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Avanti pop – maggio

2 Mag

Beyoncè – Halo: nessuno avrà il coraggio di ammetterlo e qualcuno penserà anche che sono impazzito: questa canzone è perfetta. Epica, drammatica, con un video da musical stile “Saranno Famosi”, con un ritornello in cui l’ennesima erede di Aretha Franklin si dimostra all’altezza dell’ennesimo paragone. Tre o quattro ottave tra la parte da gatta e quella da star. Di sti tempi, potrebbe anche diventare la canzone pop dell’anno. Qualcuno continuerà a pensare che sono impazzito. Saranno gli stessi che aspetteranno Beyoncè alla prova-concerto per un brano sì perfetto, ma difficilissimo.


Green Day – Know your enemy: primo singolo dall’ottavo album della band californiana (note a margine: 74 minuti, produttore Butch Vig, mr. Garbage ma sopratutto mr. Nevermind dei Nirvana). Niente di nuovo sotto al sole, né nel titolo né nelle intenzioni. In realtà questa traccia sembra fatta apposta per nascondere l’esplosività di “21th Century Breakdown”, accolto con tutti i crismi dalla stampa internazionale. Billie Joe è in grande forma, amici miei. Prepariamoci a una bella annata per la musica rock.


Calvin Harris – I’m not alone
: non ha mai brillato per stile. Anzi, Calvin Harris è proprio tamarro. E la perfida Albione gli da ragione. La tastierina da super-dj dance anni ’90 mixato con un bel po’ di eredità eighties è l’unica cosa davvero significativa di questo pezzo. Detto niente, però: l’intuizione è geniale, seppur ignorante. Non a caso è partita la caccia al remix, senza esclusione di colpi bassi. Calvin ha creato un mostro.


Franz Ferdinand – Womanizer: i concerti italiani hanno visto le prime improbabili cover di Britney Spears, che qualcuno con folle lucidità ha definito nuova icona punk. Forse la spiegazione è meno romantica: “Womanizer” è un divertissement gradito a molti musicisti perchè facile da replicare, montare e ricomporre. I Franz non fanno altro che replicare lo spartito con il loro incedere meravigliosamente nevrotico, con il loro marchio di fabbrica. E così, facile facile, giunge un brano che potrebbe anche diventare hit dell’estate.


Malika Ayane – Come foglie
: “ma allora come spieghi questa maledeeehta nostalgia?” La cantante che può vantare già più tentativi di imitazione, alcuni perfettamente riusciti, impreziosisce il suo inizio di carriera con una delle rarissime perle del Festival di Sanremo 2009. Testo di Giuliano Sangiorgi (Negroamaro), presenza scenica unica, somiglianze sempre più spiccate con Ornella Vanoni. Anche perché, pur se molto diverse nei lineamenti, l’aurea meneghina è spiccata. Basta ascoltare le vocali, la E in particolare.

avanti pop – aprile

4 Apr

Bat For Lashes – Daniel: Natasha Khan ha aperto I concerti dei Radiohead la scorsa estate. Moltissimi non sapevano nemmeno chi fossero i Bat for Lashes, e almeno altrettanti non lo sanno tuttora. Ma gli appassionati di musica un po’ sgamati avevano già fatto una buona associazione mentale e avevano intuito che Thom Yorke stava pontificando. Synth-pop in verità non troppo originale, ma sapientemente miscelato con un po’ di glocalismo: i suoni orientaleggianti non sono solo un orpello, ma il tributo che Natasha Khan, di etnia pashtun, fa a se stessa.


Melanie Fiona – Give it to me right: viene dal Canada, ha origini sudamericane. Non si sa molto altro: facendo una ricerca su Internet sulla sua biografia si trova veramente poco, e per’altro in Italiano, il che vuol dire che ha fatto successo solo da noi. Alla quarta pagina arriva la sua pagina Myspace. Cerco sul suo lettore musicale, e il singolo non c’è. Il mistero si infittisce. Scendo ancora, scopro che in Inghilterra suona in arene da 15000 persone. Continuo a scendere: ha vinto un premio reggae. Parte il player automatico, è bravissima. Continuo a non capire. Ecco. Ha firmato per la Motown. Hanno deciso di rinascere. E hanno scelto una splendida voce. Ma il marketing non è nelle loro corde.


Franz Ferdinand – No you girls: dopo “Ulysses” qualcuno si sarà sentito male e avrà scritto tanti messaggi su Myspace. E allora i Franz scelgono un secondo singolo rassicurante in un album che rassicurante non lo è affatto, tanta è la quantità di sperimentazione e di divertissement pop. Dicono che i loro concerti italiani siano stati belli, quanto sadicamente corti. Alex Kapranos scrive di cucina su Internazionale. I White Lies, che ora si fanno belli in Italia, sembrano poco più di una loro cover band: non pensate che siano tra i padroni del mondo musicale, seppur in perenne stato di understament?


Dente – vieni a vivere: è andato a “Deejay chiama Italia”. Fino all’apparizione radiofonica era nell’altra rubrica, quella che trovi se giri la pagina. Ma quando Linus decide c’è poco da fare, non c’è niente da suggerire: Il ragazzo ha sfondato. Ora è poco più di un dettaglio il fatto che ci abbia messo 33 anni per andare sulle radio nazionali. Lui che non ha mai avuto niente da invidiare a nessuno, lui che è schivo e per questo affascinante come molti altri nostri cantautori. Però scrivono molto meglio. Per fortuna (sua, e questa volta anche nostra) è stato incrociato da qualcuno che ha soldi da spendere e uffici stampa da scatenare. E per fortuna, sua, nostra e chi ci ha investito, Linus ha deciso.

Il Genio – non è possibile: noi di Coolclub continuiamo a mettere le bandiere sui nuovi territori conquistati da Alessandra e Gianluca. Nella nostra umilità un po’ nerd e un po’ snob, possiamo dire che siamo stati tra i primi a parlarne, che abbiamo esultato per “Pop Porno”, anche perché con quella canzone hanno fregato tutti. Ora scelgono un pezzo ancora più paraculo e quindi ancora più affascinante. Video a Milano, cavalcano tutti i clichè frettolosamente messi a punto per raccontare un fenomeno pop. E continuano a giocare con il mondo della musica.


Avanti Pop – marzo

28 Feb

Planet Funk – Lemonade: torna il collettivo tutto napoletano guidato da Alex Neri, torna un suono che oramai è facilmente riconoscibile al primo ascolto, torna uno di quei progetti tutti italiani che è riuscito a sfondare, quasi più all’estero che nel nostro paese. Dove spesso, se canti in inglese, non sei una bandiera della nostra musica. Torna Dan Black alla voce. E torna dopo il grandissimo successo con il primo album dei Planet (“Who Said” vi dice niente?) e una discutibile carriera solista, in una sorta di parabola del figliol prodigo in chiave musicale. Un brano onesto, che non dice nulla di particolarmente nuovo, che però si fa ascoltare con immenso piacere.

Kings of Leon – Use Somebody: a pochi mesi dall’esordio di questa rubrica, abbiamo già la prima citazione doppia. I KOL erano già stati inseriti in “Avanti Pop” con la loro “Sex on fire”. Ma con il loro secondo singolo appaiono ancora più bravi ad incarnare il gioco che è alla base di questa rassegna mensile. Un gruppo rock, senza dubbio alcuno, capace di toccare le corde di qualsiasi tipo di pubblico con un pezzo che, pur essendo assolutamente orecchiabile, non tradisce le origini della band della famiglia Followill (tre fratelli, un cugino, originari del Tennessee). Inserite “Use somebody” in quella categoria trasversale dei cossidetti “inni da stadio”.

Jem – it’s amazing: dopo averla ascoltata più volte e aver deciso di inserirla nella cinquina del mese, ho scoperto che questa piccola perla fa parte della colonna sonora del film di “Sex and the city”. Per quanto possa essere pop, c’è sempre qualcuno che mi frega. La 34enne gallese, quasi carneade nel nostro paese, è invece piuttosto citata anche all’estero, ma più come chicca da sigla televisiva (i sospetti aumentano) che da cantante pop-folk-new-wave-chipiùneha. Anche da noi qualcuno la ricorda, per un singolo del 2004, “They”, anch’esso glorificato da quelle quattro o cinque serie televisive. Ok, è la cantante dei jingle.

Prodigy – Omen: chiariamo: sono tornati quelli del 1994. Che vi piaccia o no. Hanno realizzato un album assurdo, discutibile, che vi lascerà senza parole. Si chiama “Invaders must die”, ripropone la terna magica Liam-Keith-Maxim, ospita Dave Grohl, annulla ogni voce e punta tutto sul suono. Le classifiche europee apprezzano. Qui c’è molta poca orecchiabilità mainstream, di pop c’è sicuramente una storia fatta di eccessi e talento infinito che, in qualche modo, trasfigurando e tradendo se stesso, riesce a tornare e sfondare.

Kid Cudi vs. Crookers – Day’n’nite: il pezzo di Kid Cudi è già vecchio di un anno. Non sarà di questo che parlerò, ma del solito duo milanese, snobbato in patria, esaltato all’estero, di cui ho già parlato su precedenti numeri di Coolclub. Da Milano, fanno musica “ignorante”, suoni grezzi, sporchi, poco raffinati, poco chic. Un anno fa un loro dj set costava meno di 3000€, ora bisogna pagare 6 volte tanto. Sono arrivati secondi come vendite in Inghilterra, proprio con questo pezzo (chi ne parla? Nessuno), le radio continuano a spingere. E un po’ come i Planet Funk, ci chiediamo perché questa è ancora ritenuta musica italiana di serie B. Vista, poi, la qualità di quella di serie A. Perché Sanremo è Sanremo.