Perchè il porno non tira più (la mia sul 2.0, per Coolclub)

1 Mar

Semplice: il porno non tira più perché c’è YouPorn.

In realtà questa sacrosanta analisi è solo l’evidenza di un fenomeno dalla complessità inimmaginabile, soprattutto per chi la determina, ovvero gli utenti della rete, gli stakanovisti di Facebook, i taggatori a tradimento. Ogni click, ogni scelta, ogni “mi piace”, ogni commento, ogni link (la vera moneta di scambio della nostra era) determina una trasmissione di autorevolezza. Se 10 persone inseriscono un link sul proprio blog, sarà più facile trovarlo su Google, che vive proprio di questo principio. Se tra quelle 10 persone c’è un opinion leader, una persona ritenuta autorevole dall’opinione pubblica, quel link assumerà un peso ben più grande.

Sarà dunque più autorevole. Questo continuo e solo apparentemente disordinato scambiarsi l’autorevolezza, il determinare socialmente il valore di un pensiero, di un prodotto, di un bene e di un servizio su Internet ridisegna il mondo  e manda al tappeto ogni teoria di marketing consolidata. Negli Stati Uniti questo meccanismo è stato analizzato e reso teoria economica che pian piano sta diventando paradigma anche per i pochissimi addetti ai lavori italiani (se ve lo racconto, un motivo ci sarà): è la teoria della “Coda Lunga” (illustrata in un libro omonimo anche nel nostro paese – il sito ufficiale è http://www.longtail.com), scritta nel 2004 da Chris Anderson, direttore di Wired, mensile su “persone e tecnologie che stanno cambiando il mondo”, così come cita il roboante sito italiano (www.wired.it),  che lancia la versione italiana di questa bibbia degli smanettoni. Secondo questa teoria, adatta a spiegare soprattutto l’utilizzo di beni immateriali sulla Rete, sono gli utenti a stabilire se un prodotto è buono, e a determinare il successo dei mercati di qualsiasi forma e dimensione.

Se fino a 5 anni fa dovevo spendere una fortuna per un manga giapponese, adesso posso spulciare tra siti e forum nipponici e andare a pescare ciò che preferisco. Il mercato si trasforma da promotore di “hit”, in cui pochi prodotti adeguatamente drogati da una strategia di distribuzione e comunicazione giungono al consumatore che deve scegliere tra poche alternative,  a promotore di nicchie, in cui esistono milioni di micromercati che prima dell’avvento di Internet e del web 2.0 non avevano ragione di esistere perché non avevano un’economia sostenibile e che adesso, a causa del costo nullo dell’interazione produttore-consumatore (una dicotomia oramai superata: oggi si parla di prosumer, perché tutti pubblichiamo video su Youtube, oltre a guardarli) producono guadagni minimi ma costanti per chi produce e gratificazione massima per chi consuma, perché può scegliere esattamente ciò che vuole.

La teoria della coda lunga trova proprio in questo la sua massima ispirazione, poichè dimostra che le economie generate dai milioni di nicchie è superiore da quelle generate da poche hit milionarie. Di conseguenza, un mondo senza hit non solo è migliore, ma è anche più redditizio.

A questa rivoluzione nemmeno troppo silenziosa non si sono rivelati pronti due corporazioni su tutte: quella musicale, e quella, appunto, del porno. Superato (con Youtube, Myspace, YouPorn) il sottile confine tra la legalità e l’illegalità nella fruizione di brani e di donnine accalorate, e mandato a quel paese il senso di colpa, l’utente della Rete può impunemente scegliere ciò che davvero preferisce, e farlo a costo zero. Non esistono più motivazioni reali per l’acquisto di questo genere di beni. Le grandi multinazionali sono corse ai ripari con video e canali “ufficiali” di altissima qualità, studiati a tavolino, che tentano di imitare la gioiosa autodeterminazione degli utenti con risultati ancora tutti da dimostrare. E così su Youtube vediamo più video musicali, e su Youporn più spezzoni di film porno e meno casalinghe alle prese con l’idraulico.

Il prossimo salto concettuale? Difficile, difficilissimo: pensare ai beni immateriali non più come un prodotto, ma come un servizio. Il brano non è più un’espressione artistica, ma una componente di un immaginario fatto di merchandising, concerti, storie, relazioni con i fan.

E qui mi fermo, perché so che rischio il linciaggio. Al prossimo numero.

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Una Risposta to “Perchè il porno non tira più (la mia sul 2.0, per Coolclub)”

  1. Amber 2 marzo 2009 a 15:54 #

    It was nice to see your blog.Just Keep Writing!

    ______________________________
    Don’t pay for your electricity any longer…
    Instead, the power company will pay YOU!

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