Sei nella stanza sbagliata

19 Feb

Se sei la persona più intelligente della stanza, sei nella stanza sbagliata.

(David Weinberger)

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Fela Kuti

12 Feb

Se a me avessero detto: “Adesso nel suo hotel portiamo diciotto ventenni negre”, e se io fossi un settantenne bavoso proprietario di un bar-ostello triste con gli infissi zincati di un paesino del cazzo sulla riva del Po, pieno di malaria nebbia e zanzare, dove tutti fanno i vongolari o i camionisti, dove il parroco ha le carie e il fiato che sa di baule, e l’unico passatempo è mettere i raudi nel culo dei cani randagi, io avrei detto: “diciotto negre? solo diciotto?”, avrei montato uno spettacolo pirotecnico, avrei chiamato la banda, mi sarei messo il profumo sul pube e il vestito buono, avrei messo James Brown o Fela Kuti sul giradischi, poi avrei chiamato tutto il paese per ringraziare la Madonna. Però io purtroppo non sono un testa di cazzo razzista, vecchio e idiota.

(Andrea Casadio)

Ai massimi sistemi

6 Feb

Andrò controcorrente ma il discorso per me va riportato ai massimi sistemi: la musica, l’arte, l’espressione. È tutto troppo votato all’efficacia, ai risultati, e purtroppo a causa di questo sta uscendo un mare di merda! Ci troviamo in una cloaca gigantesca e finché la gente non capirà che non sono i numeri a determinare l’importanza o meno di una cosa non ne usciremo.

(Manuel Agnelli)

L’anno dell’attenzione

29 Gen

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane,
di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore,
attenzione ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere,
significa rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

(Franco Arminio)

Sii intero

22 Gen

Per essere grande, sii intero: non esagerare e non escludere niente di te. Sii tutto in ogni cosa. Metti tanto quanto sei, nel minimo che fai, come la Luna in ogni lago tutta risplende, perché in alto vive.

(Fernando Pessoa)

Fotografia del 16 gennaio 2017 – Senza dirsi una parola

16 Gen

[Premessa: mia sorella da ieri si è trasferita a Roma. Mi ha scritto una lettera bellissima, di carta. Non sapendo quando la rivedrò, le ho chiesto se potessi risponderle pubblicamente, dato che avevo già in mente di scriverle qualcosa per salutare questo importante passo in avanti, o se piuttosto preferisse una risposta privata. Lei ha detto che in pubblico va benissimo, e allora eccomi]

Ciao Francesca.
In queste due settimane in cui le nostre vite, per motivi completamente diversi, stanno cambiando, non ci siamo detti una parola. Eppure avremmo potuto, dato che ci siamo visti molto più del solito.

Ma noi non siamo fatti per usare la voce, nonostante la meravigliosa mamma che ci ritroviamo. Abbiamo usato la voce in pubblico e continueremo a farlo perché la vita – per fortuna – ci ha chiamato a farlo. Ma se dipendesse da noi, probabilmente resteremmo muti tutto il tempo a cercare di fare cose utili al computer. Non so se mamma e papà ci hanno cresciuti volontariamente così timidi e riservati, eppure è successo.

Siamo fatti per scrivere, per scriverci. Per viaggiare insieme. E per condividere passioni. La musica, che ci ha già portato in capo al mondo e che ci porterà ancora più lontano. La psicologia, che ci ha unito in questo strano destino per cui due figli di un professore di agraria hanno scelto una facoltà che nulla (ma proprio nulla!) aveva a che vedere con la sua parabola.

Essere fratello maggiore è una delle più clamorose botte di culo che possano capitare a una persona, soprattutto quando scopri che l’esserlo genera effetti positivi. Vederti finalmente felice dopo mesi in cui il tuo talento era stato messo in discussione dalle solite, insopportabili questioni di precarietà in cui la tua generazione (e anche un po’ la mia) è imbrigliata conta per me molto più delle mie soddisfazioni personali. Pensare che abbia avuto un impatto anche minimo (tu esageri coi complimenti verso di me, te lo dico pubblicamente. Ma non smettere mai di esagerare) sulla tua felicità è impagabile.

In un post di un mesetto fa scrivevo che non odio nessuno ma ho due avversari: l’ipocrisia e la retorica. Per questo mi piace fare a meno della retorica anche oggi. Non mi mancherai. Non mi mancherai perché non sentirò mai la tua mancanza, perché so che non me la farai mai sentire, così come io non la farò mai sentire a te. Continueremo a non dirci una parola, ma a volerci bene in modo puro e disperato. Continueremo a trovare sempre cinque minuti per scriverci un rigo su Whatsapp, per mandarci un link da studiare insieme, per studiare la prossima capitale europea e il prossimo prato fangoso da aggredire per ascoltare i nostri musicisti preferiti, mangiando cibo messicano e facendo la pipì dove capita.

Fammi essere fratello maggiore anche questa mattina, e permettimi di darti qualche consiglio (da non prendere troppo sul serio, mi raccomando) sulla tua nuova esperienza. Punto primo: la notte è la tua migliore amica. Quando una giornata va male, e le giornate di merda saranno tante sul tuo cammino, vai a dormire prima. Lascia che il cervello sistemi i tuoi problemi al posto tuo. Corollario del punto primo: fai in modo che le giornate meravigliose siano molte di più delle giornate di merda. Non è troppo difficile. Punto secondo (collegato al primo, e in particolare sulla costruzione di giornate meravigliose): essere secchioni non è incompatibile con il restare umani. Ma quando il primo profilo prevale sul secondo, datti tregua. La vita dovrebbe servire a essere felici, non a essere bravi. Punto terzo: non fidarti mai completamente di nessuno, ma ancora più importante, non diffidare mai completamente di nessuno. Tutti meritano una possibilità, quasi tutti ne meritano una seconda, quasi nessuno una terza. Punto quarto: la storia del cogliere l’attimo, dei treni che passano una volta sola, dei rimpianti e dei rimorsi è abbastanza vera. Meglio accorgersene prima che dopo. Punto quinto: il lavoro è la misura di tutte le cose. È possibile che avrai meno di quanto meriti, così com’è possibile che avrai di più o il giusto. In tutti i casi, il trucco che io ho scelto per vivere dignitosamente è dare tutto me stesso, cercare di accettare il minor numero di compromessi possibili, di isolare le questioni caratteriali, le simpatie e le antipatie, e di badare all’osso: chi sei, quanto vali, quanto sei simile a ciò che dici. Se valuterai il prossimo così, e farai in modo che il prossimo ti valuti così, andrai a dormire serena e ti guarderai allo specchio serena praticamente ogni giorno della tua vita.

Buon dottorato Fra. Non escludo un giorno di seguire il tuo esempio e di farlo anche io, questo benedetto dottorato. Perché è vero, non ci diciamo una parola, ma ci ispiriamo a vicenda. Sorella minore solo all’anagrafe, sei capace anche di questo.

Non ho avuto il tempo di occuparmi del successo degli altri

4 Gen

Se hai un bar o il tempo impegnato a fare cose per la tua vita, le energie per pensare a me non ce le hai. Io oggi ho fatto radio, sono andato all’asilo, ho scritto, non ho avuto il tempo di occuparmi del successo degli altri.

(Fabio Volo)