Archivio | giugno, 2010

EmiLab: un anno esatto dopo il trionfo

22 Giu

L’innovazione è un vento creativo di distruzione.

(Joseph Schumpeter)

Annunci

L’Italia in un commento

21 Giu

Cannavaro 4

Il peggiore degli azzurri.


(Maurizio Crosetti, pagelle di Italia – Nuova Zelanda su Repubblica)

spam #2

18 Giu

L’aspetto di qualità superiore non dovrebbe costare migliaia. Migliori copie delle marche di cronografi online.

Parti dell’immagine, sono necessari solo con tutti i mezzi di livello alto. I suoi produttori elite lo sanno e fanno i prezzi a livello molto alto.
Non lasciare invece che ti infinocchia chiunque altro.

Lo scopo della vita

18 Giu

Forse lo scopo della vita è imparare a non aver paura.

Non significa che dobbiamo essere indifferenti ma che dobbiamo saper dare il giusto significato a quello che ci succede: una sconfitta, nel tempo, può trasformarsi in una vittoria. Se ci guardiamo intorno, possiamo sempre trovare una via d’uscita.

La sconfitta è un aspetto normale ed inevitabile della vita.

(Milana Runjic)

Non tutto ha valore

17 Giu

Non ho mai sentito dire che le flatulenze determinino situazioni filosofiche.

(Frederic Nietzche)

SuperMario e le madri

16 Giu

Tua madre è come Super Mario. Più salta e più guadagna.

(Miki Amoruso, uno dei ragazzi del corso di web-marketing. Traduzione dal dialetto, che rendeva la frase ancora più indimenticabile)

Icone – La musica, la religione e nuovi culti pagani

15 Giu

Cinque lettere bastano a spiegare un fenomeno. La parola icona deriva dal greco eikon: immagine. In particolare, una raffigurazione di eventi o personaggi appartenenti alla sacralità. L’icona è un’icona (scusatemi il gioco di parole) cristiana. Gesù e la Madonna sono i personaggi pop, i più raffigurati in questa speciale forma d’arte.

Ed eccoci al punto di contatto tra culture, storie, mondi che forse sarebbe bene tenere separati, su binari perfettamente paralleli, ma che la blasfemia ci impone di unire.  Icona come la Madonna, icona come Madonna.

Nessuno crede che fra 2000 anni pregheremo su ciò che resta di Louise Veronica Ciccone (ma forse non pregheremo nemmeno sulla Madonna, l’originale), ma oggi come oggi è difficile stabilire quale delle due sia la più vera e quella più oggetto di narrazioni mitiche, quale sia la pop, qual è la più decisiva sull’evoluzione pedagogica della società occidentale.

L’uso della parola icona accanto alla parola pop, o accanto a personaggi del mondo della musica, non può essere certamente frutto di una casualità. I grandissimi hanno saputo attivare meccanismi di fidelizzazione talvolta estremi, al limite della devozione, del dogmatismo, del fondamentalismo. Si arriva a fare di tutto pur di esserci, pur di avere un contatto con l’icona, pur di entrare in simbiosi con lo Spirito.

Questi comportamenti sono difficilmente codificabili, ancor di meno sono inquadrabili in una qualche categoria psicologica: i fan sono persone perfettamente normali, ma si lasciano andare ad un’allucinazione individuale e allo stesso tempo collettiva. C’è chi si fa dell’oppio della religione, chi si fa di copie esclusive del DVD del concerto dal vivo in cui il paladino o la paladina di turno stecca a ripetizione, ma lo fa con grande stile. Sarà un caso, ma le icone della musica pop (e dintorni) non sono mai persone perfettamente a posto.

O hanno sconvolto la storia della musica o si sono sconvolti con droghe e vite dissolute; o hanno abusato del sesso o si sono inventati improbabili percorsi di astinenza ed ascesi; o hanno affrontato profondi stati depressivi o hanno fatto fatica a tenere a bada il proprio ego (o entrambe le cose, peggio per loro); o sono morti molto giovani, o molto poveri, o molto soli. Hanno avuto tutto, e forse non ne hanno avuto idea.

Gesù e la Madonna non fanno eccezione: anche loro hanno avuto una vita decisamente fuori dagli schemi. I loro fan li seguono con immutata devozione da millenni. E in fondo se lo meritano. Non si può dire che le icone della musica pop abbiano avuto la stessa grazia: alcuni musicisti sono ancora amati dopo 40 o 50 anni, ma la tendenza più ricorrente dei tempi è bruciare le giovinette dopo averle sovraesposte.

Certo, niente di così doloroso: in alcuni casi i Santi e i protagonisti dell’iconografia cristiana conosceva le fiamme, senza figure retoriche. Però, proprio per questo, la parola icona rischia di perdere quel significato magico che ha avuto per anni, pur con improbabili traslazioni tra sacro e profano.

Lady Gaga, salvaci tu.

(articolo comparso su CoolClub di giugno/luglio 2010 – PDF consultabile gratuitamente su http://www.coolclub.it)