Archivio | agosto, 2019

Fotografia del 7 agosto 2019 – Cortisolo

7 Ago

Cosa ho fatto in questa stagione? Ho trovato un modo per raccontarvelo in una frase: ho provato a ridurre il cortisolo.

Il cortisolo è l’ormone che le ghiandole surrenali producono quando gli esseri umani si trovano in una situazione di stress, e serve a dare al corpo quel genere di risposte psico-fisiche necessarie ad affrontarlo. La produzione di cortisolo segue, in teoria, i normali bioritmi: al mattino la produzione è maggiore, perché si è più riposati e il ciclo vitale prevede un maggiore impegno da parte dell’organismo. Di sera questa produzione dovrebbe calare, perché il corpo ha bisogno di riposo e le fonti di stress dovrebbero essere state allontanate. Quando questo ciclo naturale viene interrotto, iniziano i problemi: difficoltà a trovare sonno, ipertensione, rischi cardiovascolari, produzione di adrenalina in contesti e in momenti in cui bisognerebbe invece essere rilassati.

Ora che posso guardare gli ultimi 11 mesi sotto forma di bilancio complessivo e non di vita quotidiana, posso dire che avevo involontariamente individuato un filo rosso nelle mie scelte: eliminare qualsiasi forma di stress non richiesto. È una sfida complicatissima, con battaglie vinte e perse tutti i giorni. Non ho una vita banale, non ho un lavoro banale: convivere con lo stress è per buona parte delle mie giornate un obbligo, non una scelta. Per questo motivo è assolutamente fondamentale lavorare su tutto ciò che c’è attorno all’obbligatorio. Lì il cortisolo, banalmente, ci deve essere il meno possibile.

Cosa ho fatto e sto provando a fare? Moltissime cose. Provo a elencarvele, sperando che l’elenco non risulti ansiogeno e risulti di per sé un produttore di cortisolo per chi sta leggendo. Sarebbe veramente un effetto indesiderato. Prima di soffermarmi nell’elenco, perciò, dico due cose: 1. è un aggiustamento lunghissimo e progressivo, in cui bisogna assolutamente evitare la ricerca della perfezione e in cui bisogna essere straordinariamente tolleranti nei confronti degli errori, quelli degli altri ma soprattutto dei propri. Il perfezionismo è probabilmente una delle fonti più naturali di cortisolo. 2. Ognuno ha la sua strada: io racconto la mia senza l’ambizione di essere seguito, ma soprattutto per condividere un’esperienza che, alla fine dei conti, posso definire positiva.

a. Il lavoro sulle emozioni

Quest’anno mi è capitata una quantità di imprevisti legati alla mia vita privata che mi potrebbero bastare per tutta la vita. Alcuni molto brutti, alcuni molto belli. Ho lungamente riflettuto su quello che è successo, anche perché non ho mai amato attribuire tutte le responsabilità dei meriti a me stesso e dei demeriti agli altri. C’è sempre qualche mio errore nelle cose che non funzionano e, ancora più indiscutibile, c’è sempre una grande parte di merito negli altri nelle cose che funzionano (adottare questo approccio, di per sé, mi fa calare la produzione di cortisolo).

Da queste esperienze ho capito quanto fosse impreciso il mio rapporto con le emozioni, e quanto ci dovessi lavorare ancora. L’errore principale che facevo, e che in buona misura continuo a fare, è l’aver tagliato (forse è più corretto dire ‘evitato’) i picchi emotivi molto alti e molto bassi. Ho ancora diversi problemi con la gioia pura e il dolore puro e la mia tendenza a essere una persona calma non sempre è un elemento positivo, ma spesso è un atteggiamento di fuga proprio da quei picchi. Smusso non solo perché sono una persona resistente, ma anche per sbrigarmela prima. Me ne sono reso conto negli ultimi tempi, e scoprire che uno dei tuoi maggiori pregi è in realtà uno dei tuoi peggiori difetti (potenzialmente) è destabilizzante, ma averlo capito è liberatorio e poterci lavorare ancora di più. Ho capito di aver lungamente sbagliato da questo punto di vista, ho capito che la marcia sarà lunga, che scivolerò, inciamperò, avrò paura. E poi ancora. Ma ho capito che non si può vivere bene tagliando selettivamente i due estremi di questa curva.

L’ingresso di Isabella nella mia vita (l’imprevisto più bello che mi potesse capitare) mi sta molto aiutando a comprendere cosa mi sono perso, cosa ho sbagliato, e quanto sia bello, complesso ma assolutamente sano non avere paura delle estremità, dei colori, della pienezza.

b. Il lavoro sullo stress nudo e crudo

Qualche mese fa mi sono iscritto alla newsletter di Medium, la quale insegue i lettori e dà suggerimenti sulla base degli articoli letti il giorno prima. Col tempo mi sono facilmente reso conto che le mie letture ruotavano attorno a tre argomenti: self-improvement, produttività, antropologia nell’accezione più larga del termine (da come Twitter cambia le nostre vite ai racconti di persone affette da patologie invalidanti, saltando qui e là alla ricerca di storie personali che mi dessero ispirazione). La newsletter gratuita di Medium fa però leggere un numero limitato di articoli e quindi, alla fine, dopo lunghi pensieri (che riassumerei più o meno così: ha senso spendere soldi per avere qualcosa in più da leggere, dato che non ho il tempo di leggere tutto?) mi sono abbonato al servizio di lettura illimitata degli articoli.

Spero di non offendere nessuno se dico che questi 50 dollari l’anno, di cui godo saltuariamente – perché, per l’appunto, non riesco a leggere la newsletter tutti i giorni – mi stanno facendo risparmiare sullo psicanalista (da cui comunque, prima o poi, andrò). Una cosa che ho letto in uno di questi articoli, che magari a voi potrà sembrare banale ma che per la qualità della mia vita sta avendo un valore nettamente superiore al costo dell’abbonamento, è cosa fare quando lo stress arriva al punto di buttare per aria la razionalità. Non so cosa succede a voi quando il cortisolo comanda al posto vostro: a me succede che mi si blocca la capacità di prendere decisioni. Non so su che cliente lavorare, a quale mail rispondere, quale priorità è davvero tale. Questo articolo suggeriva di alzarsi dalla sedia, prendersi dieci minuti e ragionare su un punto specifico: qual è l’origine dell’innesco? Qual è la cosa che ti fa stressare di più tra quelle che ti hanno fatto stressare? Una volta focalizzata, affronta prima quella, solo quella, e ignora tutto il resto. Chiusa la valvola, le cose miglioreranno automaticamente. A me sta funzionando esattamente così.

c. Imparare a litigare

Se non avessi usato la frase sul cortisolo avrei riassunto la stagione 2018-2019 così: “ho imparato a litigare”. Apparentemente questa frase è foriera di disastri, ma è assolutamente vero il contrario: basta cambiare il punto d’osservazione. Un altro mio grande difetto (su cui in verità ho fatto molti progressi, anche a causa di ciò che di bello e di brutto mi è successo) è la tendenza a zittirmi quando sono incazzato, e soprattutto a zittirmi con la persona che mi ha fatto incazzare. Ho sempre puntato sul tempo che cura le ferite, e a volte ha funzionato, ma col tempo ho anche scoperto che le ferite non curate lasciano cicatrici e sedimenti, e la cura attraverso il tempo che passa è dunque insufficiente. Mettendo insieme i primi due punti di questo elenco sono giunto alla conclusione più naturale. Una persona ti ha fatto incazzare? Diglielo. Una persona ha fatto una cosa figa? Diglielo uguale. Vuoi bene a una persona e non glielo dici mai? Diglielo uguale. Sei deluso da qualche specifico comportamento? Esternalo. C’è qualcosa che lavora dentro di te e che ti mangia energie che potresti spendere più proficuamente per altro? Parla, scrivi, urla, litiga. Sputa fuori. Questo cambio di atteggiamento porta inevitabilmente a nuovi tipi di stress: manifestare il tuo disappunto a qualcuno può generare una reazione uguale e contraria (se non peggiore). Ma buttare fuori le proprie emozioni negative invece che tenersele in pancia fa produrre molto meno cortisolo rispetto alla gestione di un litigio, chiaramente a condizione che si sappia come litigare. Non so se sono ancora bravo (e il più delle volte mi annoio a farlo), ma penso che litigare bene consista (in sintesi) nel dirsi la verità, non considerare il tuo interlocutore più scemo di te, non pensare che l’altro non possa capire, andare alla ricerca dei punti di unione quando la lite sta allargando troppo le distanze invece di cercare l’escalation, riconoscere le ragioni nei punti degli altri. È faticoso, certo. Ma se si diventa bravi, assomiglia più a un ballo che una lotta.

d. Eccitanti e tranquillanti

Dopo tanta filosofia, una scoperta super-pratica: la curva del cortisolo si può manovrare (per periodi relativamente brevi di tempo) aiutandosi un po’. Cannabis legale quando c’è troppa carne al fuoco, té o Red Bull quando c’è bisogno di far tardi o combattere contro il sonno. Lavoro di più, lavoro meglio. L’importante, come sempre, è non esagerare (ed ecco la zampata del team anziani) e non pensare di essere invincibili. Il corpo lancia segnali inequivocabili e quando lo fa bisogna fermare tutto, e subito.

e. L’eterna lotta tra lo scrivere e il leggere

Questo è un punto su cui sono ancora poco lucido, soprattutto quando sono stanco. So che se non studio sono fottuto, so che se non scrivo sono fottuto uguale. Se non studio sono fottuto perché il mondo va veloce, se non scrivo sono fottuto uguale perché la scrittura è una delle forme più efficaci di liberazione delle tossine e di organizzazione del pensiero. Troppo spesso indugio in modo esclusivo in una delle due modalità, e quando lo faccio mi manca moltissimo l’altra. Trovare un compromesso sarà una delle sfide più urgenti e complicate della prossima stagione.

f. Il sonno, il miglior amico dell’uomo

Per finire: c’è qualcosa di più potente della lettura, della scrittura, dell’abbonamento a Medium, dell’esplorazione dei picchi emotivi, dello sputare fuori ciò che fa girare a vuoto, della ricerca del trigger che paralizza quando si è troppo stressati, del litigare con costrutto, dell’alcol, dei videogiochi, di Netflix, della tv, del divano, degli amici: è il sonno. Non conosco nessun altro stabilizzatore dell’umore altrettanto potente. Ho concluso volontariamente giornate complicate andando a dormire alle 21 e il giorno dopo ero come nuovo. When in trouble, go to bed. Non prima di aver fatto il possibile per ridurre il cortisolo in eccesso, naturalmente, altrimenti col cazzo che si dorme.

La stagione 2018-2019 è finita. Sto meglio di prima. Per certi versi molto meglio. E questa, alla fine, è l’unica cosa che conta. Ci saranno giornate faticose, difficili, di merda. Sbaglierò, non farò nulla delle cose che ho appena detto di aver imparato, gestirò male le emozioni, starò zitto invece di parlare, non scriverò, non leggerò. Ma ora so meglio cosa sbaglio, so meglio dove devo migliorare, so meglio dove andare a cercare le informazioni per continuare a lavorare su me stesso, so meglio cosa è importante e cosa no. Sono pronto a sbagliare producendo sempre meno cortisolo rispetto a prima. Buona estate.

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