il passato è una terra straniera

16 Ago

(speriamo che il titolo del post non lo rovini)

Sono appena tornato a casa dopo la mia unica settimana di vacanza negli ultimi 18 mesi. E me la devo far bastare per un altro bel po’ di tempo. Per quanto sia oramai sicuro e determinato nel voler staccare la spina più volte, anche per poco tempo, durante il rutilante accavallarsi di emozioni quotidiane.

Domattina alle 8 la sveglia suonerà e non avrà particolare ritegno nei miei confronti, così come ci si deve attendere da una sveglia che sia professionale nel fare il suo mestiere. E io sarò pronto, sbadiglione, a inforcare gli occhiali e riprendere a marciare con il messaggio di buongiorno al mio amore, il caffè freddo, la rassegna stampa giornaliera, Via Fanelli in macchina.

Ma i punti di contatto finiscono qui.

Inizia una nuova pagina della mia vita, sicuramente più vicina a quelle che sono le mie corde, le mie professionalità. La inizio con l’ottimismo, forse irrealistico, di chi è sereno, quasi divertito all’idea di ricominciare con un fottìo di sfide diverse. Con l’ottimismo sicuramente irrealistico di chi è convinto di lavorare di meno o comunque in modo meno stressante. E di divertirsi ancora di più di quanto il suo mestiere e la sua vita da privilegiato mi abbiano già consentito.

Ma prima di ricominciare a ballare sento il dovere di dedicare il mio spazio pubblico a Maruzza. La chiamerò sempre per esteso, senza diminutivi nè orpelli, perchè è giusto che lei entri definitivamente nell’immaginario di tutti i miei lettori e conoscenti. Anche se (e ne sono convinto, Maruzza un po’ meno) ritengo che lei sia ampiamente entrata nell’immaginario di tutti, e che tutti non riescono più a immaginare Dino senza Maruzza.

Sento di doverle dire in pubblico determinate cose. Inizialmente ero un po’ titubante, pensavo fosse una bambinata, avanspettacolo. Continuo a pensare che la vita privata debba essere tale, come mi suggerisce l’aggettivo che la connota. Proprio per questo, Maruzza (e ora ti do del tu), spero che ti possa godere ogni parola di ciò che scrivo e che tu possa immaginare i miei occhi mentre guardano ciò che la testa riferisce alle mani.

Amore mio,

sono consapevole di non essere un fidanzato normale. Quando stai con una persona di 25 anni ti aspetti il ragazzo che ti porti fuori tutte le sere, che non debba uscire dall’ufficio dopo le 19 ogni volta, che non abbia riunioni notturne, che possa essere reperibile quasi sempre anche per fare shopping, che non ti debba obbligare a prendere un automobile o i mezzi pubblici perchè sia possibile vedersi, che non utilizzi quel poco tempo libero che ha per andare a giocare a pallone. Ti aspetti una persona potenzialmente sempre pronta per un’uscita a 2. Per portarti sul mare, a cena in posti sconosciuti, a prendere l’aperitivo anche prima di pranzo, anche senza preavviso, anche senza stare lì a trattare sulla mezzora in più o in meno di lavoro da strappare o di sonno da perdere.

Sono consapevole di non avere ritmi facili, di caricarmi di responsabilità più di quanto forse ne dovrei (e vorresti), ma allo stesso tempo sai quanto mi piaccia il mio lavoro e sai anche che quando lavoro penso sempre a una casa, a una veranda, a un cane, a un bambino. E che penso ai soldi sono in quest’ottica. Perchè a me piace lavorare per idee, per ideali, non per carriera. E so che questo ti piace molto di me.

So perfettamente che tu non riesci a goderti questi pensieri, i sogni che condividiamo, perchè pensi che io abbia già fatto questi discorsi alle mie ex. In alcuni casi è successo davvero: ho immaginato i nomi dei bambini, ho detto “ti amo”. L’ho fatto, come tutti quelli che prima di amare la donna della propria vita hanno amato e basta. O meglio, si erano illusi di essere innamorati (illusi, sì. Altrimenti le storie non sarebbero finite).

So con altrettanta certezza che qualsiasi traccia del mio passato ti ha fatto male e ti fa male ancora. Perchè le vecchie compilation nel porta-cd? Perchè i vecchi peluche in camera mia? Perchè la gente che ti sta in giro continua a parlare di persone con cui sono andato a letto? Perchè  compilation in cui ci sono canzoni che hai già usato per altre?

Sono queste le domande che ti poni. E io ti rispondo che certe cose succedono perchè il passato non conta più, non emoziona più, la sua vista non mi cambia le giornate, il suo suono non mi conduce a loro. Perchè non c’è suono. E se ci fosse, mi porterebbe a te. Non ho sentito il bisogno di fare epurazioni di feticci perchè il mio passato era silenzioso. Nè piacevole nè doloroso. Era passato. E’ passato. Non esiste più. Senza che ci sia bisogno di fare rimozioni massicce per completare l’opera. Anche la musica, l’aspetto su cui sono più colpevole, non ha più lo stesso suono. Ogni cosa che ho fatto per te ha un senso logico, un significato, non era un collage ma un progetto. Una cosa viva, pulsante, che ti avrei potuto raccontare come fosse una storia, una fiaba.

E questo accade perchè le cose sono diverse, sono diverse da quasi un anno, oramai.

Sono diverse per tanti motivi. Alcuni sono evidenti ai più, altri risiedono nelle pieghe delle nostre parole, in quei momenti in cui torno ad essere un fidanzato normale (e non sono pochi, fidati). So di doverti molto, perchè hai sfidato le difficoltà della tua vita per essermi vicino e so anche di averti fatto soffrire semplicemente esistendo, senza volontà, solo perchè la mia vita è fatta in questa maniera, perchè mi può succedere di dover fare riunioni improvvisate con il Sindaco sul bagnasciuga di Rosa Marina nel nostro ultimo giorno di vacanza mentre tu hai fame e proprio non hai voglia di pranzare da sola.

So in cosa sono in debito, e so cosa ti ho dato. Non voglio più meriti e meno colpe di quelle che ho. Ma non voglio nemmeno meno meriti e più colpe.

Questo sono io. Dritto o storto. Quel bagnasciuga che oggi hai odiato può darti la speranza che i nostri sogni possano avverarsi, e che questo possa essere possibile ancora prima di quanto tu avresti potuto desiderare per te.

Perchè ora non devo sognare nel vuoto, ora posso lavorare sulle fondamenta. E questa è una cosa nuova. Meravigliosa, diresti tu. Ed è un aspetto che divide noi dal resto del mondo, e te dal mio passato. Il fatto che i nostri sogni non sono solo rituali obbligati di due persone che stanno insieme e che non possono che cadere sui clichè delle coppie che stanno insieme per un po’ di tempo, ma progetti che hanno solidissimi motivi per essere veri.

Amore mio, qui è tutto diverso. E migliore.

Il passato, in confronto a oggi, a te, mi fa veramente schifo.

Ti amo. E grazie.

Una Risposta a “il passato è una terra straniera”

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  1. E’ quasi tempo di bilanci, e di rilanci. Rewind. « il mio piccolo spettacolare cantuccio creativo - 30 settembre 2009

    […] (il passato è una terra straniera) […]

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