Effetto Radiohead: il costo zero fa venir voglia di spendere

4 Apr

Il mondo indie ha un’occasione irripetibile. La coda lunga, ovvero quella teoria economica che spiega che nel mondo dei beni immateriali (Internet, in particolare), i costi di produzione e distribuzione di prodotti e servizi ha costi tendenti allo zero apre uno scenario ancora incompreso dal mercato discografico mondiale.
Non a caso, è stato un gruppo a consegnare il vaso di Pandora al mercato musicale. Non a caso, l’idea è cresciuta subito dopo la furibonda litigata tra Radiohead ed EMI che ha portato alla rescissione del contratto. Rimasti soli e con un album pronto tra le mani, hanno deciso di mettersi alla prova. E già che c’erano, hanno messo alla prova anche i nervi di molti amministratori delegati.
Hanno creato un sito internet, http://www.inrainbows.com, su cui hanno messo a disposizione il loro ultimo album. Tutti i brani, scaricabili legalmente. Il prezzo? Lo hanno fatto decidere agli utenti. Si poteva pagare  10, 20€, 70 centesimi, nulla. E’ stato l’utente a dare un peso all’intangibile. Si è tornati al rapporto diretto tra musicisti e appassionati. Chi ha deciso di pagare ha messo i soldini nelle tasche dei Radiohead, e solo a loro. Nessun’azienda che produce cd, nessuna casa discografica, nessuno spazio pubblicitario, nessun volantino. Ma soprattutto, il quartetto di Oxford ha deciso di non farsi proteggere da nessuna macchina pubblicitaria.
Quanto hanno raccolto? 2,75€ ad album. Un settimo del prezzo di un cd. Un disastro? Affatto. La vendita di un cd musicale porta in media 2,3€ nelle casse degli artisti. 17€ e 70 centesimi arricchiscono aziende in cui il compratore non aveva deciso di investire. I Radiohead hanno quindi inventato un’operazione economica per loro stessi e per i loro fan. E il rapporto fiduciario è cresciuto. E la prossima volta, chissà, la musica dei Radiohead avrà un valore ancora maggiore.
E gli italiani? Truffatori, scaricatori a tradimento su eMule, consumatori a scrocco? Il primo mercato mondiale. 800mila € spesi. Il motivo? Di sicuro, non è solo una questione di smisurata ammirazione per Thom Yorke.
L’Italia è un mercato dove la qualità premia, ma premia anche la relazione personale.

L’Italia ha espresso il suo verdetto su come deve essere il mercato musicale. Le case discografiche sono avvisate. E l’avviso è semplice: i gruppi possono sfondare senza il bisogno dell’aiuto di nessuno.

2 Risposte to “Effetto Radiohead: il costo zero fa venir voglia di spendere”

  1. mursie 6 aprile 2009 a 21:00 #

    e vabbè, e questa è una notizia fresca?
    Seeeee, Duni perdi colpi. Il mio fidanzato me l’ha raccontato mesi fa, anzi, mi ha fatto un’analisi simile.

  2. rO 26 settembre 2014 a 19:46 #

    Adoro quell’album.

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