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Tutta la pubblicità

20 Set

Il bruco fa tutto il lavoro, ma è la farfalla che si prende tutta la pubblicità.

(George Carlin)

Fotografia del 7 agosto 2019 – Cortisolo

7 Ago

Cosa ho fatto in questa stagione? Ho trovato un modo per raccontarvelo in una frase: ho provato a ridurre il cortisolo.

Il cortisolo è l’ormone che le ghiandole surrenali producono quando gli esseri umani si trovano in una situazione di stress, e serve a dare al corpo quel genere di risposte psico-fisiche necessarie ad affrontarlo. La produzione di cortisolo segue, in teoria, i normali bioritmi: al mattino la produzione è maggiore, perché si è più riposati e il ciclo vitale prevede un maggiore impegno da parte dell’organismo. Di sera questa produzione dovrebbe calare, perché il corpo ha bisogno di riposo e le fonti di stress dovrebbero essere state allontanate. Quando questo ciclo naturale viene interrotto, iniziano i problemi: difficoltà a trovare sonno, ipertensione, rischi cardiovascolari, produzione di adrenalina in contesti e in momenti in cui bisognerebbe invece essere rilassati.

Ora che posso guardare gli ultimi 11 mesi sotto forma di bilancio complessivo e non di vita quotidiana, posso dire che avevo involontariamente individuato un filo rosso nelle mie scelte: eliminare qualsiasi forma di stress non richiesto. È una sfida complicatissima, con battaglie vinte e perse tutti i giorni. Non ho una vita banale, non ho un lavoro banale: convivere con lo stress è per buona parte delle mie giornate un obbligo, non una scelta. Per questo motivo è assolutamente fondamentale lavorare su tutto ciò che c’è attorno all’obbligatorio. Lì il cortisolo, banalmente, ci deve essere il meno possibile.

Cosa ho fatto e sto provando a fare? Moltissime cose. Provo a elencarvele, sperando che l’elenco non risulti ansiogeno e risulti di per sé un produttore di cortisolo per chi sta leggendo. Sarebbe veramente un effetto indesiderato. Prima di soffermarmi nell’elenco, perciò, dico due cose: 1. è un aggiustamento lunghissimo e progressivo, in cui bisogna assolutamente evitare la ricerca della perfezione e in cui bisogna essere straordinariamente tolleranti nei confronti degli errori, quelli degli altri ma soprattutto dei propri. Il perfezionismo è probabilmente una delle fonti più naturali di cortisolo. 2. Ognuno ha la sua strada: io racconto la mia senza l’ambizione di essere seguito, ma soprattutto per condividere un’esperienza che, alla fine dei conti, posso definire positiva.

a. Il lavoro sulle emozioni

Quest’anno mi è capitata una quantità di imprevisti legati alla mia vita privata che mi potrebbero bastare per tutta la vita. Alcuni molto brutti, alcuni molto belli. Ho lungamente riflettuto su quello che è successo, anche perché non ho mai amato attribuire tutte le responsabilità dei meriti a me stesso e dei demeriti agli altri. C’è sempre qualche mio errore nelle cose che non funzionano e, ancora più indiscutibile, c’è sempre una grande parte di merito negli altri nelle cose che funzionano (adottare questo approccio, di per sé, mi fa calare la produzione di cortisolo).

Da queste esperienze ho capito quanto fosse impreciso il mio rapporto con le emozioni, e quanto ci dovessi lavorare ancora. L’errore principale che facevo, e che in buona misura continuo a fare, è l’aver tagliato (forse è più corretto dire ‘evitato’) i picchi emotivi molto alti e molto bassi. Ho ancora diversi problemi con la gioia pura e il dolore puro e la mia tendenza a essere una persona calma non sempre è un elemento positivo, ma spesso è un atteggiamento di fuga proprio da quei picchi. Smusso non solo perché sono una persona resistente, ma anche per sbrigarmela prima. Me ne sono reso conto negli ultimi tempi, e scoprire che uno dei tuoi maggiori pregi è in realtà uno dei tuoi peggiori difetti (potenzialmente) è destabilizzante, ma averlo capito è liberatorio e poterci lavorare ancora di più. Ho capito di aver lungamente sbagliato da questo punto di vista, ho capito che la marcia sarà lunga, che scivolerò, inciamperò, avrò paura. E poi ancora. Ma ho capito che non si può vivere bene tagliando selettivamente i due estremi di questa curva.

L’ingresso di Isabella nella mia vita (l’imprevisto più bello che mi potesse capitare) mi sta molto aiutando a comprendere cosa mi sono perso, cosa ho sbagliato, e quanto sia bello, complesso ma assolutamente sano non avere paura delle estremità, dei colori, della pienezza.

b. Il lavoro sullo stress nudo e crudo

Qualche mese fa mi sono iscritto alla newsletter di Medium, la quale insegue i lettori e dà suggerimenti sulla base degli articoli letti il giorno prima. Col tempo mi sono facilmente reso conto che le mie letture ruotavano attorno a tre argomenti: self-improvement, produttività, antropologia nell’accezione più larga del termine (da come Twitter cambia le nostre vite ai racconti di persone affette da patologie invalidanti, saltando qui e là alla ricerca di storie personali che mi dessero ispirazione). La newsletter gratuita di Medium fa però leggere un numero limitato di articoli e quindi, alla fine, dopo lunghi pensieri (che riassumerei più o meno così: ha senso spendere soldi per avere qualcosa in più da leggere, dato che non ho il tempo di leggere tutto?) mi sono abbonato al servizio di lettura illimitata degli articoli.

Spero di non offendere nessuno se dico che questi 50 dollari l’anno, di cui godo saltuariamente – perché, per l’appunto, non riesco a leggere la newsletter tutti i giorni – mi stanno facendo risparmiare sullo psicanalista (da cui comunque, prima o poi, andrò). Una cosa che ho letto in uno di questi articoli, che magari a voi potrà sembrare banale ma che per la qualità della mia vita sta avendo un valore nettamente superiore al costo dell’abbonamento, è cosa fare quando lo stress arriva al punto di buttare per aria la razionalità. Non so cosa succede a voi quando il cortisolo comanda al posto vostro: a me succede che mi si blocca la capacità di prendere decisioni. Non so su che cliente lavorare, a quale mail rispondere, quale priorità è davvero tale. Questo articolo suggeriva di alzarsi dalla sedia, prendersi dieci minuti e ragionare su un punto specifico: qual è l’origine dell’innesco? Qual è la cosa che ti fa stressare di più tra quelle che ti hanno fatto stressare? Una volta focalizzata, affronta prima quella, solo quella, e ignora tutto il resto. Chiusa la valvola, le cose miglioreranno automaticamente. A me sta funzionando esattamente così.

c. Imparare a litigare

Se non avessi usato la frase sul cortisolo avrei riassunto la stagione 2018-2019 così: “ho imparato a litigare”. Apparentemente questa frase è foriera di disastri, ma è assolutamente vero il contrario: basta cambiare il punto d’osservazione. Un altro mio grande difetto (su cui in verità ho fatto molti progressi, anche a causa di ciò che di bello e di brutto mi è successo) è la tendenza a zittirmi quando sono incazzato, e soprattutto a zittirmi con la persona che mi ha fatto incazzare. Ho sempre puntato sul tempo che cura le ferite, e a volte ha funzionato, ma col tempo ho anche scoperto che le ferite non curate lasciano cicatrici e sedimenti, e la cura attraverso il tempo che passa è dunque insufficiente. Mettendo insieme i primi due punti di questo elenco sono giunto alla conclusione più naturale. Una persona ti ha fatto incazzare? Diglielo. Una persona ha fatto una cosa figa? Diglielo uguale. Vuoi bene a una persona e non glielo dici mai? Diglielo uguale. Sei deluso da qualche specifico comportamento? Esternalo. C’è qualcosa che lavora dentro di te e che ti mangia energie che potresti spendere più proficuamente per altro? Parla, scrivi, urla, litiga. Sputa fuori. Questo cambio di atteggiamento porta inevitabilmente a nuovi tipi di stress: manifestare il tuo disappunto a qualcuno può generare una reazione uguale e contraria (se non peggiore). Ma buttare fuori le proprie emozioni negative invece che tenersele in pancia fa produrre molto meno cortisolo rispetto alla gestione di un litigio, chiaramente a condizione che si sappia come litigare. Non so se sono ancora bravo (e il più delle volte mi annoio a farlo), ma penso che litigare bene consista (in sintesi) nel dirsi la verità, non considerare il tuo interlocutore più scemo di te, non pensare che l’altro non possa capire, andare alla ricerca dei punti di unione quando la lite sta allargando troppo le distanze invece di cercare l’escalation, riconoscere le ragioni nei punti degli altri. È faticoso, certo. Ma se si diventa bravi, assomiglia più a un ballo che una lotta.

d. Eccitanti e tranquillanti

Dopo tanta filosofia, una scoperta super-pratica: la curva del cortisolo si può manovrare (per periodi relativamente brevi di tempo) aiutandosi un po’. Cannabis legale quando c’è troppa carne al fuoco, té o Red Bull quando c’è bisogno di far tardi o combattere contro il sonno. Lavoro di più, lavoro meglio. L’importante, come sempre, è non esagerare (ed ecco la zampata del team anziani) e non pensare di essere invincibili. Il corpo lancia segnali inequivocabili e quando lo fa bisogna fermare tutto, e subito.

e. L’eterna lotta tra lo scrivere e il leggere

Questo è un punto su cui sono ancora poco lucido, soprattutto quando sono stanco. So che se non studio sono fottuto, so che se non scrivo sono fottuto uguale. Se non studio sono fottuto perché il mondo va veloce, se non scrivo sono fottuto uguale perché la scrittura è una delle forme più efficaci di liberazione delle tossine e di organizzazione del pensiero. Troppo spesso indugio in modo esclusivo in una delle due modalità, e quando lo faccio mi manca moltissimo l’altra. Trovare un compromesso sarà una delle sfide più urgenti e complicate della prossima stagione.

f. Il sonno, il miglior amico dell’uomo

Per finire: c’è qualcosa di più potente della lettura, della scrittura, dell’abbonamento a Medium, dell’esplorazione dei picchi emotivi, dello sputare fuori ciò che fa girare a vuoto, della ricerca del trigger che paralizza quando si è troppo stressati, del litigare con costrutto, dell’alcol, dei videogiochi, di Netflix, della tv, del divano, degli amici: è il sonno. Non conosco nessun altro stabilizzatore dell’umore altrettanto potente. Ho concluso volontariamente giornate complicate andando a dormire alle 21 e il giorno dopo ero come nuovo. When in trouble, go to bed. Non prima di aver fatto il possibile per ridurre il cortisolo in eccesso, naturalmente, altrimenti col cazzo che si dorme.

La stagione 2018-2019 è finita. Sto meglio di prima. Per certi versi molto meglio. E questa, alla fine, è l’unica cosa che conta. Ci saranno giornate faticose, difficili, di merda. Sbaglierò, non farò nulla delle cose che ho appena detto di aver imparato, gestirò male le emozioni, starò zitto invece di parlare, non scriverò, non leggerò. Ma ora so meglio cosa sbaglio, so meglio dove devo migliorare, so meglio dove andare a cercare le informazioni per continuare a lavorare su me stesso, so meglio cosa è importante e cosa no. Sono pronto a sbagliare producendo sempre meno cortisolo rispetto a prima. Buona estate.

Ridere per la stessa battuta

13 Giu

Se non potete continuare a ridere per la stessa battuta, perché continuate a piangere per lo stesso problema? Quindi godetevi ogni momento della vita. La vita è bella.

(Charlie Chaplin)

Fotografia del 3 marzo 2019 – 3 marzo, 4 marzo

3 Mar

Sono a casa, a guardare un programma che parla di politica.
Esattamente come un anno fa meno un giorno.
In quest’anno mi è successo praticamente di tutto.

Il 4 marzo 2018 è stata una giornata molto triste, per me e chiaramente non solo per me. La botta è stata forte, di portata storica. Una botta che dal punto di vista politico si rimargina in anni, forse dieci come provavo a spiegare qualche giorno dopo sul mio profilo Facebook. Il primo istinto che ho avuto dopo quella botta è stato ricominciare tutto da capo, fare tutti i passi indietro che si potevano fare. Ascoltare e capire. Per quello mi sono messo in cammino e ho girato decine di circoli del PD e della sinistra tutta. Per raccontare il mio lavoro ma sopratutto per cercare di capire cosa fosse rimasto in mezzo alle macerie. Ho trovato sempre lo stesso scenario, in tutte le Regioni: tristezza ma voglia di fare qualcosa. Tanta voglia. Per questo non sono troppo sorpreso dell’affluenza delle Primarie di oggi. Per questo non ho mai smesso di essere ottimista. C’è un popolo che è più grande del partito, mi spiegarono al PD di Fiesole. Avevano ragione, oggi è evidentissimo.

Non ho partecipato, da lavoratore, alle Primarie del PD dopo aver contribuito alle ultime tre (Bersani 2009, Renzi 2013, Renzi 2017), in forme e in contesti ogni volta diversi. I motivi di questa non-partecipazione sono stati molti, ma sono contento per una volta di essere stato un semplice elettore e un ancor più semplice spettatore. Complimenti a chi ci ha lavorato, a prescindere dai risultati di ciascuna mozione.

Il PD ci ha messo davvero troppo a celebrare questo congresso, ma finalmente è arrivato. Ci arriva ferito ma non morto. Ci arriva dopo un anno in cui si è fatto qualcosa come opposizione ma troppo poco come alternativa, come proposta di paese, come visione della società. Quel popolo, più grande e spesso più lungimirante del partito, ha aspettato per un anno, giustamente sbuffando ma non scomparendo del tutto. Da domani, comunque la si pensi, non si può più stare nel mondo senza aver restituito questa visione agli italiani.

Non ho mai pensato che l’alleanza col M5S fosse la soluzione. Un partito che è stato dentro maggioranze non elettorali per quattro volte di seguito e che era stato punito anche per quello doveva restare fuori. Per (sua) fortuna lo ha fatto. Il quadro politico è allarmante, certo. Il comportamento del M5S ha contribuito al peggioramento del quadro e contemporaneamente ha dimostrato che restare fuori fosse (secondo me) l’unica opzione possibile. Nel frattempo il 2019 sta mostrando che ciò che è successo al PD (e a chi ci ha lavorato) può succedere a chiunque, in qualsiasi momento. Anche a chi è più bravo di me. Oggi è stato lanciato un messaggio anche da quel punto di vista. Non serviva un partito aggrappato al potere pur di non morire. Serviva uno spostamento del suo baricentro. Serviva rimettere in gioco i vecchi arnesi, la sinistra e la destra. Arnesi che (mi siete testimoni) non ho mai smesso di maneggiare. Salvini lo ha fatto senza paura. Ora è il PD, con altrettanta sfrontatezza, a doverlo fare.

È passato un anno dal 4 marzo 2018. Non mi illudo che la giornata di oggi basti. Non dimentico che alle Primarie del Partito Socialista in Francia del gennaio 2017 andarono a votare due milioni di persone, e poi Hamon prese il 6% alle Presidenziali. Sarebbe sbagliato pensare che il difficile è alle spalle. Il difficile è tutto attorno. Ma oggi è stato fatto un passo importante. Ieri, con la forte e colorata piazza di Milano, ne è stato fatto un altro. E per qualche ora è giusto goderselo.

Fin qui il lato parzialmente pubblico.

Per una strana beffa della sorte, il 4 marzo 2018 è stato però anche il primo giorno in cui ho vissuto da solo. Non lo avevo mai fatto. Non era previsto. Ma è successo. La prima cosa che ho fatto una volta tornato qui a casa è stata proprio scontrarmi con il voto politico del 2018. Dopo un anno la casa non è andata in fiamme, e tutto sommato non è andata neanche a pezzi. Ho imparato le cose essenziali. Non ho stinto neanche una t-shirt, non ho dovuto rilavare neanche una felpa perché puzzava di umido, mi hanno anche insegnato a fare la lavastoviglie ma già non mi ricordo come si fa perché avrò cucinato sì e no 7 volte in un anno (e in un centinaio di volte neanche ho dormito a casa mia). La casa è umida, come lo è sempre stato (un piano terra a 50 metri dal mare), ed è un po’ spoglia. Dietro di me in questo momento c’è un quadro con una grande foto della protesta di Piazza Tienanmen. Un singolo uomo che blocca i carrarmati. Chi mi conosce un po’ e conosce il mio carattere sa perfettamente perché ho deciso di montare questo quadro pochi giorni dopo l’inizio della mia vita solitaria. Di fronte a me c’è un quadro con una foto di due sconosciuti che si baciano. È un regalo per questo mio capodanno anomalo. È un simbolo che viene dal futuro. A sinistra, sopra la tv, c’è Amy Winehouse. A destra c’è una libreria. Non ci sono gatti, purtroppo, ma soffrirei a lasciarli soli per tanto tempo. La casa è un po’ spoglia, per mia pigrizia, per minimalismo. E perché ho provato a comprarla ma non ci sono riuscito. Ve l’ho detto che è stato un anno in cui è successo praticamente di tutto…

E poi c’è stata la vita privata, che rimarrà privata. Anche quella, fin troppo movimentata. Ma anche qui, come per tutto ciò che vi ho raccontato, le cose si stanno rimettendo al loro posto.

Arrivo al 4 marzo 2019 forte di una consapevolezza: nessuna ferita della testa e del cuore è inutile. Forse è la stessa consapevolezza che potrà avere il popolo (ben più largo di ciò che i sondaggi possono attualmente rilevare) del centrosinistra dopo questo weekend.

In bocca al lupo al PD. In bocca al lupo all’Italia. E in bocca al lupo anche a me.

Non ho più voglia di sentire storie

13 Gen

Non ho più voglia di sentire storie. Vorrei che ognuno mi parlasse della sua verità, quella verità che non abbiamo paura di rivelare a uno sconosciuto il cui giudizio non ci interessa. Vorrei che la gente mi parlasse come se non contassi niente. Tutti noi ci portiamo dentro i dolori più ancestrali del mondo, abbiamo tutti sepolta nell’animo la storia del mondo. E questo mondo, lo soffochiamo con le chiacchiere. Abbiamo tutti in noi un silenzio assordante che pure dice più di tutto quello che ci possiamo raccontare. Sono parole purificate dalle nostre verità quelle che spero di sentire un giorno. Io desidero una cosa sola, che le parole si purifichino fino al silenzio.

(David Thomas)

Liberi di sbagliare

23 Ott

Nel mio ruolo d’insegnante di filosofia al liceo, sovente vedo allievi mortificati dai brutti voti ricevuti. Evidentemente nessuno li ha informati che l’essere umano può fallire. Eppure è un concetto semplice: possiamo fallire. Un concetto semplice che, tuttavia, credo contenga qualcosa della nostra verità. Gli animali non possono fallire, perché il loro comportamento è dettato dall’istinto: per non sbagliarsi devono solo obbedire alla propria natura. Ogni volta che l’uccello costruisce il proprio nido lo fa alla perfezione. D’istinto sa che cosa deve fare. Non ha bisogno d’imparare dai propri fallimenti. Sbagliandoci, andando incontro al fallimento, manifestiamo la nostra verità di uomini: non siamo né animali determinati dall’istinto, né macchine perfettamente programmate, tanto meno dèi. Possiamo fallire perché siamo uomini e siamo liberi: liberi di sbagliare, liberi di correggerci, liberi di progredire.

(Charles Pépin)

Non sentirti assolutamente certo di nulla

16 Ott

1. Non sentirti assolutamente certo di nulla.

2. Non pensare che valga la pena procedere nascondendo la realtà dei fatti, perché è sicuro che essa verrà alla luce.

3. Non cercare di scoraggiare la riflessione perché è sicuro che ci riuscirai.

4. Quando sei confrontato da una opposizione, anche se dovesse trattarsi di tuo marito o dei tuoi figli, cerca di superarla con la discussione e non con l’imposizione, perché una vittoria ottenuta con la forza è fittizia e illusoria.

5. Non avere alcuna venerazione per l’altrui autorità, in quanto si possono sempre trovare altre autorità ad essa contrarie.

6. Non utilizzare il potere per sopprimere opinioni che ritieni dannose, perché così facendo saranno le opinioni a sopprimere te.

7. Non aver paura di essere eccentrico nelle tue idee perché ogni idea ora accettata è stata una volta considerata eccentrica.

8. Trova più gusto in un dissenso intelligente che in un consenso passivo, perché, se apprezzi l’intelligenza come dovresti, nel primo caso vi è una più profonda consonanza con le tue posizioni che non nel secondo.

9. Sii scrupolosamente sincero, anche se la verità è scomoda, perché è ancora più scomodo il tentare di nasconderla.

10. Non provare invidia per la felicità di coloro che vivono di illusioni, perché solo uno sciocco può pensare che in ciò consista la felicità.

 

(Bertrand Russell)