Usare l’attualità come bilancio di una settimana non mi era mai capitato. Ma sarebbe stupido non farlo.
Vi scrivo da una scrivania che è stata la mia seconda (forse prima) casa in questi ultimi sei mesi, che mi ha visto evolvermi da un buon esperto di comunicazione online ad aspirante stratega di campagna elettorale, da ultimo arrivato di Proforma a uomo di Proforma a tutti gli effetti, da sconosciuto a un po’ meno sconosciuto, da lavoratore a lavoratorissimo.
Vi scrivo, forse, per l’ultima volta da questa postazione. Perchè io potrei anche prendere per buona la teoria che fra sei mesi il posto per me è qui, ma tutti sanno come vanno queste cose.
Può andare tutto splendidamente, possiamo vincere le elezioni di 15 punti e io posso diventare una sorta di guru del mondo giovanile. E allora, chissà che fine farò.
Possiamo vincere di due punti e allora avremo fatto “solo” il nostro dovere, con la città in bilico e il rischio di ricadere da un momento all’altro nel passato.
Possiamo perdere di due punti e ritrovarci così, semplicemente disoccupati.
Possiamo perdere di quindici punti e aver chiuso per sempre con questo mondo.
Mi piacerebbe credere che per me ci sarà sempre un posto, ma non è così. Il mondo ha troppe variabili, e sarei stupido se non ci pensassi.
Ed è per questo che, quando ho letto un sms del mio compagno di avventure, quando lui, come me (ma moltiplicato per 9) lasciava la sua scrivania senza nessuna garanzia sul fatto che quel posto sia per sempre lì ad aspettarlo, ho pensato che oggi, 19 gennaio 2009, stiamo vivendo un passaggio fondamentale, un punto di non ritorno.
Abbiamo deciso di gettarci così, senza rete sotto, senza sicurezze. Abbiamo solo un contratto da 6 mesi davanti agli occhi, nessuna garanzia, un muro di lavoro e un fottìo di responsabilità.
Facciamo quello che abbiamo sempre voluto fare, ma il rischio è alto, altissimo. E forse nemmeno ce ne siamo accorti. Perchè, per fortuna, prendiamo sempre tutto con una buona dose di incoscienza. Quella che non ha la stragrande maggioranza di chi ci guarda e talvolta ci invidia.
Sia perchè stiamo dove stiamo, sia perchè non riuscirebbe a fare scelte per passione, ma solo per calcolo.
Ecco, questa è stata la settimana appena finita. L’ultima (forse) settimana a Proforma. E’ stata questo. E’ stata anche questo.
Ma è stata, sopratutto, una settimana in cui ci siamo dimostrati, io e doppia emme, che possiamo essere perfetti quando vogliamo. Cioè sempre.
Senza reti, senza paracadute. Così si vive.
Avanti, non indietro. Se penso che è questo lo slogan di Michele (www.micheleemiliano.it), penso che si è scelto i collaboratori giusti.
lo hai scritto tu…lo fai per passione…e la passione non fornisce alcuna certezza se non quella di aver assaporato tutto, senza rimorsi,senza rimpianti.
posso dover motivare il mio motivatore:P?!
naaa Ila, il motivatore non ha bisogno di essere motivato. Lo “frequento” da poco ma il tono di questo blog è tutto tranne che demotivato. Anzi, forse da quando lo conosco questo è una di quelle volte in cui viene fuori il meglio di quello che è (io di parte?no, sincera). Un post così bello non l’ha mai scritto, neanche “EMI contro Emi” era a questo livello..
in bocca al lupo a tutti voi, ai piccoli indiani come li chiama ilaria, a roccia,a jet,a gemmina,al principe..
state riuscendo a far commuovere anche me, cinica per eccellenza
Senza reti e senza paracadute, a che ci servono? Noi, quelli in gamba, se cadiamo lo facciamo con stile, che quasi sembra volare.
questi due stronzi mi stanno anche tirando in mezzo, vedi tu che succede a frequentare le brutte persone.
Fra 12 mesi ci bacerai i piedi, calabresello.
Ila, Maru ha ragione. Non so se è il mio post migliore, ma la motivazione è alta, altissima.
:)