su di giri, fuorigiri

16 Dic

Partiamo dalla fine. Sono in pigiama a quest’ora. In teoria, niente di eclatante.

Ma visti i tempi lo è.

Ogni giorno è vissuto intensamente, pericolosamente. Al limite, oltre il limite.

Parto carico a casa, torno a casa altrettanto carico, ma svuotato di energie, sopratutto emotive. Troppe responsabilità. Il problema è che le responsabilità mi piacciono assai.

Qualche ora di sonno (sempre meno, in verità) e si riparte, più convinti di prima.

Andare più forte delle proprie possibilità, andare oltre i giri che il motore ti consentirebbe, è di per sè una scarica di adrenalina continua.

Andare oltre ciò che la combinazione corpo-testa ti consentirebbe, andare avanti con la forza dei nervi, è un’esperienza alla lunga logorante. E questo me lo insegna la seppur piccola esperienza che ho.

Sto andando fuorigiri, ma so perfettamente cosa vuol dire, quando mi devo fermare e perchè lo devo fare. Quasi a farlo apposta, sembra che il primo Gennaio rappresenti il perfetto scollinamento della mia vita presente.

Dal primo del 2009 dovrebbe essere tutto più facile. Perchè le scelte stanno venendo su da sole, perchè è impossibile essere tutto ciò che sono in modo qualitativamente significativo.

E’ impossibile essere lavoratore, pensatore, blogger, speaker, fidanzato, figlio, giornalista, consulente, tutto bene.

E così, quasi in una sorta di selezione naturale, sta emergendo la lista delle priorità.

E un sano egoismo.

Anche questa settimana mi è stato chiesto un bagno di umiltà. Ogni settimana c’è qualcuno che mi dà dell’egoista, dell’egocentrico, del megalomane, dell’arrogante. Clichè, almeno per come la vedo io. Clichè, aiutati dal fatto che scrivo qua, che qui ne parlo, che qui metto alla prova me stesso e i miei difetti. Mai un’autocritica da chi mi giudica.

Mi sono sinceramente stancato.

Quello che chiamano mancanza di umiltà, io la chiamerei ambizione. Smodata. Fastidiosa forse. Ai più, che non sfondano per tanti motivi. E si incazzano con me perchè dovrebbero incazzarsi con loro stessi.

Spesso divento rabbioso, perchè la gente non va alla mia velocità. Io commetto un errore nel non lamentarmi, lasciar crescere la mia delusione silenziosamente. Ma forse lo faccio perchè so che, in fondo non posso chiedere di più. Proprio perchè mi sono reso conto che, per ora, vado più forte.

La mia rabbia si riversa sui gruppi, sulle persone che mi stanno vicino, perchè con loro vorrei proseguire. E non ci riesco. E non mi faccio sempre capire.

Questa affermazione mi renderà ancora più megalomane e meno umile di prima ai vostri occhi: vado semplicemente più forte. E mi arrabbio con chi non va alla mia velocità. E faccio malissimo.

Ho un ritmo diverso, e devo arrendermi. Devo fare le cose per i fatti miei. Solo così non mi avveleno, solo così non dò la sensazione di volermi imporre. Solo con l’egoismo smetterò di sembrare egoista. Solo facendomi i fatti miei sembrerà che non voglio comandare su tutto.

Ma i giri sballati hanno tanti significati. Hanno il senso di chi, un paio di volte questa settimana, è stato incapace di gestire i propri impegni, isolato ora dalle antenne dei cellulari inesistenti, ora da spostamenti di riunioni di sabato, con ritardi (e delusioni scatenate) a cascata: io, fallimentare come non mai.

I giri sballati hanno il senso di chi si è reso conto, in quell’isolamento, in quelle grida, in quelle lacrime da me causate che rallentare è un dovere, oltre che un diritto.

Che si può andare fuorigiri, ma non così tanto.

Che ci si dovrebbe preoccupare di spingere sul tachimetro, ma in altre direzioni. Ad esempio regalandosi un weekend come quello appena finito.

O regalando simboli. E disegnando il futuro. Senza fretta.

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