Fotografia del 30 dicembre 2015 – Due buoni propositi per il 2016

29 Dic

Lascio agli esperti la valutazione sulla sensatezza dei buoni propositi (e, ancora più nello specifico, sui post in cui i propositi si raccontano). Lascio agli stessi esperti la valutazione sulla necessità di fare ogni anno buoni propositi, se si decide di farli. Io sono già troppo rigido per i fatti miei e sto provando nella direzione opposta, per cui oggi scrivo, fra un anno si pensa.

L’anno prossimo – anzi, dall’anno prossimo – vorrei fare due cose.

1. Giocare, non importa come. Da solo o in compagnia, online o offline, alla Playstation o a freccette, a calcio o a basket, a poker o a briscola, a Risiko o a un-due-tre-stella. Ho sottovalutato per troppi anni l’aspetto ludico di me stesso e in generale l’equilibrio che il gioco ti offre. Dovreste vedermi mentre sto lì a giocare a hockey alla PS4. A parte i bestemmioni quando perdo e le urla di gioia quando vinco, esattamente come 15-20 anni fa, sento proprio che il cervello produce sostitutivi del doping in modo libero e indefinito.  Ce lo chiede Darwin, insomma. Il gioco, poi, ti permette di conoscere meglio le persone (quando dicono che gli uomini mostrano la loro vera natura su un campo di calcio, io credo che abbiano molta ragione) e soprattutto di viverle senza pregiudizi, cosa assai più difficile al lavoro o, peggio ancora, nel chiacchiericcio e nel sentito dire). Il gioco ti permette spesso di imparare (sono un vago conoscitore di geografia europea grazie al fatto che l’Hoffenheim gioca in Bundesliga, per citare un esempio), di girare il mondo (a marzo andrò in Irlanda per la prima trasferta rugbyistica: giocheranno quelli della Nazionale, ma vale uguale). E di ridere. Alla riscoperta del gioco abbinerò anche la riscoperta del weekend come parco giochi, ovviamente fino a quando le campagne elettorali arriveranno a ricordarci che continuare a ridere e a non prendersi sul serio resterà fondamentale, ma che per giocare bisognerà aspettare che tutti gli altri siano a letto a dormire.
2. Riscoprire Bari. Da dieci giorni sono tornato cittadino della mia città. Vista da fuori può sembrare una questione meramente formale: a Bari in questi 13 anni da non-residente ho praticamente vissuto, ho fatto l’esame di scuola guida, ho studiato, ho fatto le mie battaglie, sto lavorando. Ma il dover tornare a casa, in una casa che non era sul solito territorio, mi ha allontanato dalla città, insieme a un mix di pigrizia mentale mia e di necessità di stare chiuso qui nella Babele del mio ufficio, fisicamente a Bari ma mentalmente ovunque. Dopo la sbornia della campagna elettorale del 2009 e i successivi strascichi, ho continuato ad amare Bari, ma ho iniziato a dubitare che il sentimento non fosse del tutto ricambiato. Colpa mia. Devo dunque provare a riconquistarla, soprattutto devo imparare a conoscere nuovamente i baresi, i tantissimi baresi che non conosco. Da loro devo imparare a vivere la città, di nuovo. Mi piacerebbe anche scrivere di Bari, e di farlo dall’unica prospettiva che mi posso permettere di considerare: di cittadino in perenne conflitto di interessi, ma che non si è ancora privato (si spera) di un briciolo di autonomia intellettuale. Vi farò sapere se riesco a portare la città a bersi una cosa, magari mi racconta qualche fatto interessante. Nel caso, sarò molto contento di condividerlo.

Buon 2016.
(oh, ridere fa superbene)

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