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top five, da oggi su questi schermi

11 Mag

(così aggiorno il post almeno una volta alla settimana, in attesa che ci tirino fuori da sto limbo)

Florence and the Machine – rabbit heart (raise it up)

Gossip – Heavy cross

Basement Jaxx – raindrops

Roni Size – new forms

Calibro 35 – l’appuntamento

Avanti pop – maggio

2 Mag

Beyoncè – Halo: nessuno avrà il coraggio di ammetterlo e qualcuno penserà anche che sono impazzito: questa canzone è perfetta. Epica, drammatica, con un video da musical stile “Saranno Famosi”, con un ritornello in cui l’ennesima erede di Aretha Franklin si dimostra all’altezza dell’ennesimo paragone. Tre o quattro ottave tra la parte da gatta e quella da star. Di sti tempi, potrebbe anche diventare la canzone pop dell’anno. Qualcuno continuerà a pensare che sono impazzito. Saranno gli stessi che aspetteranno Beyoncè alla prova-concerto per un brano sì perfetto, ma difficilissimo.


Green Day – Know your enemy: primo singolo dall’ottavo album della band californiana (note a margine: 74 minuti, produttore Butch Vig, mr. Garbage ma sopratutto mr. Nevermind dei Nirvana). Niente di nuovo sotto al sole, né nel titolo né nelle intenzioni. In realtà questa traccia sembra fatta apposta per nascondere l’esplosività di “21th Century Breakdown”, accolto con tutti i crismi dalla stampa internazionale. Billie Joe è in grande forma, amici miei. Prepariamoci a una bella annata per la musica rock.


Calvin Harris – I’m not alone
: non ha mai brillato per stile. Anzi, Calvin Harris è proprio tamarro. E la perfida Albione gli da ragione. La tastierina da super-dj dance anni ’90 mixato con un bel po’ di eredità eighties è l’unica cosa davvero significativa di questo pezzo. Detto niente, però: l’intuizione è geniale, seppur ignorante. Non a caso è partita la caccia al remix, senza esclusione di colpi bassi. Calvin ha creato un mostro.


Franz Ferdinand – Womanizer: i concerti italiani hanno visto le prime improbabili cover di Britney Spears, che qualcuno con folle lucidità ha definito nuova icona punk. Forse la spiegazione è meno romantica: “Womanizer” è un divertissement gradito a molti musicisti perchè facile da replicare, montare e ricomporre. I Franz non fanno altro che replicare lo spartito con il loro incedere meravigliosamente nevrotico, con il loro marchio di fabbrica. E così, facile facile, giunge un brano che potrebbe anche diventare hit dell’estate.


Malika Ayane – Come foglie
: “ma allora come spieghi questa maledeeehta nostalgia?” La cantante che può vantare già più tentativi di imitazione, alcuni perfettamente riusciti, impreziosisce il suo inizio di carriera con una delle rarissime perle del Festival di Sanremo 2009. Testo di Giuliano Sangiorgi (Negroamaro), presenza scenica unica, somiglianze sempre più spiccate con Ornella Vanoni. Anche perché, pur se molto diverse nei lineamenti, l’aurea meneghina è spiccata. Basta ascoltare le vocali, la E in particolare.

Effetto Radiohead: il costo zero fa venir voglia di spendere

4 Apr

Il mondo indie ha un’occasione irripetibile. La coda lunga, ovvero quella teoria economica che spiega che nel mondo dei beni immateriali (Internet, in particolare), i costi di produzione e distribuzione di prodotti e servizi ha costi tendenti allo zero apre uno scenario ancora incompreso dal mercato discografico mondiale.
Non a caso, è stato un gruppo a consegnare il vaso di Pandora al mercato musicale. Non a caso, l’idea è cresciuta subito dopo la furibonda litigata tra Radiohead ed EMI che ha portato alla rescissione del contratto. Rimasti soli e con un album pronto tra le mani, hanno deciso di mettersi alla prova. E già che c’erano, hanno messo alla prova anche i nervi di molti amministratori delegati.
Hanno creato un sito internet, http://www.inrainbows.com, su cui hanno messo a disposizione il loro ultimo album. Tutti i brani, scaricabili legalmente. Il prezzo? Lo hanno fatto decidere agli utenti. Si poteva pagare  10, 20€, 70 centesimi, nulla. E’ stato l’utente a dare un peso all’intangibile. Si è tornati al rapporto diretto tra musicisti e appassionati. Chi ha deciso di pagare ha messo i soldini nelle tasche dei Radiohead, e solo a loro. Nessun’azienda che produce cd, nessuna casa discografica, nessuno spazio pubblicitario, nessun volantino. Ma soprattutto, il quartetto di Oxford ha deciso di non farsi proteggere da nessuna macchina pubblicitaria.
Quanto hanno raccolto? 2,75€ ad album. Un settimo del prezzo di un cd. Un disastro? Affatto. La vendita di un cd musicale porta in media 2,3€ nelle casse degli artisti. 17€ e 70 centesimi arricchiscono aziende in cui il compratore non aveva deciso di investire. I Radiohead hanno quindi inventato un’operazione economica per loro stessi e per i loro fan. E il rapporto fiduciario è cresciuto. E la prossima volta, chissà, la musica dei Radiohead avrà un valore ancora maggiore.
E gli italiani? Truffatori, scaricatori a tradimento su eMule, consumatori a scrocco? Il primo mercato mondiale. 800mila € spesi. Il motivo? Di sicuro, non è solo una questione di smisurata ammirazione per Thom Yorke.
L’Italia è un mercato dove la qualità premia, ma premia anche la relazione personale.

L’Italia ha espresso il suo verdetto su come deve essere il mercato musicale. Le case discografiche sono avvisate. E l’avviso è semplice: i gruppi possono sfondare senza il bisogno dell’aiuto di nessuno.

Rolling Roccia

23 Feb

scEmiLab

7 Feb

Ecco, ora che vi ho anticipato con la battuta di spirito avete un motivo in meno per prenderci per il culo.

a questo punto, mi tengo Britney

11 Gen

Hilary Duff – reach up

Candidata al premio di peggior canzone dell’anno. Ed è solo 11 gennaio.

2008, l’anno della musica – i 5 album dell’anno

31 Dic

(sì, mi piacciono le voci femminili. Sì, non è stato un anno musicalmente entusiasmante. Sì, i Radiohead sono usciti nel 2007. E sì, non ho messo i Radiohead nei migliori 5 concerti dell’anno. Anche se loro sono indiscutibili. Li andrò a rivedere, senza perdere i biglietti)

5. Santogold – Santogold

Prendendo in prestito alcune altisonanti recensioni, Santi White, nera d’america, ha dato un colpo di elettroshock alla new-wave, di certo non una specialità di oltre oceano. Un album asciutto, cattivo, onestissimo, con alcuni pezzi eccelenti, senza cadute di stile. Se la matematica non è un opinione, questo è l’album USA dell’anno per me. Il che testimonia che, comunque, in America quest’anno è andato tutto di merda musicalmente.

4. Dargen D’Amico – Di vizi di forma virtù

Il rapper che piace solo a me (anche mio padre emette sordi dolori di disapprovazione, sto provando a fargli sentire altre tracce, chissà, mi viene a prendere a schiaffi), il cd doppio (forse troppo?) che piace solo a me, il rapper milanese delle cascine Crookers mette a fuoco la mira, si fa mettere sotto contratto da una multinazionale, mena merda a destra e manca, mette a nudo le proprie debolezze. Rimarrà nicchia, piacerà solo a me. E Gigi D’Alessio sarà il poeta dei nostri tempi.

3. Malika Ayane – Malika Ayane

Finita addirittura nella conferenza stampa di fine anno di Emiliano, Malika è la cosa migliore che si sia sentita in Italia in questo 2008. Abbiamo già ampiamente parlato del suo album, anticipato che sarebbe andata molto su in classifica. Poco altro da aggiungere, speriamo che se ne accorgano tutti. E non solo per merito del produttore, che fa le canzoncine che piacciono alle aziende automobilistiche come primo mestiere. Caterina Caselli sancisce (certo, ci sono pure i Gazosa tra le scoperte..), la sensazione è che continueremo ad ascoltare altro da noi. Ma chissà, magari fa i soldi all’estero.

2. Portishead – Third

Già detto troppo. Vedetevi il video (scelto come secondo singolo, nemmeno lo sapevo). E santificate Beth.

1. Adele – 19


Qui (non proprio qui qui, ma nella prossima classifica) trovate la migliore canzone dell’anno (ops, ho già anticipato una cosa), ma altre due tranquillamente inseribili nella top ten. Il mio unico 10 in pagella da quando scrivo, 2 anni e mezzo oramai (e nel frattempo è uscito di tutto). Un talento puro, che non si droga e quindi non diventerà famosa come Amy Winehouse, ma che può ambire al ruolo di unico avversario che tiene testa a Wino nel mio cuore, e certe volte la batte pure. Adele, da Tottenham, classe 84 (o 88? Diffido delle carte identità dei musicisti dopo aver visto cosa hanno combinato a quella che cantava “ho trovato la chiave, è la chiave del sole”), sovrappeso, insicura, pop nel senso migliore del termine, voce nerissima su un volto tipicamente britannico, è ciò che tutti noi dovremmo tenere a mente come novità dell’anno. Forse del triennio. Se Beth deve arrendersi, qualcosa di grosso (mi passerete l’espressione, visto che stiamo parlando di Adele) è successo.

2008, l’anno della musica: i 5 concerti dell’anno

31 Dic

5. Nicola Conte @ Bari, Teatro Piccinni, 20 dicembre 2008

Freschissimo e direttamente nella top 5. Si potrà discutere delle doti dal vivo del maestro di cerimonia, ma è l’unico punto, debole ma obbligato (come si potrebbe fare una Nicola Conte Jazz Combo senza Nicola Conte?) di un’esibizione superlativa. Musicisti eccezionali, Alice Ricciardi mi conferma che non ero un pazzo a tentare di portarla a tutti i costi in Puglia (ci ha poi pensato Bass Culture, ironia della sorte). Location eccezionale, così come la compagnia. I concerti non sono fatti di sola musica.

4. Massive Attack @ Napoli, Arena Flegrea, 17 luglio 2008

Ci aspettavamo qualcosa di più da Karmacoma, vista la presenza di Raiz nelle vicinanze del dottor del Naja, ma si è preferito essere sinceramente bristoliani e non è detto che sia stata una scelta sbagliata. Il concerto è stato strepitoso dal punto di vista scenografico. Uno schermo lunghissimo e strettissimo ha permesso alla regia di far partire pezzi di frasi, concetti, idee che hanno dato molto agli spettatori. Dal gossip a Stalin, dai numeri di una crisi che già si iniziava a respirare, a frasi dedicate alla città di Napoli Anche qui, il concerto in sè dice moltissimo ma non tutto. Ho rischiato di andarci da solo, evitando tutte le richieste di passaggio al limite dell’ipocrita. Alla fine ci è andata bene, lo strano trio è ritornato a casa alle 5 di mattina, e alle 10 era già di nuovo al lavoro.

3. Bjork @ Londra, Hammersmith Apollo, 15 aprile 2008

Primo giorno a Londra e subito l’evento più atteso. I giramenti di testa fortissimi (mai capito se dovuti al sonno, alla pressione ballerina o all’aria della metropolitana, fatto sta che nemmeno Pizza Hut riuscì a guarirmi) spariti d’incanto. Dj-set di Leila prima di iniziare, lei imperversa con un vestito incredibile. Alla prima canzone ha già superato la prova-live: dal vivo la voce è migliore che in studio. Incantato dalla bellezza del posto e dalla sua struttura (ri-sperimentata alla Brixton Academy il giorno dopo per gli Hives), incantato dal pubblico e dal momento lesbo-pride al quale, inconsciamente, stavamo partecipando.

2. Patrizia Laquidara @ Locorotondo, Mavù, 23 agosto 2008

Oh, questo video è proprio tratto dal concerto. Una prestazione strepitosa di una cantante che, se non esplode, mi incazzo. Tra l’altro questa è la sua perla assoluta. Mi ero messo a stress da mesi perchè finisse al Mavù e così è stato, pur con tanti ritardi, pur non potendomi sentire l’organizzatore dell’evento essendo uscito dalla casa madre qualche settimana prima. Per il resto tutto perfetto: non tanta gente, ma giusta. Tutti i capolavori, la sua capacità di interagire con i musicisti, lei a piedi scalzi, lei che canta senza microfono proiettata in avanti (minuto 4 circa, per crederci). Ah, che personaggio, mani infilate in tasca.

1. Portishead @ Milano, Alcatraz, 30 marzo 2008

Il più bello dell’anno, ma anche il più bello della mia vita. Salito per il More Than Zero, ebbi la botta di culo definitiva. Andai solo all’Alcatraz, un posto che mi dice solo bene, specie dopo il concerto di Amy Winehouse dell’autunno precedente. Così come mi dice bene andare ai concerti da solo. Fa freddissimo a Milano, ma questo non ferma niente e nessuno. I Portishead sono tornati dopo 11 anni, con un album bellissimo quanto rischioso. Beth è davanti a me, fuori dall’Alcatraz i bagarini gridano “compro biglietti” e non “vendo biglietti”. Quel pezzo di carta preso da Ticketone ha un valore inestimabile. Mi ritrovo con una canna di fumo preparata dal dottor Shardo, arrivo e c’è già il gruppo spalla, an Hawk and Hacksaw (http://www.myspace.com/ahawkandahacksaw), un Klezmer che poco ha a che spartire con la band-simbolo del trip-hop (più dei Massivi, oramai). Poi arriva Beth, sulle note di Silence, la prima traccia di Third.

Ecco, ho i brividi solo a vedere la scena:

Beth, uno scricciolo, compare sul muro sinistro con la sua ombra gigantesca. Beth quando non conta ci dà le spalle per stare con i suoi musicisti.

Pagherei qualsiasi cifra per rivederli.

nero su bianco Natale

23 Dic

Io e doppia emme abbiamo provato a parlare di Natale, sapendo che avremmo affrontato la questione in modo differente, essendo differenti i presupposti. E già che c’eravamo, abbiamo iniziato a scrivere a quattro mani. Un divertimento appena introdotto nella nostra vita, ma già indispensabile. Abbiamo pubblicato questo post, identici, sui nostri blog. Per vedere cosa succede.

Duni

E’ 23 dicembre, sono le 19.25, ho tre caffè e una coca-cola nel sangue. Non so ancora cosa sia il clima del Natale 2008. Lo scoprirò fra un paio d’ore, quando mi deciderò a far volare all’aria quegli articoli in inglese che stancamente sono messi in un angolo.

E allora sarà tutto diverso. Non può essere un Natale come tutti gli altri.

Per la prima volta rinuncerò all’atipico pranzo “leggero” del 24 (un’usanza unica nel mondo) e potrò fare il barese che fa le vasche, mangia la focaccia e beve la Peroni.

Potrò farlo nel primo di tre (forse cinque?) giorni di ferie. Veri, pieni.

Già questo basterebbe per vivere un Natale diverso e migliore. Si aggiunge il fatto che, mai come quest’anno, stare coi miei mi farà piacere, dato che oramai non li vedo più, che in media mi concedo due pasti su 14 previsti dal rapporto genitori + figlio accomunati dallo stesso tetto.

E mai come quest’anno i miei saranno felici di avermi al loro fianco, di avermi con una faccia distesa, non più trafelato e non più corridore.

Di potermi chiedere come sto, come sono andati questi ultimi 6 mesi e come andranno i prossimi. Mi potrò riappropriare di tempi e spazi e toglierò la spia della riserva dal serbatoio.

La magia del Natale è per me questa, e niente più. Ed è comunque una magia splendida, di chi ha bisogno di viverla, di chi sa che la sola sua presenza fa star bene le persone.

Non sono credente, non lo sono mai stato. Non mi piacciono le feste comandate, e non me ne frega niente se sono blasfemo nel definire Natale una festa comandata, io la vivo così, come San Valentino, come la festa della donna, come la festa

Non c’è bisogno del 25 dicembre per essere tutti più buoni, anche perchè la finzione viene quasi sempre smascherata. Non c’è bisogno del Natale per augurare felicità a tutti, non c’è bisogno del Natale per fare buoni propositi. La vera sfida è mantenere ciò che la testa decide di pensare all’altezza di questi giochi con le campanelle.

Non credo nelle retoriche dei buoni sentimenti, credo nei sentimenti, che sono molto più rari (e quasi sempre molto più veri e “sporchi”) delle rassicuranti parole con cui ci stordiamo, specialmente a quest’altezza degli anni solari.

Ma, come dicevo prima, non sarà un Natale come tutti gli altri. E voglio che sia questo emerga, perchè questo è il concetto-chiave di tutto il mio ragionamento.

Perchè in questo Natale posso passare il testimone a chi sicuramente dà valore ben meno qualunquista di me al 25 dicembre, sta bene nel credere in qualcosa, in Qualcuno. Perchè questo è il primo degli infiniti testimoni che riceverà da me. Perchè è il primo di una lunga serie di testimoni che ci passeremo, di testimonianze che condivideremo.

Anche quando parleremo di visioni che non abbiamo in comune, perchè lo faremo sapendo che sono fonte di completamento reciproco e non di divisioni. Sapendo che io prenderò esempio dalla sua devozione, e sperando di poter insegnare qualcosa a mia volta.

(e così il testimone passa a…)

Maru

Tema: Descrivi il Natale

Svolgimento: un foglio dignitosamente bianco

Annotazione in rosso della maestra:

Gentile signora Masciopinto, sua figlia si è rifiutata di svolgere il tema assegnatole per casa. Sperando che, dopo il caso del tema sulla fratellanza e della letterina al presidente del consiglio (che è finita con problemi giudiziari, se ricorda), sia l’ultimo episodio sgradevole legato alla produzione “letteraria” della bambina, la saluto e le auguro di passare un Santo Natale.

Cara signorina maestra,

lei non ha mai avuto figli e a causa di questa disgrazia non può capire il mio stato d’animo. Ho comunque convinto la bambina a scrivere il tema e confido nel suo buon cuore affinchè possa perdonare la sua l’impertinenza chiudendo un occhio per, si spera, l’ultima volta.

Per quel che riguarda le querele : è meglio una figlia in galera di una che subisce passivamente il mondo.

E finalmente, svolgimento del Tema sul Natale o, come piace dire a me:

Il post natalizio

Quando decidemmo di prendere Sky era quasi Natale.

Ne sono certa perchè c’era la musichetta del menu, ed era natalizia: tutta campanelle e dindondan. Quando arrivò il 7 di Gennaio mi intristì tantissimo la nuova musichetta del menu. Per fortuna ho tempo di guardare la tv solo nel periodo natalizio, così oltre a Mary Poppins, Sister Act e gli Acchiappafantasmi, mi godo anche la canzoncina.

C’è qualcuno che parla di crisi.

Io ci ho provato, davvero, a far finta di niente difronte alla coda di gente davanti all’ingresso di Vuitton. Neanche il barbone sull’altro lato della strada è stato capace di distrarmi.

Casa mia profuma di zucchero

Sono due settimane (da San Nicola, noto antenato di Babbo Natale) che quando torno a casa vengo travolta dall’aria calda e profumata. Profuma di zucchero, arancia, limone e cioccolata, profuma di mamma che si dedica a dolcetti che puntualmente nasconde. Poi c’è papà che accende il camino e ci abbrustolisce il pane, e l’aria profuma di pane arrostito. Ma quello non me lo nascondono.

L’amico ritrovato

Che non è il romanzo di Hulmann. Sono le persone che bloccano i marciapiedi per farsi gli auguri. L’altra sera ero su via Putignani (che è quella con gli alberi) e ho sentito benissimo una signora dire (si, io origlio le conversazioni altrui, altrimenti, che scrivo?) : “Hai visto quella, mi ha fatto gli auguri! Ma come si è permessa?Non ricordo neanche come si chiama.”

L’amico ritrovato bis

Io certi amici ho proprio voglia di recuperarli.

Oh, ci a’ fa’ a cap’dann?

(e dicono che c’è la crisi) Tirano forte costosi veglioni che offrono servizi pessimi. Pessimi vini, pessimi cappellini, pessima musica, pessimi elefanti vestiti da puttane, pessime puttane vestite da se stesse, brava gente che si salassa per un risotto e due ore di divertentismo.

Alla fine, è anche Natale

Non mi vergogno a dirlo, io alla storia del Bambino che già da lattante è stato capace di cambiare la storia dell’umanità, ci credo. E se non riusciamo ad essere buoni tutto l’anno, almeno a Natale c’è chi si impegna per provarci.

Nota finale

Cara Maestra, io il tema l’ho scritto non perchè me l’ha chiesto lei ma perchè c’è un signore, il signor D, che mi ha passato il testimone.

E che mi passa altro ogni giorno. Grazie


Scioperiamo contro la rotazione della Terra

12 Dic
L'Italia si ferma contro la crisi. Un ossimoro

L'Italia si ferma contro la crisi. Un ossimoro

Per quanto sia un comunista di destra, non vedo nulla di sbagliato in questo sciopero.

Ma come si fa a dire che si sciopera “contro la crisi?”. Che vuol dire? Che se le ragioni dei lavoratori dovessero vincere, la crisi smette di essere crisi?

Questi sono straordinari spot a Berlusconi.