Archivio | Bilancio della settimana RSS feed for this section

Separarsi dalle vecchie

25 Giu

La difficoltà non è tanto quella di sviluppare nuove idee, quanto quella di separarsi dalle vecchie.

(John Maynard Keynes)

Annunci

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo

2 Mar

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.

(Fernando Pessoa)

Fela Kuti

12 Feb

Se a me avessero detto: “Adesso nel suo hotel portiamo diciotto ventenni negre”, e se io fossi un settantenne bavoso proprietario di un bar-ostello triste con gli infissi zincati di un paesino del cazzo sulla riva del Po, pieno di malaria nebbia e zanzare, dove tutti fanno i vongolari o i camionisti, dove il parroco ha le carie e il fiato che sa di baule, e l’unico passatempo è mettere i raudi nel culo dei cani randagi, io avrei detto: “diciotto negre? solo diciotto?”, avrei montato uno spettacolo pirotecnico, avrei chiamato la banda, mi sarei messo il profumo sul pube e il vestito buono, avrei messo James Brown o Fela Kuti sul giradischi, poi avrei chiamato tutto il paese per ringraziare la Madonna. Però io purtroppo non sono un testa di cazzo razzista, vecchio e idiota.

(Andrea Casadio)

L’anno dell’attenzione

29 Gen

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane,
di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore,
attenzione ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere,
significa rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

(Franco Arminio)

Sii intero

22 Gen

Per essere grande, sii intero: non esagerare e non escludere niente di te. Sii tutto in ogni cosa. Metti tanto quanto sei, nel minimo che fai, come la Luna in ogni lago tutta risplende, perché in alto vive.

(Fernando Pessoa)

Spettinare un sistema

27 Giu

Ci sono molti modi per spettinare un sistema: disobbedire, sottrarsi, dire la verità.

(Chiara Centamori)

Fotografia del 31 maggio 2017 – Ne riparliamo a settembre

31 Mag

Oggi ho mandato la prima mail in cui mi pongo interrogativi quasi esistenziali (cose di lavoro, niente di serio) che possono avere risposta solo con l’estate.
Una settimana fa ho mandato una mail in cui mi chiedevo cosa potessi fare di utile per un’attività che si svolgerà nel 2019.

Quando succedono queste cose vuol dire che la mia testa ha scollinato, che sono già con i piedi dentro l’estate.

E l’estate per me vuol dire da sempre una cosa sola: pensare. Farsi delle domande. Cercare delle risposte. Andare al mare e riflettere su cose difficili mentre sto entrando in acqua. Quest’anno ho scollinato prima, anche grazie alla scelta di non fare campagne elettorali (non so se abbiamo fatto bene o male, vi do un segnale debole: un sacco di gente mi ha detto ‘hai la faccia rilassata’).

Per tutte queste ragioni il mio bilancio di fine stagione, quest’anno, arriva due mesi prima delle vacanze, un po’ come la mia Sampdoria che si è salvata troppo in anticipo. So già cosa scriverei fra due mesi, quindi lo scrivo ora. E fra due mesi magari scriverò qualcosa di più intelligente.

Non è stato un anno semplice, devo dire la verità. E dovevo aspettarmelo. Avevo pianificato almeno un anno di silenziosa e faticosa transizione. L’ho voluto, lo sto avendo. Le transizioni silenziose sono faticose, certe volte sono faticose per davvero. “Citte e camine”, si dice a Bari. Zitto e pedala, si direbbe altrove. Stare in quarta fila è giusto ma non sempre è divertente, specie per chi è abituato al palco. Le transizioni sono faticose soprattutto perché sono lunghe. Lente. Le transizioni non sono propriamente fisiologiche per uno che di mestiere corre, si mangia le parole, deve fare una fatica immensa per andare piano.

Mi sono imposto un movimento anaerobico, che va contro l’istinto, contro ciò che i muscoli mi dicono di fare. Ma penso di aver fatto bene ad ascoltare il me razionale che diceva di non ascoltare il me irrazionale (ammesso che esista). Rifiatare era necessario. Dovevo mettere fieno in cascina. Devo finire dei percorsi di consolidamento prima di tutto economico per liberare RAM nel cervello. Spaccare la legna.

Dobbiamo, io e il gruppo di persone con cui condivido le mie giornate lavorative, capire se il nostro processo di crescita è corretto, è acerbo, se stiamo andando nella direzione giusta. Ascoltare. Ascoltarsi.

Voglio emanciparmi, non so neanche bene da cosa, quello rimane l’obiettivo principale. Ma ho capito che la libertà è sorella della disciplina, anche se un’invitante letteratura ti direbbe il contrario. Sudare.

La transizione durerà ancora un anno almeno. Io devo finire il mio percorso, noi dobbiamo continuare a pedalare. Ma nel frattempo il mio cervello sta uscendo dall’anno dell’autopurgatorio e mi sta chiedendo uno scatto in avanti. Mi sta chiedendo di avere già le idee chiare in vista dell’estate del 2018. Mi sta chiedendo di passare il prossimo anno più o meno con la stessa incoscienza che hai quando sei al quinto liceo.

Ecco la novità principale tra l’estate che verrà e le precedenti. Ho chiuso gli ultimi 4-5 anni a dire a me stesso: fa’ che l’anno prossimo sia come quello che è appena finito. Non voglio di più. Continua così. Al massimo riposati. Quest’anno è diverso. Quest’anno è come quando lessi l’autobiografia di Hitchens in pieno agosto. Quest’anno devo capire cosa posso fare in più (lato positivo) o cosa mi manca (lato negativo).

Voglio capire cosa mi farebbe sentire ancora più realizzato.
Voglio capire a chi e a cosa potrei essere utile.
Voglio capire come spendere il mio poco tempo libero. Se è giusto cazzeggiare ancora di più perché lavoro già troppo, o se ha senso svegliarsi alle 5 di mattina per scrivere, o fare delle rinunce di tempo libero per qualcosa a cui tengo e che ho messo da parte, o se ha senso ricominciare a bere il caffè, se ha senso ricominciare a viaggiare come quando ero fuori di casa 100 giorni l’anno (no, quest’ultima direi di no).
Voglio capire se devo fare benissimo poche cose o se farne bene un po’ di più.
Voglio capire dove voglio essere fra 10 anni.
Voglio capire se la libertà è dove la sto cercando io, o se mi sono perso, o se sto proprio sbagliando strada.

Sto leggendo di più.
Sto pensando di più.
Sono meno sicuro delle mie cose.
Riconosco i segnali che il mio cervello fin troppo produttivo mi sta lanciando.

Non ho uno schema di lavoro fisso – infatti il titolo del post dice appunto che mi do del tempo per venirne a capo.

Ma mai come in quest’estate: se pensate di volermi dare dei consigli, o dei cazziatoni, o dei punti di vista, è il momento di farlo.
Se pensate di volermi coinvolgere in qualcosa che preveda un contributo intellettuale (su quello fisico sono abbastanza deficitario), che possa dare un valore aggiunto a chi lo propone e che mi possa far divertire, superate l’idea di “tanto Dino è sempre impegnato” e bussate alla porta.
Se pensate che ci sia qualcosa di nuovo su cui spremere le meningi, mi metto volentieri alla prova.

Per tutto il resto provo a venirne a capo da solo. Con i libri, con il silenzio. Con la solitudine. Con la notte, la mia migliore amica.

p.s. ripensandoci c’è una novità grande, una conquista se volete, che separa luglio 2016 da luglio 2017: ho imparato a vivere alla giornata. Ho imparato a svegliarmi alle 6.45 ogni mattina senza avere uno spartito pronto. Senza sapere cosa succederà, cosa mangerò, chi vedrò, quando partirò. Ho imparato a farlo perché il mondo attorno a me va tutto così. Sembra l’unica regola di vita possibile. Bene, ora che ho imparato sono ancora più certo di quello che pensavo prima: ora che lo so fare, non vedo l’ora di poter fare a meno di vivere alla giornata. Le transizioni servono anche a questo: ad avere la forza per poter volare. Un giorno.