Fotografia del 16 gennaio 2017 – Senza dirsi una parola

16 Gen

[Premessa: mia sorella da ieri si è trasferita a Roma. Mi ha scritto una lettera bellissima, di carta. Non sapendo quando la rivedrò, le ho chiesto se potessi risponderle pubblicamente, dato che avevo già in mente di scriverle qualcosa per salutare questo importante passo in avanti, o se piuttosto preferisse una risposta privata. Lei ha detto che in pubblico va benissimo, e allora eccomi]

Ciao Francesca.
In queste due settimane in cui le nostre vite, per motivi completamente diversi, stanno cambiando, non ci siamo detti una parola. Eppure avremmo potuto, dato che ci siamo visti molto più del solito.

Ma noi non siamo fatti per usare la voce, nonostante la meravigliosa mamma che ci ritroviamo. Abbiamo usato la voce in pubblico e continueremo a farlo perché la vita – per fortuna – ci ha chiamato a farlo. Ma se dipendesse da noi, probabilmente resteremmo muti tutto il tempo a cercare di fare cose utili al computer. Non so se mamma e papà ci hanno cresciuti volontariamente così timidi e riservati, eppure è successo.

Siamo fatti per scrivere, per scriverci. Per viaggiare insieme. E per condividere passioni. La musica, che ci ha già portato in capo al mondo e che ci porterà ancora più lontano. La psicologia, che ci ha unito in questo strano destino per cui due figli di un professore di agraria hanno scelto una facoltà che nulla (ma proprio nulla!) aveva a che vedere con la sua parabola.

Essere fratello maggiore è una delle più clamorose botte di culo che possano capitare a una persona, soprattutto quando scopri che l’esserlo genera effetti positivi. Vederti finalmente felice dopo mesi in cui il tuo talento era stato messo in discussione dalle solite, insopportabili questioni di precarietà in cui la tua generazione (e anche un po’ la mia) è imbrigliata conta per me molto più delle mie soddisfazioni personali. Pensare che abbia avuto un impatto anche minimo (tu esageri coi complimenti verso di me, te lo dico pubblicamente. Ma non smettere mai di esagerare) sulla tua felicità è impagabile.

In un post di un mesetto fa scrivevo che non odio nessuno ma ho due avversari: l’ipocrisia e la retorica. Per questo mi piace fare a meno della retorica anche oggi. Non mi mancherai. Non mi mancherai perché non sentirò mai la tua mancanza, perché so che non me la farai mai sentire, così come io non la farò mai sentire a te. Continueremo a non dirci una parola, ma a volerci bene in modo puro e disperato. Continueremo a trovare sempre cinque minuti per scriverci un rigo su Whatsapp, per mandarci un link da studiare insieme, per studiare la prossima capitale europea e il prossimo prato fangoso da aggredire per ascoltare i nostri musicisti preferiti, mangiando cibo messicano e facendo la pipì dove capita.

Fammi essere fratello maggiore anche questa mattina, e permettimi di darti qualche consiglio (da non prendere troppo sul serio, mi raccomando) sulla tua nuova esperienza. Punto primo: la notte è la tua migliore amica. Quando una giornata va male, e le giornate di merda saranno tante sul tuo cammino, vai a dormire prima. Lascia che il cervello sistemi i tuoi problemi al posto tuo. Corollario del punto primo: fai in modo che le giornate meravigliose siano molte di più delle giornate di merda. Non è troppo difficile. Punto secondo (collegato al primo, e in particolare sulla costruzione di giornate meravigliose): essere secchioni non è incompatibile con il restare umani. Ma quando il primo profilo prevale sul secondo, datti tregua. La vita dovrebbe servire a essere felici, non a essere bravi. Punto terzo: non fidarti mai completamente di nessuno, ma ancora più importante, non diffidare mai completamente di nessuno. Tutti meritano una possibilità, quasi tutti ne meritano una seconda, quasi nessuno una terza. Punto quarto: la storia del cogliere l’attimo, dei treni che passano una volta sola, dei rimpianti e dei rimorsi è abbastanza vera. Meglio accorgersene prima che dopo. Punto quinto: il lavoro è la misura di tutte le cose. È possibile che avrai meno di quanto meriti, così com’è possibile che avrai di più o il giusto. In tutti i casi, il trucco che io ho scelto per vivere dignitosamente è dare tutto me stesso, cercare di accettare il minor numero di compromessi possibili, di isolare le questioni caratteriali, le simpatie e le antipatie, e di badare all’osso: chi sei, quanto vali, quanto sei simile a ciò che dici. Se valuterai il prossimo così, e farai in modo che il prossimo ti valuti così, andrai a dormire serena e ti guarderai allo specchio serena praticamente ogni giorno della tua vita.

Buon dottorato Fra. Non escludo un giorno di seguire il tuo esempio e di farlo anche io, questo benedetto dottorato. Perché è vero, non ci diciamo una parola, ma ci ispiriamo a vicenda. Sorella minore solo all’anagrafe, sei capace anche di questo.

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Non ho avuto il tempo di occuparmi del successo degli altri

4 Gen

Se hai un bar o il tempo impegnato a fare cose per la tua vita, le energie per pensare a me non ce le hai. Io oggi ho fatto radio, sono andato all’asilo, ho scritto, non ho avuto il tempo di occuparmi del successo degli altri.

(Fabio Volo)

Fotografia del 29 dicembre 2017 – Uscire dalla dipendenza dal lavoro

31 Dic

Chiudo l’ufficio. Chiudo il 2017.
Non so precisamente a che punto del mio viaggio professionale mi trovo. So solo di essere molto distante dal punto in cui ero dodici mesi fa.

Ho passato l’anno complicato, oscuro, poco visibile, di piena gavetta (forse mai così tanta, finora) che mi aspettavo di vivere. Ho la sensazione, non ancora suffragata da alcuna evidenza empirica, di aver superato una bella montagna e di iniziare a vedere l’orizzonte in lontananza. Ma ho il fiatone, emagari è solo un miraggio. Quindi non è ancora il momento di festeggiare.

Di questo 2017 lavorativo porto con me un piccolo (bugia, è grandissimo) motivo d’orgoglio: aver riconosciuto le due o tre cose che ti fanno diventare workaholic (dipendente dal lavoro), averle isolate, averle combattute. E averle vinte, spero. (Sì, non mi piace avere dipendenze). Provo a dirvi ciò da cui ci si deve liberare secondo me:

1. È arrivato un momento in cui mi sono reso conto che anche se fossi stato in ufficio 24 ore su 24 non sarei stato comunque capace di fare tutto quello che ci sarebbe da fare. Quando sono arrivato a questa consapevolezza ho immediatamente fatto il passo successivo: se non puoi fare tutto è anche inutile provarci, a fare tutto. Alla cieca dedizione devono subentrare altre competenze non meno importanti: la capacità di discriminare. Di delegare. Di riconoscere le priorità. E di iniziare a considerare il tempo libero come qualcosa che non si può erodere, come un cuscinetto a cui non si deve attingere per incapacità di separare il tempo della vita da quello del lavoro. Come un dovere, quasi più dovuto del lavoro. Lavorare mi piace ancora molto, ma mi piace ancora di più pensare al lavoro come qualcosa che faccio tra un momento e l’altro di tempo libero. Provate a rovesciare questo sistema di priorità, e la vita cambia. A me sta cambiando.

2. Il mondo va avanti anche senza di me. Troverà altri metodi, forse si incepperà un attimo, o forse al contrario andrà meglio di prima. A quel punto si può scoprire che il rallentamento sta nei propri errori, nelle manie di controllo, nell’incapacità di fidarsi degli altri, nell’accumulo di stanchezza su stanchezza, che fa prendere decisioni progressivamente e inevitabilmente peggiori. Fino, per l’appunto, alla dipendenza da lavoro. Liberarsi dall’idea di essere indispensabili è bellissimo, utile, necessario.

Aspettando l’ispirazione (o più semplicemente il 31 dicembre) per mettere insieme i buoni propositi per l’anno nuovo, chiudo il mio 2017 lavorativo augurando di trovare un lavoro stabile e dignitoso a chi se lo merita ma non ce l’ha ancora, e a liberarsi dalla dipendenza dal lavoro a chi ne è affetto. Ci sono riuscito io, e quindi ci può riuscire chiunque.

I 20 migliori singoli del 2017, secondo me – posizioni dalle 10 alla 1

31 Dic

Classifica sindacabilissima.
Criterio di elezione: solo brani usciti come singoli nel 2017.

Non valgono dunque brani usciti prima e diventati famosi nell’anno in corso, così come non valgono brani più belli dei singoli ma non usciti come singoli.

Il 24 dicembre ho pubblicato la prima puntata (con le posizioni dalla 20 alla 11) sempre sul mio blog personale. Lo trovate qui.

Ho anche creato una playlist Spotify per l’occasione.

10. Four Tet – Planet

 

9. Lucy Rose – I Can’t Change It All

 

8. Lorde – Green Light

 

7. Maggie Rogers – On+Off

 

6. Cigarettes After Sex – Apocalypse

 

5. Drake – Signs

 

4. Future – Mask Off (Kendrick Lamar remix)

 

3. The XX – Hold On (Jamie XX remix)

 

2. St. Vincent – New York

 

1. London Grammar – Hell To The Liars

Da un fallimento all’altro

28 Dic

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere il tuo entusiasmo.

(Winston Churchill)

I 20 migliori singoli del 2017, secondo me – posizioni dalle 20 alla 11

24 Dic

Classifica sindacabilissima.
Criterio di elezione: solo brani usciti come singoli nel 2017.

Non valgono dunque brani usciti prima e diventati famosi nell’anno in corso, così come non valgono brani più belli dei singoli ma non usciti come singoli.

Il 31 dicembre pubblicherò la seconda puntata (con le posizioni dalla 10 alla 1) sempre sul mio blog personale. La trovate qui.

Ho anche creato una playlist Spotify per l’occasione.

 

20. George Fitzgerald – Burns

 

19. Charlotte Gainsbourg – Ring-a-Ring O’Roses

 

18. Daphni – Face to Face

 

17. Sampha – (No One Knows Me) Like The Piano

16. Laura Marling – Wild Fire


15. Fatima Yamaha – Araya


14. Sigrid – Strangers


13. Jorja Smith – Teenage Fantasy


12. Wolf Alice – Don’t Delete The Kisses


11. Kendrick Lamar – LOVE

La musica è il respiro della gente

22 Dic

Non credo sia possibile vivere senza musica, pensate che mondo orribile sarebbe, non riesco a immaginare nulla di peggio. Senza musica il pianeta potrebbe morire, la musica è il respiro della gente, è quello che fa muovere il sangue nel corpo umano, è un’arte che mette in moto la vita.

(Lou Reed)