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Io sono uno

21 Feb

Io sono uno
che parla troppo poco, questo è vero
ma nel mondo c’è già tanta gente
che parla, parla, parla sempre
che pretende di farsi sentire
e non ha niente da dire.

Io sono uno
che sorride di rado, questo è vero
ma in giro ce ne sono già tanti
che ridono e sorridono sempre
però poi non ti dicono mai
cosa pensano dentro.

Io sono uno
che non dice chi è la sua donna, questo è vero
perchè non ammiro la gente
che prima implora un po’ d’amore
e poi non appena l’ha avuto
lo va a raccontare.

Io sono uno
che non nasconde le sue idee, questo è vero
perchè non mi piacciono quelli
che vogliono andar d’accordo con tutti
e che cambiano ogni volta bandiera
per tirare a campare.

(Luigi Tenco)

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15 Feb

La musica non tradisce. A differenza degli uomini.

 

(Loredana Bertè)

Tweet-Sanremo

14 Feb

L’arte non deve riprodurre il visibile, ma renderlo visibile.

(Paul Klee)

Perché Sanremo è Sanremo – #2

19 Feb

Temo più Sanremo che San Vittore.

 

(Fabrizio Corona)

Perché Sanremo è Sanremo

15 Feb

Ringrazio mamma e papà per i valori che mi hanno dato.

 

(Belen Rodriguez)

Fai una foto all’Italia (seconda parte – Sanremo)

23 Feb

Voi vi chiederete cosa ci faccio alle 23.28 da solo in ufficio. Perchè sto ancora qui a smenare, a rompervi i coglioni per scrivere due o tre cazzate in croce.

Lo faccio perchè ve lo aspettate, voi là fuori, due o tre lettori che siete rimasti. E lo faccio perchè mi diverte.

Non so più se questi post possano ancora essere definiti bilanci della settimana, me ne servirebbe uno al giorno. Ma, in verità, non me ne vorrete, dedico gran parte delle mie energie ad altro. Scritti compresi. Però mi diverto ancora, ed eccomi qua, a perdermi in fesserie quando mamma e papà pagherebbero per vedere loro figlio tornare a casa senza il sospetto che venga pagato a un costo/ora inferiore ai peggior call center di Bangkok.

In ogni caso, mi ritrovo a isolare un momento che, su tutti, possa rappresentare una specie di sintesi, di catarsi, di momento di riflessione ancora vergine e ancora condivisibile perchè non ancora andato a male.
Ebbene sì, sono le 23.31 di un merdoso lunedì di febbraio, sono qui da 15 ore e 10 minuti, e vi devo parlare di Sanremo.

Amici al primo posto, omofobia strisciante al secondo, voto popolar-campano-lostereotipovelorisparmiomaèquellochepenso al terzo.

Faccio fatica a pensare che l’associazione Maria de Filippi – Marco Carta fosse casuale. Partiamo dal presupposto che, proprio quest’anno, è cambiata la formula con cui è stato eletto il vincitore. Marco Carta è rotto al televoto, è nato televotato. Chi lo ha seguito fino alla kermesse avrà continuato a lasciare euri a destra e a manca per onorare la meravigliosa formula, di Carfagnana memoria, per cui puoi diventare famoso, bravo, stimato in 2 o 3 passi, sfatando il mito della crisi e ribaltando semioticamente l’idea che l’Italia non sia una società meritocratica ammazzando il merito nello stesso suo ribaltamento. Una trovata delle più meglio.

Prendendo per buona l’ipotesi televòtica, diciamo che il cavallo di Carta è stato un po’ drogato. Chi guarda Amici guarda Maria leccata da un cavallo, quello che ha ripassato la bionda chioma con un unguento (Maria, sia ben chiaro, sei la numero 1, vali 5 o 6 leader, aspiranti leader, aspirati leader delle Sinistre, anche se ai miei amici di sinistra non lo posso dire chè pensano che sono fascista), la guarda mostrare un polpaccino qualche giorno dopo aver dichiarato “vorrei finire la mia carriera in Rai”, come fosse normale saltare dal pubblico al privato, dal privato al pubblico, a Raiset, questo neologismo che parla d’Italia molto più di profonde dissertazioni sulla formazione dell’opinione pubblica.

E vota Carta, perchè vota quest’Italia di Cartari. Che ci salva dal peccato e dal senso di colpa, che rimanda gli appuntamenti con la realtà, che si droga, così come il televoto spinto da una testimonial. E’ come se chiedessero quale scarpa preferite in uno show con Tiger Woods che sorride e ammicca. Voglio vedervi a dire “Adidas!”

Ancor più preoccupante è il secondo posto: perchè è partita l’ondata di “ma dai, ma che ci hai trovato di scandaloso nel testo di Povia?”

Ma il titolo, porca puttana!!

Avessero detto “a Luca piacevano gli uomini”, uno può intuire non so, una confusione, un ravvedimento, una moda, un trend. Ma cazzo, se dici che Luca era gay, se Luca aveva (ha: essere omosessuali non è una moda, è un tratto dell’essere) una connotazione identitaria forte, e questa connotazione identitaria viene smarrita, allora tu banalizzi. Fai pensare addirittura alla possibilità che si possa cambiare l’identità. Altro che Gay, qua siam transgender.

Scherzi a parte, io non ci sto a qualcuno che direbbe “Luca era gay” così come direbbe “Luca era biondo”. E chi tollera, è oramai privo di midollo.

Al terzo posto Sal Da Vinci. Più forte degli Afterhours, che evidentemente pagano un pubblico non particolarmente propenso allo psicodramma (nessuno di noi, immagino, abbia avuto voglia di spendere un solo euro per salvarli. Da questo punto di vista siamo inferiori, siamo snob, siamo di sinistra), più forte di certe malelingue che vorrebbero interi call center convogliare voti popolari acquistati sotto forma di pacchetto per poi far partire 10000 SMS in contemporanea. A prova di giudizio del popolo.

Vince il popolo a Sanremo. Nel frattempo, qualche genio mette in dubbio le primarie. Se le aboliscono, le farà Berlusconi. Per eleggere se stesso.

E ci saremo giocati l’ennesima carta. Con la c minuscola.

(23.44 – ero ispirato davvero)

retoriche da direct marketing

10 Feb

doonie, vogliamo che tu partecipi alla tappa italiana dell’European Poker Tour a San Remo!

Essì, proprio a me.