A 22 anni un giocatore non è più giovane, semmai è un giocatore senza esperienza.
(Bozidar Maljkovic, allenatore di Basket, nazionale della Slovenia)
(Bozidar Maljkovic, allenatore di Basket, nazionale della Slovenia)
00.10: sono a Roma, allo St’à, alla festa di Proforma. All’interno del locale il cellulare non prende. Vado fuori a fare una telefonata. Inizia a piovere. Non ha ancora smesso. Non ha mai piovuto così tanto negli ultimi 100 anni a Roma.
02.00: io e Danilo ci rendiamo conto che non possiamo raggiungere chi ci avrebbe ospitato.
02.04: decidiamo di imboscarci nell’albergo.
02.31: usciamo dallo St’a, diluvia. Abbiamo con noi 2 ombrelli, siamo 10. Dobbiamo portarci dietro anche gli allestimenti. Ho una cartina su un foglio di carta. Dura 10 secondi. Per fortuna bastano a orientarci.
02.41: fradici, ci cambiamo. Inizio a scrivere sms a chi dovevo avvisare. Il cellulare non prende, li lascio in coda. Li manderà durante la notte, penso io. E se non li manderà chi mi chiamerà avrà l’attesa lunga e capirà che sono in un posto dove non prende.
09.15: gli sms non sono mai partiti. Inizio a realizzare che ho fatto il danno.
09.21: dopo varie ricognizioni, compresa la veranda interna, dichiaro ufficialmente di essere isolato dal mondo.
10.15: Magliocca mi avvisa che è partito un giro di telefonate, alcune molto preoccupate, per cercare di individuarmi. Nel frattempo, a Roma, una donna muore annegata. Nella sua automobile.
10.21: inizia il mio giro di telefonate.
10.33: prendo un cazziatone spaventoso.
11.11: partiamo con il Ducato per ritornare a casa.
11.48: la via Salaria è chiusa al traffico, così come parte della Nomentana.
12.32: ci perdiamo a Palombara, ridente cittadina alle porte della Capitale.
13.01: entriamo nel Grande Raccordo Anulare.
14.23: ci fermiamo per pranzo. Davanti a un autogrill c’è una Volvo adibita a macchina mortuaria. La bara è all’interno, circondata da lumi. Del conducente, neanche l’ombra.
19.22: arrivo a Bari. Ho una partita di calcio di lì a 38 minuti, devo tornare a casa, cambiarmi, prendere la macchina e tornare indietro.
19.40: prendo il bus da Largo Ciaia. Sono atteso in campo 20 minuti dopo.
20.16: metto piede a casa. Ho già 16 minuti di ritardo.
20.21: scopro di non avere magliette bianche a maniche lunghe pulite. Opto per le maniche corte, fuori ci sono 7 gradi.
20.40: arrivo al campo. La partita è già abbondantemente inizata. Inizia a piovere forte, lo spogliatoio è chiuso e non posso mettermi le scarpe in campo nè portarmi borsoni o cose del genere, dato che se lo avessi fatto avrei riportato a casa poltiglia liquamosa. Così, decido di non cambiarmi, di lasciare tutto in macchina e di giocare con le scarpe da ginnastica.
20.44: al secondo scatto, scopro di non avere assolutamente trazione. Aumenta la pioggia. Sulla mia fascia c’è Remo, il più veloce dei 14 in campo.
21.45: la partita finisce, corro verso la macchina. Le scarpe sono inutilizzabili perchè sporche e zuppe. Me le tolgo, guido scalzo, in maniche corte, completamente fradicio. Il piede sinistro ha ancora una frattura del primo metatarso che urla vendetta.
21.59: sono a casa.
22.35: esco di casa.
Scegliete voi quando commentare “è pazzo”. Io lo farei quelle 4 o 5 volte.