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La calma è una vigliaccheria dell’anima

30 Giu

Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell’anima.

(Lev Tolstoj)

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Fotografia del 10 giugno 2015 – Muscoli e cicatrici 2014-2015 (bilancio semidefinitivo della stagione)

10 Giu

Cinque per cinque.

Cosa ho imparato

1. A modulare la mia autostima: un po’ più bassa per le cose lavorative, un po’ più alta per quelle personali
2. A vivere alla giornata senza pianificare tutto, anche se non mi piace per niente
3. A non scrivere (sempre) di getto. “Quanto più lento sarai nel decidere di mettere per iscritto un’intuizione, tanto più matura essa ti si consegnerà” diceva Walter Benjamin, e mi sa che ha ragione lui
4. A svegliarmi presto la mattina. Devo ancora imparare ad andare a dormire presto la sera
5. A dire qualche no in più

Cosa ho fatto bene a fare

1. Girare meno per stare disciplinatamente in ufficio nei momenti duri
2. Parlare sempre meno con gli altri, scrivere sempre meno per me stesso
3. Non credere più ai complimenti, e in generale avere un atteggiamento prudente nei confronti degli esseri umani (sulla fiducia non cambio idea: voglio continuare ad averla. Semplicemente, aggiungere pragmatismo e realismo quanto basta)
4. Comprare una macchina con il doppio motore benzina-GPL
5. Provare a fare sempre del mio meglio, in qualsiasi situazione, anche quando mi incazzo, facendo sempre il possibile per arrivare al punto di crollare dopo 30 secondi, appena mi metto a letto

Cosa ho sbagliato

1. A non impormi momenti di riposo, e a non prendermeli quando avrei potuto
2. A distrarmi in cose poco utili, sacrificando energie che mi sarebbero servite per avere la voce più squillante quando mi sarebbe servito (ma va comunque meglio di qualche anno fa)
3. A non aver ancora imparato a lavare, stirare, cucinare e mettere i dischi
4. A essere troppo diplomatico quando non serviva, e troppo poco quando invece sarebbe servito
5. A non modulare correttamente il mio appetito sotto stress (per fortuna non sono ingrassato rispetto a 12 mesi fa)

Su cosa devo migliorare

1. Definire meglio gli orari di lavoro per non essere sempre col cervello attivo
2. Dedicare un pochino di tempo in più alle pochissime persone che amo (ma sono già migliorato tanto su questo)
3. Esprimere un’emozione in più, ogni tanto, invece di fare sempre il robot
4. Giocare ai videogiochi (lì serve la pratica)
5. Non cercare di essere sempre il risolutore dei problemi. Questo spirito da crocerossino spesso non è gradito e ancor più spesso restituisce soluzioni inefficaci

Consigli non richiesti

1. Il mondo gira attorno al sole e attorno (e secondo me grazie) a questa frase di David Foster Wallace: “La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi.”
2. Utilizzate le conversazioni vocali sono quando strettamente necessarie. Prima scrivete, se dall’altra parte non vi rispondono è perché sono impegnati; usare il “ti disturbo?” è un palliativo. (se non va bene come consiglio generale, usatelo almeno col sottoscritto, che quando sta al telefono deve ridurre le attività contemporanee e questo vuol dire perdere tempo)
3. Concedetevi un vizio e un lusso, ogni tanto. Le endorfine tengono in piedi quasi tutto, soprattutto nei momenti di maggiore pressione
4. Non abbiate paura dei vostri limiti, non nascondeteli: tutti sono difettosi, i difetti degli altri aiutano a sentirsi meno imperfetti
5. Al netto delle migliaia di variabili che compongono la vostra vita, e in particolare la vostra soddisfazione/gioia/felicità, provate a tenere sempre il fuoco su una sola grande domanda, e provate a rispondere sempre di sì. La mia grande domanda di questa parte della mia vita è: “Manuela sorride?” La risposta è sì. Quindi anche questo è stato un buon anno.

Mi piace la gente

10 Apr

Mi piace la gente che vibra, che non devi continuamente sollecitare e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare perché sa quello che bisogna fare e lo fa in meno tempo di quanto sperato.
Mi piace la gente che sa misurare le conseguenze delle proprie azioni, la gente che non lascia soluzioni al caso.
Mi piace la gente giusta e rigorosa, sia con gli altri che con se stessa, purché non perda di vista che siamo umani e che possiamo sbagliare.
Mi piace la gente che conosce l’importanza dell’allegria. Mi piace la gente sincera e franca, capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.
Mi piace la gente di buon senso, quella che non manda giù tutto, quella che non si vergogna di riconoscere che non sa qualcosa o che si è sbagliata.
Mi piace la gente che nell’accettare i suoi errori, si sforza genuinamente di non ripeterli. Mi piace la gente capace di criticarmi costruttivamente e a viso aperto; questi li chiamo ‘i miei amici’.
Mi piace la gente fedele e caparbia, che non si scoraggia quando si tratta di perseguire traguardi e idee. Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa, giacché per il solo fatto di averla al mio fianco, mi considero ben ricompensato.

(Mario Benedetti)

Persistere nell’errore

12 Nov

Persistere nell’errore o nell’alcol acquista allora il valore di argomento, di sfida alla logica: se mi ostino, vuoi dire che ho ragione, checché se ne possa pensare. E mi ostinerò fino a che gli elementi non mi daranno ragione: diventerò alcolizzata, prenderò la tessera del partito del mio errore, nell’attesa di scivolare sotto il tavolo o di essere ignorata da tutti, con la vaga speranza aggressiva di far ridere il mondo intero, convinta che fra dieci anni, dieci secoli, il tempo, la Storia o la Leggenda finiranno per darmi ragione, il che del resto non avrà più alcun senso, visto che il tempo riscatta tutto, visto che ogni errore e ogni difetto ha il suo momento d’oro, visto che sbagliare è comunque sempre una questione di epoca.

(Amélie Nothomb)

Non è assenza di sofferenza

13 Set

L’ottimismo è speranza. Non è assenza di sofferenza. Non è essere sempre felici e soddisfatti. È la convinzione che sebbene si possa sbagliare o si possa avere un’esperienza dolorosa, si può agire per cambiare le cose.

(Martin Seligman)

La settimana di Bukowski #2

11 Lug

Mi lanciai verso la mia divinità personale: la semplicità. Se lo rendevi più conciso e più breve possibie, avevi meno possibilità di incappare, nell’errore e nella menzogna. La genialità stava anche nel saper esprimere concetti profondi in modo semplice.

(Charles Bukowski)

La settimana di Bukowski #1

9 Lug

Quando una mia poesia viene accettata da una rivista che pubblica la cosiddetta poesia di qualità, mi chiedo dove ho sbagliato.

(Charles Bukowski)