Fotografia dell’8 luglio 2019 – Music for the Jilted Generation

8 Lug

Sabato ero in auto verso nord e mi stavo premiando con una delle grandi gioie della vita: il podcast della puntata del giovedì del programma serale di Annie Mac su BBC Radio1.

A un certo punto Annie ha ricordato che giovedì 4 luglio 2019 è stato il venticinquesimo anniversario dall’uscita di ‘Music For The Jilted Generation’ dei Prodigy. E lo definisce un album ‘seminale’. Seminale è uno degli aggettivi che apprezzo meno della lingua italiana, forse anche perché viene spesso usato a sproposito, ma credo di aver capito il senso di ciò che si stava provando a sostenere: quell’album, il cui titolo (“musica per la generazione rifiutata”) e la cui sottostante ambizione lasciava già intendere che i suoi autori fossero consapevoli di ciò che avevano appena lasciato ai posteri, ha rappresentato uno spartiacque per la storia recente della musica.

Incidentalmente, quell’album è il mio preferito di uno dei gruppi che ha maggiormente inciso sul mio gusto musicale. E il suo ricordo era stato evocato in radio dalla persona che ha maggiormente inciso sul mio gusto musicale negli ultimi cinque anni, una strepitosa dj irlandese.

A quel punto ho mollato Annie, ho sfruttato una stazione di servizio per fermare la macchina e far benzina, sono andato su Spotify e ho fatto una cosa che non facevo da almeno 12-13 anni: riascoltare “Music For The Jilted Generation” dal primo all’ultimo secondo. E l’ho trovato forse ancora più straordinario oggi rispetto a quando lo ascoltavo da adolescente.

‘Voodoo People’, il pezzo che Annie ha usato per evocare l’anniversario, è idealmente l’inno (inter)nazionale di tutti i rave party del mondo. Ed è ancora, a 25 anni di distanza dalla sua uscita, quella canzone che la radio M20 usa per i suoi jingle.

‘No Good’ è il singolo che qualsiasi gruppo che smanetta con l’elettronica avrebbe voluto scrivere.

‘Their Law’ è il primo tentativo dell’era moderna (almeno che io ricordi) di fondere gli strumenti musicali con i sintetizzatori.

‘Poison’ continua a spaccare le casse come sempre.

Keith Flint era “solo” uno straordinario performer, e non il “cantante dei Prodigy”. Non c’era ancora MTV, il successo planetario, l’iconica bandiera degli Stati Uniti indossata proprio da Keith nel video di Firestarter, gli scarafaggi nel video di Breathe e non era ancora uscito quell’assoluto e (giustamente premiato) capolavoro del video di Smack My Bitch Up, un inno sbilenco ma non per questo meno onesto e soprattutto efficace all’emancipazione femminile.

‘Jilted’ è la consacrazione eterna di Liam Howlett, l’uomo dei suoni dei Prodigy, nonché l’uomo che negli anni ’90 mi faceva ritenere ‘Liam’ uno straordinario nome, anche grazie alla coincidenza anagrafica con un signore di Manchester che suona il tamburello e che canta senza mai prendere un microfono tra le mani.

(alla costruzione di questa personale mitologia ha molto contribuito il fatto che Liam Howlett e Liam Gallagher, a un certo punto, si fidanzarono con le due sorelle Appleton delle All Saints. Ancora oggi mi chiedo cosa facessero nelle loro uscite a quattro, ma dubito giocassero a burraco)

Complice il viaggio solitario in auto ho cercato di tornare indietro con la testa e di ricordarmi chi fossi io quando Spotify non c’era, non c’erano neanche gli MP3 e l’ascolto di un album non era semplicemente la decisione dettata dal desiderio del momento, ma una scelta molto definita. E mi sono ricordato le mie decine di passeggiate a piedi tra la mia casa al quartiere Libertà e il liceo Scacchi. Io, alle 8 di mattina, con un lettore CD con al massimo un paio d’ore di autonomia, che saltellavo tra i Prodigy, Squarepusher e Aphex Twin. Mi sottoponevo a suoni da cui oggi mi terrei alla larga a quell’ora del mattino, per ascoltare musicisti che in fondo inneggiavano a mondi e a stili di vita in cui non mi sono mai pienamente riconosciuto.

Mi isolavo, esattamente come continuo a fare oggi ogni volta che mi è possibile. E sperimentavo già allora la più grande contraddizione del mio carattere, quella faglia che (come gran parte delle faglie) è anche uno dei principali motori di energia: mi piace tantissimo aiutare gli altri, ma mi piace almeno quanto mi piace stare per i fatti miei. Certe volte dico a me stesso, prendendomi per il culo, che mi piacerebbe aiutare le persone a stare meglio senza che sia necessario conoscerle. Ovviamente è un controsenso, che però non proverò a risolvere perché mi piace che rimanga lì a fare la sua parte.

C’è un’altra cosa che non è mai cambiata in questi venticinque anni e su cui ho riflettuto molto in questi giorni (anche in seguito a una chiacchierata con mio padre di qualche giorno fa), di cui certamente non ero consapevole da ragazzino e che oggi spiega molti dei miei comportamenti pubblicamente percepiti come bizzarri: la totale allergia al concetto di autorità, soprattutto se separata dal concetto di autorevolezza. Questo caposaldo della mia formazione personale, lo dico col senno di poi, forse spiega perché alle scuole medie sono riuscito a essere punito per motivi comportamentali (e a prendere ‘medio’ invece che ‘ottimo’ come valutazione finale), perché tuttora faccio le barricate per difendere il mio diritto a vestirmi di merda, o perché all’Università sono riuscito a lavorare sulla tesi di laurea triennale con una docente che ho apertamente contestato in pubblico alla sua seconda lezione – la vera lezione, quella che mi porto dietro ogni giorno, fu la sua reazione, di enorme apertura alla valutazione critica del proprio lavoro, al punto da avermi permesso, per l’appunto, di fare la tesi con lei. Quando mi chiedete da dove trovo la pazienza nel rispondere ai commenti sui social: qui c’è una possibile spiegazione).

Alla fine, signore e signori, diciamoci la verità: per quanto sia riconosciuto come una persona calma e paziente, sono in fondo un cazzo di riottoso. Sarà anche per quel motivo, oltre che per quella straordinaria invenzione della natura che è la memoria a lungo termine, se dopo quasi 15 anni di mancata stimolazione neuronale sono riuscito a intercettare l’esatto momento in cui, a circa 10 minuti dall’inizio del viaggio musicale di ‘Jilted’, era il momento di seguire l’audio che proveniva dalle casse per urlare, a squarciagola mentre in auto, in viaggio da solo in un sabato di luglio: FUCK THEM, AND THEIR LAW.

(per chi non avesse mai ascoltato ‘Music For The Jilted Generation, o avesse voglia di ricordare i vecchi tempi com’è accaduto a me sabato scorso. Lo trovate qui: https://open.spotify.com/album/3HpFr2EeE38hr706Rxtmjy…. Ovviamente vi deve piacere un pochino il genere, ma in tal caso: sono 80 minuti di una qualità che forse non è più stata raggiunta di nuovo)

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Ridere per la stessa battuta

13 Giu

Se non potete continuare a ridere per la stessa battuta, perché continuate a piangere per lo stesso problema? Quindi godetevi ogni momento della vita. La vita è bella.

(Charlie Chaplin)

Solo sul dizionario

14 Mag

Il successo viene prima del sudore solo sul dizionario.

(Jorge Valdano)

Non esiste ascia

14 Apr

Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso — il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente.

(Stig Dagerman)

Un piccolo fiore

28 Mar

Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole, della libertà e di un piccolo fiore.

(Hans Cristian Andersen)

Benvenuto il luogo dove

20 Mar

Benvenuto il luogo dove
dove tutto è ironia
il luogo dove c’è la vita e i vari tipi di allegria
dove si nasce, dove si vive sorridendo
dove si soffre senza dar la colpa al mondo.
Benvenuto il luogo delle confusioni
dove i conti non tornano mai
ma non si ha paura delle contraddizioni
dove esiste il caos ma non come condanna
dove si ride per come è strana la donna.
Benvenuto il luogo dove
il futuro è sempre più precario
benvenuta l’incertezza di un luogo poco serio
dove esiste ancora qualche antica forma di allergia
benvenuta l’intolleranza, benvenuta la pazzia.
Benvenuto il luogo dove
si crede a tutto e non si crede affatto
dove sorge la città delle madri dal corpo perfetto
benvenuta la donna che riflette tutto su se stessa
benvenuto il luogo dove tanta gente insieme non fa massa.
Benvenuto il luogo dove
se un tuo pensiero trova compagnia
probabilmente è già il momento di cambiare idea.
Il luogo dove l’estetica è importante
e poi malgrado l’ignoranza tutto è intelligente.
Benvenuto il luogo dove
non si prende niente sul serio
dove il rito è superato ma necessario
dove fascismo e comunismo sono vecchi soprannomi per anziani
dove neanche gli indovini pensano al domani.
Benvenuto il luogo dove
tutto è calcolato e non funziona niente
e per mettersi d’accordo si ruba onestamente
dove non c’è un grande amore per lo Stato
ci si crede poco
e il gusto di sentirsi soli è così antico.
Benvenuto il luogo dove
forse per caso o forse per fortuna
sembra che muoia
e poi non muore mai nemmeno la Laguna.
Dove tutto è melodramma con un po’ di indignazione
dove diventano leggere anche le basi americane.
Benvenuto il luogo lungo e stretto con attorno il mare
pieno di regioni
come dovrebbero essere tutte le nazioni
un luogo pieno di dialetti strani
di sentimenti quasi sconosciuti
dove i poeti sono nati tutti a Recanati.
Benvenuto il luogo dove
dove tutto è ironia
il luogo dove c’è la vita e i vari tipi di allegria
magari un po’ per non morire, un po’ per celia
il luogo, caso strano, sembra proprio l’Italia.

 

(Giorgio Gaber)

Molto più importante che capirla

7 Mar

Godersi la vita dovrebbe essere molto più importante che capirla.

(Mahatma Gandhi)