striscia di gas

7 Gen

Mi avevano detto (avevo letto su un manuale di sociologia politica durante la tesi) che da qualche anno si era affermata una nuova dottrina economica, il cosiddetto neoliberismo.

Il neoliberismo si poggia sul concetto di globalizzazione, che rendendo debolissimi i confini territoriali tra mercati estende teoricamente all’infinito il potenziale esprimibile da qualsiasi realtà produttiva. Di fatto, qualsiasi azienda può vendere qualsiasi prodotto in qualsiasi parte del mondo.

Il neoliberismo ha quindi trasformato la globalizzazione in globalismo: da fenomeno a dottrina, da movente del cambiamento a metodologia di controllo e gestione. Il globalismo è di fatto una teoria macroeconomica che sottolinea, a ragione, il ribaltamento di uno storico rapporto tra politica ed economia.

Se prima del globalismo la politica controllava l’economia, con l’avvento del globalismo e del neoliberismo è l’economia a influenzare in modo deciso e decisivo le politiche dei singoli Stati così come i rapporti tra paesi.

Orbene, sono ben lieto di annunciarvi che finalmente siamo ritornati alle buone, vecchie, sane abitudini: oggi regna la politica.

Ora si inizia una guerra per vincere le elezioni. Non so come ci si possa sentire con dei razzi puntati tutti i giorni sul proprio culo, quindi non mi esprimo in modo definitivo sulla guerra nella striscia di Gaza. Di sicuro, a chi vi dice che Israele ha attaccato per autodifendersi, potete rispondere con le parole di Barak (non Obama, ma il ministro della difesa israeliano):

“l’esercito è stato addestrato per un anno e mezzo.”

Insomma, non proprio una ritorsione improvvisata. E così, la divina TzipiLivni, politica sensazionale e per cui nutro profondo rispetto ed ammirazione, ha preso un brutto scivolone almeno dal punto di vista morale, dato che i sondaggi la vedevano in svantaggio contro suo avversario alle prossime elezioni (il falco, guerrafondaio Netanyahu) e così ha dovuto attaccare e far morti per non perdere il consenso.

Se pensate che dietro le “scaramucce” (l’Europa al freddo) tra Russia ed Ucraina ci siano i soldi, vi sbagliate alla grande. E’ che l’Ucraina è ancora divisa tra chi tende ad Occidente e chi invece ha nostalgia della casa madre, la quale ha sicuramente nostalgia di Kiev e prova a tenerla stretta a sè, anche troppo. La guerra fredda si gioca anche con il gas.

Per non parlare dello Stato che salva le banche, lo Stato che paga 300 milioni di euro a nome proprio per salvare una compagnia aerea privata, e poi con un magheggio riesce a far pagare quella cifra ai cittadini (tecnicamente: fare il ricchione con il culo degli altri).

Insomma, ora mi sento meglio. Ora che l’economia non c’entra più niente con la politica.

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