Fotografia del 23 dicembre 2018 – Clavicole

23 Dic

Anticipo il bilancio del 2018 di qualche giorno perché voglio anticipare l’inizio del 2019 di qualche giorno, e forse ci sto anche riuscendo.

Parlarvi di me nello specifico non è indispensabile. Mi limito a una sintesi del 2018: è stato un anno con la densità emotiva di tre, quattro, forse cinque e con lo sforzo fisico di almeno un paio. I miei amici stretti sanno molto, sicuramente più di quanto hanno saputo di me nei precedenti 34 anni. Qualcuno sa qualcosa. La mia famiglia sa tutto. Dopo anni in cui non ho mai parlato dei fatti miei, ora sanno tutto, sono stati costretti a sapere tutto. Per me è stata un po’ una forma di violenza, un po’ è il raggiungimento di un grande punto di emancipazione. Sicuramente mi sento migliorato anche da questo punto di vista. Ho imparato a confidarmi (con moderazione, eh) è questo è certamente un bel passo avanti.

Non so se il corpo e sopratutto la testa erano omologati per questo tipo di anomalia nelle curve che ho dovuto affrontare durante gli ultimi dodici mesi, ma non tutto è controllabile, prevedibile, schivabile, è questa è in definitiva la prima cosa importante – e definitiva – che mi porto dietro. E soprattutto, oggi sono in piedi e sorrido. Quindi ladies and gents, fate con me un bel gesto da cafoni nei confronti delle intemperie.

Le altre due cose che sento di aver imparato:

– Il dolore è una condizione ineliminabile dell’esistenza. Ineliminabile. Esistono le malattie, le sconfitte, le tragedie, la morte, la fine degli amori, la fine delle amicizie, i tradimenti, le delusioni, gli errori perdonabili e quelli imperdonabili. Prendere atto di questo fattore per me è grande notizia, e per due motivi. Il primo: se il dolore è una condizione ineliminabile dell’esistenza, è totalmente inutile vivere la propria vita pensando di schivarlo. Quelle strategie di pseudoprotezione basate sul ‘non mi dico la verità’, ‘non ti dico la verità’, ‘urlo più forte così con la mia voce copro la voce della mia testa e non sento la realtà delle cose’, ‘mi metto in un angolo e aspetto che il tornado passi’ sono, semplicemente, inutili. Anzi: sfidare il dolore con i muscoli molli è il modo migliore per farsi ancora più male. Il secondo: se il dolore è risorsa abbondante, è disponibile con facilità al mercato, a due lire, a volte te lo regalano pure quando non lo hai chiesto, tanto vale non perdere un solo secondo a indugiare su quello stato d’animo. Bisognerebbe (e si può) passare tutta la vita a lavorare sulla gioia. La gioia esiste, ma (a differenza del dolore) non è gratis, non si trova agli angoli delle strade. Va costruita, va voluta.  Esistono le guarigioni, le vittorie, le grandi notizie, la vita, l’inizio degli amori, l’inizio o la riscoperta delle amicizie (a proposito: quanto ho sottovalutato l’amicizia tra uomini, e quanto l’ho riscoperta quest’anno), la lealtà totale, le sorprese, le scuse sincere quando sbagli, i comportamenti che migliorano dopo che scopri che hai sbagliato. Tutto questo richiede impegno. Sopratutto richiede determinazione. Perché essere infelici è semplicissimo; per essere felici bisogna volerlo.

– dite sempre la verità alle persone a cui volete bene. Sempre. Fatelo per loro ma anche per voi stessi. Fatelo coi tempi giusti. Né troppo presto (un mio errore tipico) né troppo tardi (un tipico errore altrui). Le strade lastricate di sincerità sono spesso le più complicate da percorrere, ma portano sempre a destinazione. Confidatevi. Condividete il carico con chi ha la forza e la voglia di condividerlo. E siate pronti a portare il carico di chi volete bene sulle vostre spalle, per tratti brevi o meno brevi. Tutti hanno bisogno di aiuto. Nessuno ce la fa da solo.

Per il 2019 ho un solo fondamentale (ma difficilissimo) obiettivo: annoiarmi. Dare riposo alle mie clavicole, che hanno dovuto sopportare carichi (ir)reali, ingiusti. E ho naturalmente tanti sotto-obiettivi funzionali a raggiungere il macro-traguardo.

Metto questo 2018 in un bel cartone, bello capiente. Non butto niente, perché nonostante tutto non c’è davvero nulla da buttare. Metto il cartone in cantina. Lo sigillo bene, perché voglio andare oltre. Ma quel cartone deve restare qui, accanto a me, a ricordarmi tutto quello che mi è successo. Inizio il 2019 con qualche giorno d’anticipo rispetto al calendario. Buon anno. Nuovissimo. Siate felici, se potete.

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