Il mio 11 dicembre 2008

12 Dic

00.10: sono a Roma, allo St’à, alla festa di Proforma. All’interno del locale il cellulare non prende. Vado fuori a fare una telefonata. Inizia a piovere. Non ha ancora smesso. Non ha mai piovuto così tanto negli ultimi 100 anni a Roma.

02.00: io e Danilo ci rendiamo conto che non possiamo raggiungere chi ci avrebbe ospitato.

02.04: decidiamo di imboscarci nell’albergo.

02.31: usciamo dallo St’a, diluvia. Abbiamo con noi 2 ombrelli, siamo 10. Dobbiamo portarci dietro anche gli allestimenti. Ho una cartina su un foglio di carta. Dura 10 secondi. Per fortuna bastano a orientarci.

02.41: fradici, ci cambiamo. Inizio a scrivere sms a chi dovevo avvisare. Il cellulare non prende, li lascio in coda. Li manderà durante la notte, penso io. E se non li manderà chi mi chiamerà avrà l’attesa lunga e capirà che sono in un posto dove non prende.

09.15: gli sms non sono mai partiti. Inizio a realizzare che ho fatto il danno.

09.21: dopo varie ricognizioni, compresa la veranda interna, dichiaro ufficialmente di essere isolato dal mondo.

10.15: Magliocca mi avvisa che è partito un giro di telefonate, alcune molto preoccupate, per cercare di individuarmi. Nel frattempo, a Roma, una donna muore annegata. Nella sua automobile.

10.21: inizia il mio giro di telefonate.

10.33: prendo un cazziatone spaventoso.

11.11: partiamo con il Ducato per ritornare a casa.

11.48: la via Salaria è chiusa al traffico, così come parte della Nomentana.

12.32: ci perdiamo a Palombara, ridente cittadina alle porte della Capitale.

13.01: entriamo nel Grande Raccordo Anulare.

14.23: ci fermiamo per pranzo. Davanti a un autogrill c’è una Volvo adibita a macchina mortuaria. La bara è all’interno, circondata da lumi. Del conducente, neanche l’ombra.

19.22: arrivo a Bari. Ho una partita di calcio di lì a 38 minuti, devo tornare a casa, cambiarmi, prendere la macchina e tornare indietro.

19.40: prendo il bus da Largo Ciaia. Sono atteso in campo 20 minuti dopo.

20.16: metto piede a casa. Ho già 16 minuti di ritardo.

20.21: scopro di non avere magliette bianche a maniche lunghe pulite. Opto per le maniche corte, fuori ci sono 7 gradi.

20.40: arrivo al campo. La partita è già abbondantemente inizata. Inizia a piovere forte, lo spogliatoio è chiuso e non posso mettermi le scarpe in campo nè portarmi borsoni o cose del genere, dato che se lo avessi  fatto avrei riportato a casa poltiglia liquamosa. Così, decido di non cambiarmi, di lasciare tutto in macchina e di giocare con le scarpe da ginnastica.

20.44: al secondo scatto, scopro di non avere assolutamente trazione. Aumenta la pioggia. Sulla mia fascia c’è Remo, il più veloce dei 14 in campo.

21.45: la partita finisce, corro verso la macchina. Le scarpe sono inutilizzabili perchè sporche e zuppe. Me le tolgo, guido scalzo, in maniche corte, completamente fradicio. Il piede sinistro ha ancora una frattura del primo metatarso che urla vendetta.

21.59: sono a casa.

22.35: esco di casa.

Scegliete voi quando commentare “è pazzo”. Io lo farei quelle 4 o 5 volte.

2 Risposte to “Il mio 11 dicembre 2008”

  1. Avatar di Tinta
    Tinta 16 dicembre 2008 a 22:22 #

    Che dire….uomo bagnato uomo fortunato??????( se tu fossi stato una donna la cosa avrebbe assunto ben altro significato!!!)Comunque, scusa il cinismo, ma io al posto tuo mi sarei fatta una ricca grattata: la donna morta, la volvo funebre….e che cazz’!!!

  2. Avatar di dino amenduni
    duniduni 16 dicembre 2008 a 22:29 #

    In effetti, ricostruendo, il quadro è piuttosto tetro :)

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