Archivio | giugno, 2010

La sfortuna, certe volte.

30 Giu

Mangano era una persona che con noi si è comportata benissimo, stava con noi e accompagnava anche i miei figli a scuola.

Poi ha avuto delle disavventure che lo hanno portato nelle mani di una organizzazione criminale.

(Silvio Berlusconi)

il mio cervello spaventa i politici

29 Giu

Il mio cervello spaventa i politici

Allora non sono il solo a provare quella sensazione…

Il futuro di Internet è una questione culturale

28 Giu

L’Italia è l’unico paese al mondo dov’è nata prima la cultura e poi la nazione.

(Roberto Benigni)

Sono pur sempre una cacchetta

25 Giu

Se ho visto più lontano, è perchè stavo sulle spalle dei giganti.

(Isaac Newton)

La lotta al dresscode e Marcello Lippi

24 Giu

Per lo stalliere, che ha il compito di raccattare il letame, il terrore supremo è la possibilità di un mondo senza cavalli.

Dirgli che fa schifo passar la vita a spalare stronzi caldi sarebbe stupido.

L’uomo può anche giungere ad amare la merda, se da questo dipende il suo vivere, se ne va della sua felicità.

(H. Miller feat. Matteo Montanari, a cui ho rubato la citazione)

Lavorando lavorando…

23 Giu

La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.

(Jean-Luc Godard)

Top Five 21-27 giugno 2010

22 Giu

Florence + the Machine – cosmic love

Vi presentiamo il nuovo singolo di Florence Welch, quinto estratto dal fortunatissimo album d’esordio, “Lungs”. Non senza una punta d’orgoglio: abbiamo iniziato a parlarvi della rossa cantante inglese non meno di un anno e mezzo fa, quando era ancora sconosciuta. Ora è una star in procinto di esplodere, alla conquista degli Stati Uniti e attesissima anche in Italia, dove si esibirà il 21 e il 22 luglio (Milano e Roma). Un inarrestabile percorso di maturazione confermato anche dalla splendida combinazione tra musica e video, come nel caso di “Cosmic Love”. Florence ci farà compagnia per tanto tempo.

Fake Blood – i think i like it


È periodo di musica ignorante, non c’è che dire. All’interno di questo mare magnum fatto di tormentoni, cover e accozzaglie trash non è semplice estrarre i prodotti di qualità. Questa “I think i like it”, non più freschissima (uscita un anno fa in Inghilterra) sembra ora pronta a diventare una hit europea. Dietro lo pseudonimo di Fake Blood c’è un mix di energia e sana follia: trattasi di Theo Keating, conosciuto come Touchè, conosciuto come uno dei due Wiseguys, come componente dei Black Ghosts e ora dj e remixer di successo proprio con il marchio “Fake Blood”. Riuscirete a non ballare ascoltandola?
Ok Go – end love


Gli Ok Go stanno a Lady Gaga come l’indie sta al pop. Qualunque cosa facciano, se ne deve per forza parlare. Il quartetto di Chicago, capace di svoltare dopo una decina d’anni di gavetta grazie ad un video dal budget di un centinaio di euro (e 50 milioni di visualizzazioni su Youtube, si tratta di “Here it goes again” – http://www.youtube.com/watch?v=dTAAsCNK7RA), ora è schiavo della propria stessa fama. E deve inventare soluzioni sempre nuove per i clip, divenuti più importanti della musica, che però dovrebbe essere la ragione sociale della band. Per una volta ancora si superano, con un video che condensa un girato di 200 ore in soli 4 minuti e mezzo. Dove arriveranno?
The Drums – let’s go surfing


Il fischio indie che piace alla pubblicità. I The drums, chiacchieratissima band di Brooklyn, era sconosciuta ai più fino a sei mesi fa. Poi la stampa specializzata ha iniziato ad interessarsi di loro e si è creato un hype assai favorevole. Ma è inutile prendersi in giro: la svolta della loro carriera è stato proprio quel fischio indie, finito nel tritacarne degli spot delle automobili e ora diventato patrimonio pop. Nel frattempo, MTV si straccia le vesti per loro, mentre la spocchia indie trova sfogo sui forum di settore, dove vengono massacrati manco fossero dei traditori.
Arisa – pace


La Rosalba Pippa che non ti aspetti. Si era capito che aveva talento. Ma l’inseguimento ossessivo alla Arisa di “Sincerità”, quella che vince Sanremo e mette d’accordo la nazione, poteva trasformarsi in una galera. Per fortuna, dopo l’ennesimo tentativo autoreferenziale di Sanremo 2010, dopo che ci si era completamente disinteressati dell’aspetto artistico di Arisa a vantaggio della dimensione degli occhiali e dell’ecleticco abbigliamento, arriva un po’ di pace. Mai nome di un singolo fu più azzeccato per la musicista lucana, ora proiettata verso una seconda, e speriamo per lei proficua, carriera.

http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=17674