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POP – domani Radiohead

18 Feb

Radiohead – Lotus Flower

Il crollo dell’impero musicale

15 Giu

È solo questione di tempo, probabilmente mesi piuttosto che anni, prima che l’intera industria musicale collassi.

Gli aspiranti musicisti non dovrebbero legarsi a una nave che sta affondando.

Sapete cosa? Non sarà una grande perdita per il mondo.

(Thom Yorke)

top five – l’Indie colonizza l’Inghilterra (e non solo)

29 Lug

Bloc Party – One more chance

Erano destinati a diventare un gruppo indie come tanti. Come moltissimi aveva fatto il botto con il singolo di lancio, sembrava destinato al solito giro di giostra lungo 12, al massimo 24 mesi, ovvero il ciclo di vita di una marea di band passate fin troppo rapidamente dalle prime pagine dei giornali al dimenticatoio. Ma i Bloc Party di Kele Okereke (per intenderci, il cantante di “Believe” dei Chemical Brothers) hanno deciso di mandar giù un elisir di lunga vita con questa “One more chance”. Il trucco? Abbandonare l’indie in favore di tastiere facili e di un bel quattro quarti. Mistero fitto sul nuovo album lanciato proprio da questo singolo comparso dal nulla. Sarà il canto del cigno o un’altra possibilità, come il profetico titolo del singolo sembra suggerire?

Kings of Leon – Notion

I Followill non ne hanno sbagliata una. I fratelli Caleb, Jared e Nathan e il cuginetto Matthew hanno formato questa band nel 1999 a Nashville, Tennessee, ispirandosi a Leon, nome di battesimo di loro padre e di loro nonno. Sembrerebbe l’incipit della biografia di una setta, ma non è così. A 10 anni esatti dalla loro fondazione, hanno raggiunto l’apice della loro carriera grazie al singolo “Sex on Fire”: primi in Inghilterra, primi negli Stati Uniti, Grammy Award,  citazioni meritorie da parte di Elton John (il quale, almeno una volta l’anno, viene utilizzato dalla stampa per lanciare un nuovo artista da lui fortemente sponsorizzato: io mi adeguo al clichè). Alla terza hit da “Only by the Night”, quarto album che li ha resi star internazionali, e al nono singolo consecutivo finito in classifica, parlare di una band indie è un po’ come dire che Cassano è un giovane di belle speranze.

Kasabian – Where did all love go?

A proposito di band indie di successo (un piacevole ma fin troppo ricorrente ossimoro), ecco a voi I Kasabian. Già finiti in una precedente cinquina con la loro “Fire”, tornano con un pezzo molto orecchiabile, molto più pop che brit-pop e con più di un tocco di psichedelia. E’ proprio questo nuovo approccio alla forma canzone ad interessare di più: in fondo il mondo non ha bisogno di cloni degli Oasis (i quali, di loro, non sono mai stati originali). Nota di redazione: se vi chiedete perché il loro album si chiama “West ryder Pauper Lunatic Asylum” è perché la ridente città di Menston, a due passi da Leeds, ha ospitato per due secoli (fino al 2003) il “West riding pauper Lunatic Asylum”, un manicomio. Il “rider”, dunque, è colui che utilizza con piacere i servizi offerti dal centro psichiatrico. Va bene la ricerca del tocco psichedelico, ma non sarebbe stato più comodo chiamare un album “siamo pazzi?”

Arctic Monkeys – Crying Lightning

Con tutto il rispetto dovuto e meritato per le tre band succitate, loro sono meglio. Più giovani di me, talentuosi da far impressione (vi pare usuale che Alex Turner, frontman e cantante classe ‘86, si è già concesso il lusso di costruirsi un side project, i Last Shadow Puppets, le cui esibizioni dal vivo prevedevano un’orchestra con 70 elementi?), cool, abbastanza paraculi, inarrivabili dal punto di vista creativo. Vi invito a guardarvi l’artwork del singolo: io non ci ho capito niente, ma è sicuramente geniale: si dice così per i film di David Lynch, faremo così anche per le Scimmie. Il loro terzo album, Humbug, esce ad agosto. Ed esce prima in Giappone, poi in Europa. E’ prodotto da Josh Homme dei Queens of Stone Age, un altro genio, un altro pazzo. Alex Turner finirà spesso su Barilive, me lo sento.

Radiohead – Creep

Questa cinquina sul (finto) indie-rock si conclude con chi ha sdoganato questo (finto) genere musicale, oltre a dare la luce a nuove (vere) sperimentazioni con le chitarre e con l’elettronica. E anche con l’economia (qualcuno si ricorda com’è stato distribuito il loro ultimo album, “In rainbows”? Scaricabile legalmente dal web, il prezzo era stabilito a monte dall’utente, che poteva decidere anche di non pagarlo. Morale: hanno guadagnato come mai avevano fatto; l’Italia è stata la nazione più generosa). Quando ancora non smanettavano con veri miti e finti generi musicali, la band di Oxford faceva rock, un po’ come tutti gli illustri compagni di Top Five. Il ritornello di “Creep”, pur avendo più di 15 anni di vita, fa ancora venire i brividi. Veri.