivabili dal punto di vista creativo. Vi invito a guardarvi l’artwork del singolo: io non ci ho capito niente, ma è sicuramente geniale: si dice così per i film di David Lynch, faremo così anche per le Scimmie. Il loro terzo album, Humbug, esce ad agosto. Ed esce prima in Giappone, poi in Europa. E’ prodotto da Josh Homme dei Queens of Stone Age, un altro genio, un altro pazzo. Alex Turner finirà spesso su Barilive, me lo sento.

Radiohead – Creep

Questa cinquina sul (finto) indie-rock si conclude con chi ha sdoganato questo (finto) genere musicale, oltre a dare la luce a nuove (vere) sperimentazioni con le chitarre e con l’elettronica. E anche con l’economia (qualcuno si ricorda com’è stato distribuito il loro ultimo album, “In rainbows”? Scaricabile legalmente dal web, il prezzo era stabilito a monte dall’utente, che poteva decidere anche di non pagarlo. Morale: hanno guadagnato come mai avevano fatto; l’Italia è stata la nazione più generosa). Quando ancora non smanettavano con veri miti e finti generi musicali, la band di Oxford faceva rock, un po’ come tutti gli illustri compagni di Top Five. Il ritornello di “Creep”, pur avendo più di 15 anni di vita, fa ancora venire i brividi. Veri.

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