fai una foto all’Italia (parte 1)

19 Feb

Silvio Berlusconi è preoccupato di non aver di fronte un’opposizione strutturata per quanto accade nel Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni? “No. Ormai è un’abitudine – risponde il Premier, a margine dell’incontro con il premier britannico Gordon Brown a Villa Madama – Sono 15 anni che sono in politica e mi sono confrontato con sette leader diversi, che sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo non vorrà tradire la regola della sinistra“.

Berlusconi fa bene a dire queste cose, diciamoci la verità. Ha dimostrato a se stesso che può distruggere fisicamente qualsiasi avversario politico senza nemmeno dover fare chissà quale sforzo. Ha ucciso Illy, ha ucciso Soru. Con Emiliano, se mai Silvio dovesse valutarlo pericoloso, sarà più complessa. Perchè troverebbe qui un sindaco che, forse paraculandolo, forse no, gli ha già detto che Bari gli vuole bene e perciò gli vuol bene pure lui.

Ha ucciso i politici e ha dato una mano con il PD.

E’ bastato flirtare con Veltroni per far coniare il neologismo Veltrusconismo e iniziare con la sequela dei sospetti. L’atteggiamento riformista, sensato in assoluto, inopportuno in Italia, visto e considerato che dall’altra parte si gioca una partita diversa, smaccatamente diversa, ha aumentato la teoria del sospetto.

Quando il PD ha palesemente rinunciato a scegliere una propria strada di assolutismo politico (fottersene di Berlusconi: perchè non farlo? E’ un atteggiamento che, a mio avviso, lo avrebbe mandato in paranoia), terrorizzata dai sondaggi, dal dipietrismo, dalle ansie di prestazioni, ha deciso di rinunciare a una possibile chiave di lettura di se stessa. Pur non accorgendosene.

“La ragione per cui credo che Veltroni abbia fallito la sua missione è quella di non essersi mai risolto a essere o carne o pesce“. Lo ha dichiarato Antonio Di Pietro a Omnibus su La7. “Un giorno sembrava volesse fare opposizione con me -ha continuato il leader dell’Idv- il giorno dopo faceva le moine a Berlusconi. In politica bisogna fare una scelta di campo, non è che si può stare con due piedi in una scarpa”.

E’ così. Nè carne nè pesce. Nè socialisti nè cattolici. Nè pro nè contro. Nè arte nè parte. Non c’è modo migliore per perdere consensi, nella vita e nella politica. La perdita dell’identità: un succedaneo della morte.

E’ ancora presto per dirlo, ma anche l’occasione irripetibile che ogni crisi genere, ovvero il bisogno di trovare delle soluzioni nuove, sta per essere persa. Veltroni è palesemente il capro espiatorio. D’Alema e Bersani tacciono. Non se l’aspettavano. Ora devono rispondere a 12 milioni di elettori.

O si prendono la leadership, o non rientrano mai più in politica.

La scissione? “Non so… Qualche rumour l’ho sentito… Diciamo che se devo scegliere tra la conquista di un profilo netto, per il Pd, e una costante ambiguità, punto sulla prima opzione. A costo di perdere qualche componente”. Lo dice Sergio Chiamparino in un’intervista a ‘L’Espresso’ a proposito di una eventuale scissione nel Pd. Secondo il sindaco di Torino è meglio dunque correre il rischio di perdere qualcuno per strada pur di mettere in campo un progetto più definito e superare l’attuale ‘correntismo straccione‘.

Tutti lo sanno, nessuno lo dice. Non si può stare tutti insieme. Qualcuno dovrà sbaraccare, dovrà lasciare a qualcun’altro il logo, le idee, il progetto.

Il PD non dovrà morire, ma dovrà decidere se diventare un partito socialista o la democrazia cristiana. E l’altra parte della medaglia dovrà diventare cosa rossa o UDC. Lealmente, senza sbattere la porta, senza paura.

Ripeto: siamo in crisi, non c’è momento migliore per essere serenamente propositivi. Per guardare al futuro.

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