Lily Allen – the Fear: quando nel luglio del 2006 la redazione di Coolclub mi chiese di recensire il primo album della 23enne londinese (Alright Still, voto 6) mi dissero “non puoi farlo che tu, che sei l’anima pop della redazione”. Quel giorno fu una sorta di investitura al contrario, perché prima di allora una come Lily non me la sarei mai filata. Ma in effetti chi meglio di lei, chi è più pop di una cantante che non sa cantare, non è bella, non è magra, ma è su tutte le copertine delle pagine dei giornali di gossip inglesi? In più, aggiungete una dose di coraggio infinita e ottimi collaboratori (il solito, il migliore: Mark Ronson) e vi renderete conto che avete tra le mani uno dei pezzi dell’anno di una delle artiste del decennio (Eresia!).
BPA – Seattle: ed ecco a voi il nuovo singolo di Brighton Port Authority, alias Mighty Dub Katz, alias Pizzaman, alias Fat Boy Slim, alias Norman Cook, alias Quentin Leo Cook (tra la popolarità e l’anagrafe, che cammino tortuoso), ex-bassista degli Housemartins, conosciuto prima come dj, poi come remixer, poi come produttore, fino a diventare squisito artista pop. In questa “Seattle” si accompagna ad Emmy the Great, alias Emma-Lee Moss, nata ad Hong Kong e cresciuta a Londra, prossima all’album d’esordio dopo aver fatto tour con Marta Wainwright, sorella di Rufus Wainright, figli d’arte di Loudon Wainwright III e Kate McCarrigle…basta, salvatemi.
Kerli – Walking on air: Kerli Koiv (classe ’87) è la punta di diamante della nuova tradizione della musica pop estone, ammesso che ne fosse una vecchia. Salita agli onori della cronaca per essere riuscita ad arrivare sino alla colonna sonora del nuovo James Bond (impresa ardua, ad esempio, per Amy Winehouse, giustificata da zio Mark Ronson per problemi di “salute”), biondissima, bellissima, firma per la Def Jam nel 2006 in circostanze abbastanza inspiegabili. Per una volta i discografici ci hanno visto giusto: il singolo funziona anche nelle radio italiane è l’album che segue è molto solido. E’ nato un nuovo genere: il nordic pop (dite Abba? Dite A-Ha? Dite Roxette?)
Amy Macdonald – This is the life: da Glasgow (anche lei classe ’87), l’artista più sottovalutata di questo straordinario filone di giovani cantantesse anglosassoni. Più folk che soul, più normale che maledetta, dichiara, il giorno dell’uscita di “This is the life”, di essere una fan di Justin Timberlake. Elton John dichiara invece di essere fan di quest’altra Amy, che nel frattempo entra nella top ten di tutta Europa, vendendo oltre 2 milioni di copie. Prima in classifica anche nel suo Regno Unito con l’album omonimo, giunge in questi mesi in Italia nel più perfetto anonimato. Noi sì che siamo furbi.
The ting tings – Be the one: su Internet ci sono tante cose belle, ma altrettante fesserie. Al pezzo in cui si parla di “pop raffinato” ho chiuso tutto e ho deciso di abbandonare il politicamente corretto. Questo duo di Manchester copia spudoratamente; “Be the One” è stato preso in sequestro dallo studio di registrazione dei Cure, di indie non c’è una beneamata mazza. Ma sono così piacevoli da ascoltare, così ruffiani, così pop nel loro essere finto-alternativi che si fanno amare da noi, gente raffinata.
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