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Grandi menti piccole menti

5 Mag

Grandi menti discutono di idee,
menti mediocri discutono di eventi,
piccole menti discutono di persone e di quel che fanno.

(Eleanor Roosevelt)

Essere miti

1 Mar

Vorrei capire bene che cosa si intende con “mitezza”.
La parola è troppo grande per farne un uso ambiguo o sommario.
Mi spiego, la parola è alta.
Ma oggi per me è una parola conflittuale, e in fondo lo è anche nel Vangelo.
La mitezza mi pare del tutto estranea al mondo che ho di fronte.
Il simbolo incarnato di questo mondo
è la violenza.
E l’ideologia di questo mondo: è la forza, l’osanna per chi vince.
Essere “miti” significa essere in discordia profonda con questo mondo e dunque domanda una radicalità, non un contemperamento e una moderazione.
Non una “normalità”, ma un sentirsi acutamente anormali rispetto a questo ordine così violento e selvaggio, in cui impera la supremazia onnivora del profitto.

(Pietro Ingrao)

Democrazia e cioccolato

16 Feb

La democrazia è quando puoi scegliere liberamente tra panna e cioccolato, crema e cioccolato, zabaione e cioccolato, fragola e cioccolato, menta e cioccolato …e a te il cioccolato fa schifo.

(Giorgio Fontana)

Con parsimonia

7 Feb

In questi tempi difficili è opportuno concedere il nostro disprezzo con parsimonia, tanto numerosi sono i bisognosi.

(François-René de Chateaubriand)

Prudenza e tolleranza

18 Gen

Per riuscire ad orientarsi nel mondo è opportuno farsi una grande provvista di prudenza e tolleranza: con la prima ci si protegge da danni e perdite con la seconda da liti e imbrogli.

(Arthur Schopenhauer)

Non si può e non si deve piacere a tutti

12 Gen

Prima dei social network eravamo convinti di essere amati e basta perché quello a cui stavi sulle balle non veniva a dirtelo. Ora sappiamo che una delle regole fondamentali della vita è che non si può e non si deve piacere a tutti. Provarci è un errore comune. L’ho fatto anch’io.

(Fiorello)

Tutti credono di poterlo fare

3 Nov

Creativo non è un lavoro così facile. La reputazione di questo mestiere risente nella sua apparente semplicità. Tutti credono di poterlo fare. […] Se portiamo avanti il nostro paragone con il giornalista del “Figaro” il lavoro del creativo è un po’ come se il suo articolo venisse corretto dal redattore, poi dal caporedattore, poi dal direttore responsabile, poi riletto e modificato da tutte le persone menzionate nel suo testo, poi presentato in pubblico davanti a un campione rappresentativo di lettori del giornale, prima di essere nuovamente modificato, il tutto con 90 probabilità su 100 di non essere alla fine pubblicato.

(Frederic Beigbeder)