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Impressioni che non dureranno

13 Giu

Abbiamo costruito un sistema che ci persuade a spendere il denaro che non abbiamo in cose che non necessitiamo per creare impressioni che non dureranno su persone che non ci interessano.

(Emile H. Gauvreay)

Fotografia del 31 maggio 2017 – Ne riparliamo a settembre

31 Mag

Oggi ho mandato la prima mail in cui mi pongo interrogativi quasi esistenziali (cose di lavoro, niente di serio) che possono avere risposta solo con l’estate.
Una settimana fa ho mandato una mail in cui mi chiedevo cosa potessi fare di utile per un’attività che si svolgerà nel 2019.

Quando succedono queste cose vuol dire che la mia testa ha scollinato, che sono già con i piedi dentro l’estate.

E l’estate per me vuol dire da sempre una cosa sola: pensare. Farsi delle domande. Cercare delle risposte. Andare al mare e riflettere su cose difficili mentre sto entrando in acqua. Quest’anno ho scollinato prima, anche grazie alla scelta di non fare campagne elettorali (non so se abbiamo fatto bene o male, vi do un segnale debole: un sacco di gente mi ha detto ‘hai la faccia rilassata’).

Per tutte queste ragioni il mio bilancio di fine stagione, quest’anno, arriva due mesi prima delle vacanze, un po’ come la mia Sampdoria che si è salvata troppo in anticipo. So già cosa scriverei fra due mesi, quindi lo scrivo ora. E fra due mesi magari scriverò qualcosa di più intelligente.

Non è stato un anno semplice, devo dire la verità. E dovevo aspettarmelo. Avevo pianificato almeno un anno di silenziosa e faticosa transizione. L’ho voluto, lo sto avendo. Le transizioni silenziose sono faticose, certe volte sono faticose per davvero. “Citte e camine”, si dice a Bari. Zitto e pedala, si direbbe altrove. Stare in quarta fila è giusto ma non sempre è divertente, specie per chi è abituato al palco. Le transizioni sono faticose soprattutto perché sono lunghe. Lente. Le transizioni non sono propriamente fisiologiche per uno che di mestiere corre, si mangia le parole, deve fare una fatica immensa per andare piano.

Mi sono imposto un movimento anaerobico, che va contro l’istinto, contro ciò che i muscoli mi dicono di fare. Ma penso di aver fatto bene ad ascoltare il me razionale che diceva di non ascoltare il me irrazionale (ammesso che esista). Rifiatare era necessario. Dovevo mettere fieno in cascina. Devo finire dei percorsi di consolidamento prima di tutto economico per liberare RAM nel cervello. Spaccare la legna.

Dobbiamo, io e il gruppo di persone con cui condivido le mie giornate lavorative, capire se il nostro processo di crescita è corretto, è acerbo, se stiamo andando nella direzione giusta. Ascoltare. Ascoltarsi.

Voglio emanciparmi, non so neanche bene da cosa, quello rimane l’obiettivo principale. Ma ho capito che la libertà è sorella della disciplina, anche se un’invitante letteratura ti direbbe il contrario. Sudare.

La transizione durerà ancora un anno almeno. Io devo finire il mio percorso, noi dobbiamo continuare a pedalare. Ma nel frattempo il mio cervello sta uscendo dall’anno dell’autopurgatorio e mi sta chiedendo uno scatto in avanti. Mi sta chiedendo di avere già le idee chiare in vista dell’estate del 2018. Mi sta chiedendo di passare il prossimo anno più o meno con la stessa incoscienza che hai quando sei al quinto liceo.

Ecco la novità principale tra l’estate che verrà e le precedenti. Ho chiuso gli ultimi 4-5 anni a dire a me stesso: fa’ che l’anno prossimo sia come quello che è appena finito. Non voglio di più. Continua così. Al massimo riposati. Quest’anno è diverso. Quest’anno è come quando lessi l’autobiografia di Hitchens in pieno agosto. Quest’anno devo capire cosa posso fare in più (lato positivo) o cosa mi manca (lato negativo).

Voglio capire cosa mi farebbe sentire ancora più realizzato.
Voglio capire a chi e a cosa potrei essere utile.
Voglio capire come spendere il mio poco tempo libero. Se è giusto cazzeggiare ancora di più perché lavoro già troppo, o se ha senso svegliarsi alle 5 di mattina per scrivere, o fare delle rinunce di tempo libero per qualcosa a cui tengo e che ho messo da parte, o se ha senso ricominciare a bere il caffè, se ha senso ricominciare a viaggiare come quando ero fuori di casa 100 giorni l’anno (no, quest’ultima direi di no).
Voglio capire se devo fare benissimo poche cose o se farne bene un po’ di più.
Voglio capire dove voglio essere fra 10 anni.
Voglio capire se la libertà è dove la sto cercando io, o se mi sono perso, o se sto proprio sbagliando strada.

Sto leggendo di più.
Sto pensando di più.
Sono meno sicuro delle mie cose.
Riconosco i segnali che il mio cervello fin troppo produttivo mi sta lanciando.

Non ho uno schema di lavoro fisso – infatti il titolo del post dice appunto che mi do del tempo per venirne a capo.

Ma mai come in quest’estate: se pensate di volermi dare dei consigli, o dei cazziatoni, o dei punti di vista, è il momento di farlo.
Se pensate di volermi coinvolgere in qualcosa che preveda un contributo intellettuale (su quello fisico sono abbastanza deficitario), che possa dare un valore aggiunto a chi lo propone e che mi possa far divertire, superate l’idea di “tanto Dino è sempre impegnato” e bussate alla porta.
Se pensate che ci sia qualcosa di nuovo su cui spremere le meningi, mi metto volentieri alla prova.

Per tutto il resto provo a venirne a capo da solo. Con i libri, con il silenzio. Con la solitudine. Con la notte, la mia migliore amica.

p.s. ripensandoci c’è una novità grande, una conquista se volete, che separa luglio 2016 da luglio 2017: ho imparato a vivere alla giornata. Ho imparato a svegliarmi alle 6.45 ogni mattina senza avere uno spartito pronto. Senza sapere cosa succederà, cosa mangerò, chi vedrò, quando partirò. Ho imparato a farlo perché il mondo attorno a me va tutto così. Sembra l’unica regola di vita possibile. Bene, ora che ho imparato sono ancora più certo di quello che pensavo prima: ora che lo so fare, non vedo l’ora di poter fare a meno di vivere alla giornata. Le transizioni servono anche a questo: ad avere la forza per poter volare. Un giorno.

Ma il suo frutto

10 Gen

La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.

(Jean-Jacques Rousseau)

I miei singoli preferiti del 2016 – Posizioni dalla 10 alla 1

31 Dic

Alcune raccomandazioni di lettura:

1. La prima parte della classifica, con le posizioni dalla 20 alla 11, è qui.
2. Ho composto una playlist Spotify con la selezione dei 20 singoli. La trovate qui.
3. Ieri ho pubblicato anche una classifica dei miei 10 singoli dance preferiti di quest’anno. La trovate qui.
4. I criteri di “eleggibilità” che hanno guidato la creazione di questa classifica sono semplici quanto inderogabili: devono essere singoli e devono essere stati pubblicati nel 2016. Canzoni uscite prima e diventate famose quest’anno, o canzoni bellissime ma non pubblicate come singoli non sono state selezionate. Ho inserito un altro criterio, certamente più discutibile: non più di un singolo per artista entra in classifica (anche perché non è una classifica eccessivamente lunga).

Buon ascolto :)

10. Solange – Cranes In The Sky

Scelta perché: perché è la canzone più elegante dell’anno con uno dei video più eleganti degli ultimi tempi. E perché [SPOILER] mi divertiva avere due sorelle nella top 10 con due singoli diversi. [SPOILER] Sua sorella è alla posizione 3 di questa classifica.

 

9. BADBADNOTGOOD feat. Charlotte Day Wilson – In Your Eyes

Scelta perché: per il gusto di farvi fare un esperimento. Qui vi mostro una versione dal vivo del singolo. Press play. Chiudete gli occhi e ascoltate il brano e soprattutto la voce di Charlotte Day Wilson. Provate a immaginare com’è fatta. Arrivate fino alla fine del primo ritornello. Poi aprite gli occhi. Ditemi quanto ci siete andati vicino. Io non ci avevo capito niente. Qui trovate la versione di studio che è ancora più bella (ma che non mi avrebbe permesso di fare l’esperimento).

 

8. AURORA – Warrior

Scelta perché: perché è stato il primo singolo davvero folgorante del 2016. Perché è stata in testa a questa classifica per almeno i primi sei mesi dell’anno.

 

7. Frank Ocean – Pink+White

Scelta perché: perché un pezzo già meraviglioso può vantare una corista di assoluta eccezione. [SPOILER] La corista è la sorella della cantante alla posizione numero 10 e la ritroverete alla posizione numero 3.

 

6. Radiohead – Daydreaming

Scelta perché: per ricordare a me stesso che continuo a non capire una mazza di musica dato che ho deciso di inserire questo singolo in classifica non più tardi di un mese fa dopo averlo snobbato per i precedenti sette.

 

5. Blood Orange – Best To You

Scelta perché: per il bridge [minuto 2.10 circa] cantato da Empress Of che credo sia il più potente antidepressivo messo in commercio nel 2016 per la parte musicale, e uno dei testi più tristi di sempre per la parte autoriale. In ogni caso 30 secondi indimenticabili.

 

4. Jorja Smith – Blue Lights

Scelta perché: perché è la voce più bella del 2017. (no, non è un refuso)

 

3. Beyoncé feat. Kendrick Lamar – Freedom

Scelta perché: per un tributo globale alla definitiva trasformazione da cantante pop in intellettuale, favorito anche da questo singolo, uno dei lasciti musicali del 2016 che meno sconterà l’usura del tempo.

 

2. Kanye West feat. Rihanna – Famous

Scelta perché: perché è un capolavoro inutilmente rovinato da un video ufficiale per me assolutamente incomprensibile. E infatti vi mostro il video non ufficiale, perfetto sia per situazionismo sia per durata (ed è stato girato anche in Italia).

 

1. Christine and The Queens – Tilted

Scelta perché: perché, banalmente, è la canzone che più ho ascoltato negli ultimi cinque anni. (se siete rincoglioniti come me all’esposizione a questo singolo vi suggerisco la sua versione in francese di questo singolo, ancora più bella ma risalente al 2014. La trovate qui.)

I miei 10 singoli dance preferiti del 2016

30 Dic

Alcune raccomandazioni di lettura:

1. Ho composto anche una classifica con i miei 20 singoli preferiti del 2016. La prima parte della classifica, con le posizioni dalla 20 alla 11, è qui. La seconda parte, con le posizioni dalla 10 alla 1, sarà pubblicata sabato 31 dicembre. La linkerò anche qui quando sarà disponibile.
2. I criteri di “eleggibilità” che hanno guidato la creazione di questa classifica sono semplici quanto inderogabili: devono essere singoli e devono essere stati pubblicati nel 2016. Canzoni uscite prima e diventate famose quest’anno, o canzoni bellissime ma non pubblicate come singoli non sono state selezionate. Ho inserito un altro criterio, certamente più discutibile: non più di un singolo per artista entra in classifica (anche perché non è una classifica eccessivamente lunga).

Buon ballo!

10. Kiwi – Shiba Inu

 

9. CamelPhat – Trip

 

8. Luttrell – Stormwatcher

 

7. offaiah – Trouble

 

6. Rudimental – Healing

 

5. Eats Everything – Big Discs

 

4. Karma Kid – Man Of The Year

 

3. Skream – You Know, Right

 

2. Lapsley – Operator (Dj Koze Remix)

 

1. Kolsch – Grey

Fotografia del 29 dicembre 2016 – Verso un 2017 sott’acqua

29 Dic

Il 2016 è stato un anno brutto.
Per quasi tutti, credo, in modo diverso, per motivi diversi.
Si può dunque archiviare come un anno brutto e dunque si può non indugiare troppo nei ragionamenti. Almeno, questo è il mio istinto. Si è già pensato abbastanza.

E allora metto un punto.
Anzi, una frase. Di una delle mie canzoni preferite della mia cantante preferita dell’ultimo anno (e forse qualcosa di più). Una frase che ho ascoltato decine di volte senza conoscerne il significato, non avendo la minima consapevolezza del francese.

Pour que l’orage s’annonce…

C’erano tutti i presupposti perché il 2016 fosse un anno globalmente complicato, e così è stato. Allo stesso tempo posso guardare indietro con un certo livello di soddisfazione.

Il primo e principale traguardo è che mi trovo molto lontano da dove ero dodici mesi fa. Non so ancora dirvi con certezza se sono più in alto o più in basso, più avanti o più indietro. Ma sento di aver camminato molto.

La mia strada si chiama emancipazione. Dalle cose, dalle persone, dalle dipendenze, dall’orgoglio, dalla retorica, dai soldi, dal potere, dal successo. È la strada più bella del mondo ed è anche la più tortuosa. E nonostante tutto quello che di meraviglioso ho vissuto negli ultimi anni, tutto quello che mi avrebbe potuto suggerire di lasciar perdere e di starmene bello comodo, quella strada resta ancora oggi la mia unica e principale ragione di impegno.

C’è a mio avviso un solo modo per affrontare questa strada: accettare la solitudine come condizione di vita inevitabile. Anzi, di più: andare a cercarsi quella solitudine come forma di perfezionamento di se stessi.

Il mio amico Michele ha iniziato a fare apnea qualche anno fa. Partito da zero, ora sogna i campionati europei. È una passione che non ho mai capito davvero, anche perché mio padre sognava di farmi fare pesca subacquea insieme a lui quando ero bambino. Io però l’ho deluso: ogni volta che provavo a immergermi sentivo le orecchie che mi esplodevano. Qualche giorno fa Michele mi ha raccontato i suoi progressi e gli ho chiesto: “ma se ti qualifichi agli Europei posso venire in piscina a fare il tifo per te?” e lui mi ha detto: “certo che puoi venire, ma sappi che noi in acqua non sentiamo nulla”. Fare apnea vuol dire iniziare a nuotare senza mettere mai la testa fuori per respirare e farlo per la massima distanza possibile. Significa non sbagliare la respirazione, non esagerare all’inizio, resistere oltre i propri limiti fino alla fine, significa trovare un equilibrio perfetto tra resistenza e spinta. Significa conoscersi così profondamente da non essere mai traditi da se stessi. E non essere mai traditi da se stessi è davvero, davvero difficile.

Pochi giorni prima di questa conversazione avevo trovato un altro brano di un’altra cantante che mi piace tanto, che sin dal titolo mi pareva la perfetta chiusura del cerchio.

And it’s safe to say the storms gone away
And I’m dancing on the morning after

Ci sono tanti sforzi che non sono premiati dagli applausi.
Quotidiani, dolorosi, ripetitivi, noiosi.
Spesso sono quegli sforzi a farti fare le cose migliori. A farle sembrare semplici. È la più rigorosa disciplina individuale a renderti una persona utile anche agli altri.

Non ci sono motivi per cui il 2017 possa globalmente apparire troppo migliore del 2016.
Anche io ho le mie sfide da affrontare. Alcuni percorsi di emancipazione stanno volgendo al termine (bene) ma sono arrivato alla parte più difficile del percorso, in alcuni casi. Economicamente sarà l’anno più scomodo degli ultimi dieci. Per tutte queste ragioni ho la testa già al 2018, che invece ha tutti i presupposti per essere un anno molto piacevole.

Proverò a passare il mio 2017 sott’acqua.
Proverò a passarlo come è stato raccontato magnificamente in questo spot che ha come protagonista il più forte nuotatore, se non il più forte atleta di tutti i tempi.

Buon anno, di cuore. Con un pensiero speciale per chi troverò su questa strada meravigliosa e tortuosa e deciderà di starmi vicino anche se non sarò sempre sorridente. Non vi preoccupate (mai). Sto bene. Sono contento dello sbattimento che ho deciso di prendermi. E soprattutto sono fiducioso. Quando una giornata va male, si dorme e la mattina dopo la tempesta si torna a ballare. Questo l’ho imparato nel 2016, quell’anno brutto dove si è camminato davvero tanto.

I miei 20 singoli preferiti del 2016 – Posizioni dalla 20 alla 11

28 Dic

Alcune raccomandazioni di lettura:

1. La seconda parte della classifica, con le posizioni dalla 10 alla 1, sarà pubblicata sabato 31 dicembre. La linkerò anche qui quando sarà disponibile. Aggiornamento 31 dicembre: eccola.
2. Sto componendo una playlist Spotify con la selezione dei 20 singoli. La trovate qui. Per il momento trovate solo i singoli pubblicati in questo post, da sabato 31 troverete tutte le 20 canzoni.
3. Nei prossimi giorni pubblicherò anche una classifica dei miei 10 singoli dance preferiti di quest’anno. Aggiornamento venerdì 30 dicembre: eccola.
4. I criteri di “eleggibilità” che hanno guidato la creazione di questa classifica sono semplici quanto inderogabili: devono essere singoli e devono essere stati pubblicati nel 2016. Canzoni uscite prima e diventate famose quest’anno, o canzoni bellissime ma non pubblicate come singoli non sono state selezionate. Ho inserito un altro criterio, certamente più discutibile: non più di un singolo per artista entra in classifica (anche perché non è una classifica eccessivamente lunga).

Buon ascolto :)

20. Pumarosa – Cecile

Scelta perché: per l’apertura progressive a due-terzi di brano, una delle cose più belle ascoltate quest’anno.

19. Betsy – Fair

Scelta perché: perché la voce di Betsy è potentissima, e perché si piange fortissimo.

18. Flume feat. Tove Lo – Say It

Scelta perché: per il fantastico potenziale pop della coppia Flume-Tove.

17. Jessy Lanza – VV Violence

Scelta perché: per il talento di una polistrumentista che sta riuscendo a non sbagliare praticamente nulla.

16. Laura Mvula feat. Nile Rodgers – Overcome

Scelta perché: per l’irruzione di Nile Rodgers a un certo punto, che dà il là a un crescendo superemozionante.

15. Warpaint – New Song

Scelta perché: perché “You’re a new song to me” è una delle più belle frasi d’amore che io ricordi.

14. Shura – Nothing’s Real

Scelta perché: perché è la mia open-track preferita di un album nel 2016.

13. Tourist – Too Late

Scelta perché: per la capacità di aver reso il tunz-tunz elegantissimo.

12. Kaytranada – Lite Spots

Scelta perché: per il campionamento di un pezzo brasiliano pescato chissà dove, che dà senso a tutto.

11. Nimmo – My Only Friend

Scelta perché: per la voce di Sarah Nimmo che dà ancora una speranza a noi sparuti nostalgici della La Roux della prima ora.