Tutti i giorni mi capita di leggere, ascoltare, osservare, sperimentare in prima persona una tensione che sembra caratterizzare l’Italia, da qualunque punto di vista la si voglia guardare. La tensione è tra chi cerca il cambiamento e chi lo rallenta, o lo impedisce.
Non voglio farne una questione generazionale, di classi sociali se non addirittura psicologica (o psichiatrica), anche perché le generalizzazioni sono argomenti molto deboli per spiegare la realtà, specie nell’era dei social media, dove l’eccezione alle regole troppo semplicistiche è sempre servita calda, tra i commenti o nelle righe di una polemica.
Ho letto, ascoltato, visto, storie di privati che provavano a cambiare il potere pubblico, e il potere pubblico che ignorava, fischiettava, rimandava, non leggeva la posta, non trovava un euro (mentre centinaia di migliaia di euro passavano lì, alle tue spalle).
Ma ho anche letto, ascoltato, visto, storie di dirigenti e funzionari pubblici che provavano a irretire le pessime abitudini dei privati attraverso il loro prezioso, regolare e ostinato lavoro, ricevendo in cambio sberleffi quando andava bene.
Ho visto pezzi di potere pubblico rinnovatori contro pezzi di potere pubblico conservatori. Privato visionario contro privato cupo. Giovani vecchi contro vecchi giovani, e giovani giovani contro vecchi vecchi.
Di più: ho visto, ascoltato, letto storie di persone che riuscivano a cambiare registro in pochissimo tempo, probabilmente per frustrazione o per comodità. Da rivoluzionari ad ammansiti, e viceversa: di conversioni improvvise e interessate ne abbiamo viste tante, credo anche voi che state leggendo.
Mi ha sempre affascinato lo spreco sistematico di energie da parte di enormi masse di italiani che, in determinati contesti, hanno deciso di dedicare il loro tempo e la loro voglia per difendersi da una presunta minaccia, spesso interna (e dunque ancora più presunta), alle loro “cose”.
E poco importa che le “cose” stiano finendo per tutti, e che la difesa è l’unica strategia certamente perdente in questa fase di crisi apparentemente infinita. Perché in questi anni l’onda del mare si è spesso rivelata più alta, più forte, più determinata di qualsiasi tentativo di fermarla.
Ripensandoci in questi giorni, mi è venuta voglia di scrivere due parole, semplici nella forma, durissime nella sostanza: non mollate.
Non mollate perché i muri di gomma non sono un problema che appartiene solo a voi, o solo a una categoria in particolare: i muri di gomma sono ovunque, anche davanti a persone che sembrerebbero già “arrivate” nella vita e che invece continuano a lottare, in silenzio e senza fama né gloria, nel tentativo di lasciare un segno, un segno di bene comune, nella propria vita.
Non mollate perché ci sono tante circostanze in cui gli innovatori hanno più talento e competenza degli arroccati, e lo sanno. Proprio per questo trovano incomprensibili le difficoltà sul loro cammino, perché è molto difficile e irrazionale spiegare l’atteggiamento di chi rallenta o impedisce un cambiamento che serve a tutti, loro compresi. Quanto più vi sbatteranno la porta in faccia senza motivo, tanto più avrete bisogno di pazienza, e di lucidità, per non mollare. Ma quella pazienza e quella lucidità sono fondamentali. Perché stare all’opposizione è molto più difficile che essere maggioranza, per quanto sembri vero il contrario. L’opposizione richiede studio, disciplina, tattica e strategia insieme. Essere opposizione e avere l’ambizione di cambiare le cose richiede un fisico e un cervello da maratoneti, più che da centometristi.
Non mollate perché la rivoluzione non è mai stato un pranzo di gala, ed è sbagliato aspettarsi che le cose, o le persone, per cui o contro cui state combattendo vi accolgano con un tappeto rosso. Non è mai stato così. Ed è naturale, per certi versi “giusto”, che vi facciano la guerra. Se il vostro scopo è rovesciare qualcuno o qualcosa, è normale che il qualcuno o il qualcosa si difenda fino all’ultimo. La parola cambiamento è sinonimo della parola conflitto, e la parola conflitto spaventa. La paura (quella degli altri, e certe volte la vostra, di non riuscire dopo tanti tentativi andati a vuoto) è il vostro principale nemico, i muri di gomma sono fatti di spavento, di terrore. Il terrore paralizza. E voi che volete cambiare il mondo non vi potete permettere la paralisi.
Non c’è un motivo particolare per cui ho scritto queste parole. Non c’è una storia di successo fresca di giornata con cui provare a convincere gli altri. Forse c’è solo la mia testardaggine e la voglia di essere sereni. E di passare la vita così, a schiantarmi contro muri di gomma, a provare a prenderli a morsi, e a giocarmela fino all’ultimo con il sorriso sulle labbra.
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