sarò sintetico: sinestesie di campagna elettorale

18 Feb

Nell’altra stanza, un’assessore (l’apostrofo dice più di tutte le altre parole) parlava di spiagge, finalmente senza amianto. Davvero, ed entro la fine dell’anno.

dipendente, indipendente, interdipendente

16 Feb

Dipendente:

che dipende, che è soggetto ad altri

Indipendente:

che non dipende da altri, autonomo; che non è soggetto a vincoli di alcun genere

Interdipendente:

si dice di fatti o fenomeni che dipendono reciprocamente l’uno dall’altro

Applicate queste categorie del pensiero alle relazioni personali, provo a delineare scenari.

Due o più persone vivono in un regime di dipendenza quando esiste una subalternità. Questa subalternità può essere vissuta in due modi da chi è in posizione di forza. Ignorandola, esacerbando questa dipendenza e rendendola distruttiva. Oppure può essere vissuta provando ad invertire la tendenza, cercando, da posizione di forza, di farsi carico della persona incapace di esprimere una propria autonomia relazionale e tentando di portarlo in una situazione di maggiore autonomia, rischiando anche di perdere qualcosa in termini di controllo e potere.

Due o più persone vivono in un regime di indipendenza quando non esiste alcuna subalternità. Le persone non sentono un reale bisogno di condivisione, al massimo si trovano in situazioni di reciproca convenienza. La spinta all’indipendenza può denotare una fortissima capacità di autogestione o, al contrario, un’incapacità di stabilire relazioni genuine. L’indipendenza può essere una chimera con cui difendersi dallo stare bene, dal mettersi in gioco.

Dopo 24 e 11 mesi di indipendenza quasi cieca, mi sono reso conto che il miglior modello è l’interdipendenza.

Due o più persone interdipendenti vivono in un regime di mutuo coordinamento. Condividono aspettative, paure, ansie, emozioni. L’errato movimento di uno di loro comporta l’errato movimento dell’altro. Questo accresce le comuni e reciproche responsabilità, che tutte le parti possono (devono) esercitare in serenità e nella piena consapevolezza del proprio ruolo. L’interdipendenza assomiglia più all’indipendenza che alla dipendenza, è però qualcosa di più evoluto. E’ scegliere di diventare più della somma delle parti.

E’ la base dei sentimenti assoluti.

E’ la base dell’amore. E dell’amicizia. Se non appartenete a questa categoria e pensate di essere innamorati o di avere amici, siete fuori strada.

Nella mia modestissima opinione.

E quindi, nella mia modestissima opinione, nasco oggi.

buongiorno mondo mashuppato

16 Feb

Lucio vs. Royksopp

Buon Sanremo a tutti.

99, 100, 101

10 Feb

Oggi (avantieri, sai com’è, le bozze) è la giornata dei numeri.

I multipli di due e la storia che li ha regolati e regalati appartiene a doppia emme, che se la terrà per se a meno che non abbia voglia di condividerla.

Ma in realtà sta emergendo una nuova storia.

Ogni giorno succede qualcosa, ogni giorno sembra racchiudere al suo interno un mese di emozioni.

E insomma, sto bilancio della settimana scorsa scritto di martedì mattina mi viene strano. Dato che in una giornata e mezzo di vita succede qualunque cosa. Dato che già ci sarebbero altri 7 post da scrivere. Per tutto quello che ho visto, vissuto, elaborato. Per i sorrisi, per i denti stretti, per gli esami dati e quelli che non finiscono mai. Per i complimenti travestiti da cazziatoni. O qualcosa del genere.

Provando a tirare le fila su quello che volevo scrivere prima che la bozza fosse interrotta, posso dire che sono riuscito, finalmente e di forza, a dividere lavoro e vita privata. Me ne sono accorto quando non ho potuto che rispondere “sì” alla domanda:

“devi aiutare uno che ti sta sui coglioni, non merita la tua stima, non ci lavoreresti mai insieme, ma ha l’idea giusta per migliorare la città?”

Sì che lo devi aiutare. Non è un lavoro facile, non lo possono fare tutti. Molti non ce la farebbero. La fatica è proprio tenere le sfere divise. Di non dire “io non ci sto se ci sta lui”. Questo non aiuta la nostra idea, non ci tira fuori dall’inedia.

Il dovere è dividere, discernere e non confondere mai quello che è giusto e di quello che ci piace. Quello che va bene sulla scrivania dell’ufficio e quello che va bene solo con la saracinesca abbassata.

Sta storia dei 100 va velocissimo. Molti sono diffidenti per principio. Molti cercheranno la verginità politica dove la politica non c’è. Molti vogliono solo salire sul treno in corsa e sfruttare il nostro lavoro, mesi di elaborazioni, giorni di rinunce, ore di discussioni. Ci verrebbe di di dire no a chi, chiaramente, viene a noi con queste intenzioni.

Ma non ce lo possiamo permettere. Saremmo settari, elitari, gelosi, stronzi (citazioni libere degli ultimi giorni).

E’ questa la sfida. La sfida è tirare il meglio da tutti. Tirare il meglio da questa città. E mantenersi saldi. Come mai nella vita.

Non siamo qua per dire “tu sì e tu no”.

(anche se a volte, quanta voglia avremmo di farlo…)

retoriche da direct marketing

10 Feb

doonie, vogliamo che tu partecipi alla tappa italiana dell’European Poker Tour a San Remo!

Essì, proprio a me.

fammi tremare i polsi

9 Feb

Joe Barbieri – Fammi tremare i polsi

dalla top five più mattutina della storia

9 Feb

Fleet Foxes – white winter hymnal

scEmiLab

7 Feb

Ecco, ora che vi ho anticipato con la battuta di spirito avete un motivo in meno per prenderci per il culo.

magazzino Emilab

7 Feb

il massimo non è sufficiente

2 Feb

Sto per iniziare una nuova settimana di superlavoro. Affascinante, ma sempre superlavoro è.

Riuscirò a battere il record di settimana scorsa? Supererò le 65 ore settimanali?

Chissà.

Di sicuro è strano lavorare così tanto e sentirsi come se non si è fatto ancora tutto. Chiaramente non può essere colpa di una singola persona se non si è puntuali su tutte le scadenze di una campagna elettorale. Certe scadenze, tra l’altro, vengono fisiologicamente ignorate perchè divengono meno cruciali. Eppure, non basta.

Evidentemente non basta il massimo. E’ un po’ il tema della settimana, declinato su tutti gli aspetti della mia vita.

Mi viene chiesto di più, a voce o indirettamente. Viene chiesto di più al cuore ed al cervello. A volte è una richiesta legittima, altre volte inspiegabile. Ora sta a me.

Come ci si comporta quando senti di aver dato tutto, e scopri che non è sufficiente?

Negli ultimi anni ho deciso di cambiare radicalmente impostazione di vita. L’unico modo per essere sereno e psicologicamente più solido è dare il massimo. Il 110%.

L’unica fonte di azioni che possiamo gestire è la nostra persona. E se ci riusciamo è già un mezzo miracolo, vista la quantità e la qualità di soggetti che, in modo sempre crescente, affiorano nella mia vita sotto forma di bandiere sferzate dal vento.

Nella testa delle persone non posso entrare, per quanto sia comodo cavalcare un certo clichè di “Dino psicologo”, “Dino che analizza”. Solo perchè ascolto, e il più delle volte tento di farmi carico dei problemi altrui. Se la gente che sta bene non prova a prendersi un po’ di marroni, chi lo deve fare? Se tutti stanno male, come ci si aiuta a vicenda?

Ma, aldilà del mio naso, esistono le altre persone. E le mie azioni si trasformano in “semplici” comportamenti da interpretare. Non posso, non voglio cambiare gli schemi mentali di chi mi sta vicino. Ancora di meno, di chi non mi conosce. Se la gente non coglie, fraintende, io non ci potrò comunque fare niente.

E, pensavo, se io do il massimo e gli altri non se ne accorgono, cazzi loro.

Pensavo, e penso ancora. Ma sarebbe miope fermarsi a questa prima, seppur corretta, analisi.

E allora, cosa si fa quando il mondo ti chiede più del tuo massimo?

Si può abdicare. Un passo indietro, una reazione scomposta. Alzare bandiera bianca, far franare il cervello e non rialzarsi più.

Si possono ignorare le richieste dell’esterno. Si possono fare confronti, per uscirne spesso vincitori. E quindi, ritrovare la tranquillità nel confronto, nella comparazione.

Oppure, si può ringraziare chi ti chiede ancora di più. Perchè poi scopri che, se solo diventi un po’ più furbo, quel “più del massimo” è già nelle tue corde.

Lo devi solo far vedere.