Fotografia del 12 dicembre 2014 – Anno parzialmente sabbatico

12 Dic

Vi scrivo dall’aeroporto, in partenza per l’ultima docenza del 2014.
La consueta docenza del fine settimana. Cinque ore di comunicazione politica.
La cinquantesima docenza consecutiva in quattro anni al corso in social media marketing di Eurogiovani. Sono nel gruppo di docenti dall’inizio di questa fantastica esperienza (fantastica perché continua a fare formazione aumentando le date e le città in giro per l’Italia, ogni anno) e non ne ho saltata neanche una. Il che vuol dire, a spanne, almeno 250 ore di formazione e non meno di 1000 formati.

Sarà stata la coincidenza di date e di ricorrenze, ma proprio oggi ho deciso che domani sarà la mia ultima docenza in questo corso.

È la prima, brusca, conseguenza di una mia “scelta di vita” (mi scuso per l’enfasi): ho infatti deciso che dal 2015 sarò un docente molto meno attivo e presente.

Ridurrò (credo di molto) il numero di ore di formazione.
Ridurrò (certamente di molto) i blocchi di docenze da cinque ore in su.

È una decisione che in cuor mio avevo già preso un paio di anni fa, e che mentalmente avevo rimandato al 2018, addirittura al 2020. Ma alcuni segnali dal mio 2014 mi hanno fatto capire che dovevo anticipare, e di molto, questo cambiamento.
I motivi in fondo sono banali, e sono tre.

Primo, e sarei ipocrita a non metterlo per primo: perché in questo momento me lo posso permettere.

Secondo: perché fare l’imprenditore mi impone nuove e più intense responsabilità. Per farla breve: devo dedicare il 100% delle mie energie a Proforma, non farlo sarebbe stupido (già lo era prima, figurarsi adesso).

Terzo: perché quest’anno ho passato più ore a insegnare che a imparare. Ho scritto pochissimo e ho studiato ancora di meno. Pochissime ricerche, zero saggi letti. È un modello insostenibile: può durare un anno, non di più. Poi la qualità della formazione decade, soprattutto in materie in cui non esiste una teoria certamente valida nel tempo. Penso che si debba un profondissimo rispetto agli studenti, di ogni corso ed età, che al sesto anno consecutivo di recessione investono denaro per formarsi; immagino che debba essere ogni anno più difficile. Il rispetto, per me, passa dallo studio continuo e dal tentativo di tenere alta la qualità del servizio che metto a disposizione. In queste settimane ho realizzato che se non avessi cambiato nulla in tempi brevi, avrei rischiato di diventare un docente peggiore, e così ho deciso di abbassare la voce.

Sebbene i primi due motivi siano più pragmaticamente autoevidenti, questa è stata la vera molla che mi ha indotto a prendere questa decisione. Penso che uscire di scena sia infinitamente più difficile che entrarci: ne vedo tanti, spesso, bruciarsi perché non si rendono conto di quando è il momento di mollare, di non insistere, di non esagerare.

Non smetterò del tutto di girare per docenze e seminari: il confronto è per me necessario, non posso rischiare di rincoglionire davanti al computer, drogato dai miei dati e dalle mie presunte certezze. Cercherò quindi di concentrare gli sforzi su poche azioni mirate, e cercherò di sfruttare parte dei weekend recuperati per tornare a studiare.

Sarà quindi un anno parzialmente sabbatico: oggi penso che questa decisione sia irreversibile, ma magari fra un anno scoprirò di aver sbagliato.

Chiudo ringraziando profondamente Vito e Giuliana per aver creduto in me sin dalla prima edizione e per aver investito sulla mia crescita professionale in questi anni. Ringrazio anche tutti gli studenti che sono riusciti a seguirmi per cinque ore di sabato (mi rendo conto che sia una cosa complicata).

E adesso andiamo a prendere quest’aereo, perché domani c’è lezione.

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4 Risposte to “Fotografia del 12 dicembre 2014 – Anno parzialmente sabbatico”

  1. ah-la-patty 13 dicembre 2014 a 09:52 #

    L’ha ribloggato su Appunti Spettinatie ha commentato:
    dovrebbe essere obbligatorio per tutti. un periodo sabbatico. per studiare, e riprendere il contatto con la realtà. e alla fine dovrebbe esserci un esame. un esame durissimo e impietoso di “realitudine”. a qualcuno non basterebbero decenni per superarlo. ecco. a quelli lì semplicemente gli andrebbe impedito di far danni finché non capiscono davvero (politici, insegnanti, manager…). per quelli lì si potrebbero organizzare corsi di recupero intensivi. tipo raccogliere pomodori.

  2. smilablomma 14 dicembre 2014 a 16:43 #

    mi piace che tu abbia chiaramente parlato del primo motivo. molti lo avrebbero tenuto nascosto alimentando un falso mito.
    buono studio allora, eh?!

  3. Anonimissimo 16 dicembre 2014 a 16:21 #

    Leggendo i tuoi post, non mi viene altro che dire: “Madonna mia santa, che palle”. Chi ti sta vicino, sicuramente non te lo dice, ma spero proprio tanto che, almeno l’1% di loro, pensi: “Mamma mia che persona PESANTE”.

  4. dino amenduni 16 dicembre 2014 a 16:52 #

    @Anonimissimo, hai perfettamente ragione. Sono una persona pesante. Si vede che mi conosci.

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