Voglio passare tutta la vita a scrivere.
Ovunque ci sia spazio, a chiunque ne possa trarre giovamento, su qualsiasi terreno su cui ci sia bisogno di idee e di pensieri.
Non voglio scrivere di qualsiasi cosa ma non voglio neanche scrivere sempre dello stesso argomento, né voglio scrivere solo cose di cui sono perfettamente cosciente, perché mi annoierebbe e annoierebbe anche chi legge.
Voglio scrivere cose impopolari e retoriche, prolisse e sintetiche, sarcastiche, ironiche e serie. Utili e inutili.
Voglio scrivere per me e per gli altri, per i miei amici e per il mondo, sui giornali e sui blog, online e offline, per la stampa e per la televisione, per il cinema e per la radio.
A nome mio e per qualcun altro.
Voglio scrivere cose illuminanti e prendere delle cantonate pazzesche.
Voglio scrivere a quattro mani con persone che la pensano come me, che scrivono meglio di me e, chissà, aiutare chi pensa possa avere bisogno del mio aiuto.
E voglio anche scrivere a quattro mani con persone che la pensano diversamente da me, che scrivono peggio di me e, chissà, essere aiutato da persone che potrebbero aiutarmi a ricavare il meglio dai miei pensieri.
Chissà se un giorno tornerò a scrivere su carta, ma l’idea è che si perda molto tempo e si faccia molta fatica. Il fascino dell’analogico, in questo caso, non supera la praticità del digitale. E poi bisognerebbe rifarci l’abitudine, riprendere la penna, usare solo la mano sinistra.
Ecco, l’abitudine. Voglio scrivere perché ho voluto scrivere, perché ho iniziato, forse sono migliorato, di sicuro è iniziato a diventare un gesto naturale, come se avessi avuto bisogno di allenare la mano, il cervello, lo stile. E ora non mi voglio fermare più.
Questa è l’ultima cosa che scrivo prima di uscire dall’ufficio, che chiude per due settimane.
Tecnicamente sono in ferie, nella pratica spengo tutto. E mi metto a scrivere.
Lascia un commento