Archivio | giugno, 2016

Hanno perso il senso dell’umorismo

29 Giu

I terroristi in fondo sono solo persone che hanno dimenticato di essere stati bambini un giorno e che hanno perso il senso dell’umorismo.

(Luz, Charlie Hebdo)

Ti fermi e ti accorgi

28 Giu

Tu sali sul palco, hai dinnanzi, come ce le ho avute, piazze piene di gente. È un po’ una sceneggiata, un atto teatrale: i saluti, la presentazione, gli evviva, le bandiere. Tutto questo, però, è come l’involucro. Poi comincia una cosa molto più difficile e profonda: tu che stai là sopra riuscirai a comunicare veramente? Lo scopri solo se c’è un momento, del comizio, del tuo discorso, in cui senti che ti puoi fermare, senza nemmeno finire la frase. Ti fermi e ti accorgi che la piazza non si muove perché aspetta il seguito della tua frase. Se in quel momento ti accorgi che ti puoi fermare, bere un bicchiere d’acqua, soffiarti il naso o non fare nulla, e la piazza sta ferma a sentire, allora vuol dire che si è creato un filo, una comunicazione, un legame, tanto forte quanto impalpabile, tra te e le persone.

(Pietro Ingrao)

C’è un tempo

22 Giu

Perché c’è un tempo per viaggiare e un tempo per costruire, un tempo per scappare e un tempo per guarire, un tempo per capire, lunghissimo, un tempo per spiegare, un tempo per perdonare e un tempo per perdere tempo.

(Lella Costa)

Fotografia del 20 giugno 2016 – Non mi diverto più

20 Giu

“Pensavo a sta cosa: io sono 10 anni che arbitro e pensavo di essere un professionista nel prendere merda e non portarla mai sul personale. Poi ho incontrato te e il tuo lavoro, e mi chiedo davvero come resisti, altro che lo stress fisico di stare in tre posti diversi nello stesso giorno, tutti i giorni. Posso capire, perché lo abbiamo in comune, cosa vuol dire prendersi insulti per qualsiasi cosa ma non esistere se le cose vanno bene.. Tanta stima e tanto affetto per te, avanzi una serata di puro svago da ‘ste parti”

Me l’ha scritto questa mattina un mio amico che vive a Bologna.
Vi racconta molto bene cosa vuol dire fare comunicazione politica in Italia nel 2016: gestire continue crisi di comunicazione dalle 7 del mattino alle 9 di sera (quando va bene), tutti i giorni, festivi inclusi, con il tuo cliente che fa parte della categoria più insultata e detestata in Italia (e con te che di riflesso ti becchi una parte degli insulti e della disistima per il solo fatto di far parte di quel mondo).

Per accettare di fare una vita del genere servono (almeno per me) alcune condizioni irrinunciabili: passione, condivisione di una visione politica di massima, organizzazione scientifica del lavoro, unità di intenti.

In questi anni queste precondizioni stanno diventando sempre più rare da trovare. Per questo la mia testa, a un certo punto di questa campagna elettorale, ha fatto clic. Mi conosco: resisto resisto resisto, ho grande pazienza, provo a essere di gomma. Ma quando arrivo a fine corsa, la testa fa clic e non si torna più indietro. Durante queste elezioni è successo, ho superato quel punto di non ritorno. E sono arrivato a questa conclusione che in realtà mi ronzava in testa già da qualche tempo: la verità è che non mi diverto più a fare le campagne elettorali.

Faccio sempre più fatica a sopportare tante cose che fino a oggi sono riuscito a sopportare.

Faccio fatica a essere chiamato per risolvere problemi creati altrove, e spesso non più risolvibili quando siamo chiamati a risolverli.
Faccio fatica a confrontarmi con budget di campagne elettorali sempre più risicati, perché la crisi della politica diventa anche l’inseguimento a vedere chi spende di più (con il sottinteso che chi spende di più è necessariamente una persona più losca di chi spende di meno e quindi chi investe soldi per una consulenza professionale di comunicazione ha per forza qualcosa da nascondere).
Faccio fatica a ritrovarmi a fare la foglia di fico di problemi politici più grandi di noi.
Faccio fatica ad avere a che fare con strutture organizzative sempre più difficile da mettere e tenere insieme.
Faccio fatica a giustificare il comportamento di pezzi di mondo che dovrebbero stare insieme e che invece non marciano nella stessa direzione, si fanno i dispetti, litigano in pubblico invece che discutere in privato.
Faccio fatica a leggere sistematiche inesattezze sui giornali, figlie di sciatteria o di passaggi di veline.
Faccio fatica a dover fare cose sempre più lontane dalle mie slide, da ciò che studio e che continuo a pensare sia corretto fare.
Faccio fatica a dover rispondere di decisioni strategiche non prese da me.

L’elenco, ve lo garantisco, potrebbe durare all’infinito. Ma sarebbe irrispettoso.

So per certo che qualcosa adesso cambierà. Non so ancora dirvi come e quanto, ma cambierà. Non ho più voglia di restare aggrappato a questa baracca a tutti i costi. Non mi spaventano novità radicali. È che proprio ci sono cose che vorrei non dover rivivere per molte altre volte nella mia vita. È presto per fare bilanci definitivi, non si tratta di prendere decisioni in solitudine ma all’interno di un’azienda. Soprattutto, si tratta di decisioni da non prendere a caldo. Ma devo dare voce e ascolto a quel clic nella mia testa.

Comunque andrà, voglio difendere un principio, lo stesso principio che mi ha spinto a iniziare a fare questo lavoro: o ci si diverte o quel flusso ininterrotto di problemi di comunicazione da risolvere per conto della categoria più squalificata d’Italia diventa davvero insostenibile anche dalla persona più appassionata della Terra.

Chiuditi nel tuo giardino

16 Giu

Epicuro: Vivi nascosto. Significa: pratica l’exchoresis, il ritirarsi dagli affari della città e dalla concitazione comune; chiuditi nel tuo giardino per dedicarti ai piaceri semplici e naturali con pochi amici scelti; rifiuta l’ostentazione del lusso e il trionfo del volgare.

(Pierre Zaoui)

E questo ci consola

15 Giu

Siamo bestie e questo ci consola.

(Joyce Carol Oates)

È peggio di un crimine

13 Giu

È peggio di un crimine, è un errore.

(Charles Maurice de Talleyrand-Périgord)