Archivio | dicembre, 2008

La scorciatoia per entrare in te e in me

22 Dic

Mi permetto un ultimo gesto. Da ora, partita chiusa.

L’altra notte mentre uscivo fuori dalla discoteca

mi è passata a quattro metri la mia vita

Camminava col bicchiere e un vestito nero

mi ha guardato, ma non mi ha cagato

La conosco bene, è in collera con me,

mi rimprovera le cose che non ho potuto fare

Mi rimprovera parole che non ho potuto dire,

che mi avrebbero cambiato in meglio insieme a lei

Ho rivisto il corpo morto di mio padre con i baffi neri

diventati bianchi in un’ora o poco piu’

Ho rivisto quelle estati infinite con il mio amico Gigi,

con il sole che ci amava e ci baciava i piedi scalzi

Ho rivisto mio fratello e le sue mani buone

quelle mani adulte che solo io non avrò mai

Ho rivisto quelle città che non mi sono appartenute

i miei anni come ombrelloni chiusi in piena estate

I cavalli, le farfalle e le mie fate

diventano un giorno cani a quattro teste

porte chiuse a chiave e finestre

galleggiare in un mare di fotografie

E’ la mia vita la scorciatoia per entrare in te e in me

Che difendo con le unghie e poi la perdo

Come un anello ai piedi non è ieri è oggi

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su di giri, fuorigiri

16 Dic

Partiamo dalla fine. Sono in pigiama a quest’ora. In teoria, niente di eclatante.

Ma visti i tempi lo è.

Ogni giorno è vissuto intensamente, pericolosamente. Al limite, oltre il limite.

Parto carico a casa, torno a casa altrettanto carico, ma svuotato di energie, sopratutto emotive. Troppe responsabilità. Il problema è che le responsabilità mi piacciono assai.

Qualche ora di sonno (sempre meno, in verità) e si riparte, più convinti di prima.

Andare più forte delle proprie possibilità, andare oltre i giri che il motore ti consentirebbe, è di per sè una scarica di adrenalina continua.

Andare oltre ciò che la combinazione corpo-testa ti consentirebbe, andare avanti con la forza dei nervi, è un’esperienza alla lunga logorante. E questo me lo insegna la seppur piccola esperienza che ho.

Sto andando fuorigiri, ma so perfettamente cosa vuol dire, quando mi devo fermare e perchè lo devo fare. Quasi a farlo apposta, sembra che il primo Gennaio rappresenti il perfetto scollinamento della mia vita presente.

Dal primo del 2009 dovrebbe essere tutto più facile. Perchè le scelte stanno venendo su da sole, perchè è impossibile essere tutto ciò che sono in modo qualitativamente significativo.

E’ impossibile essere lavoratore, pensatore, blogger, speaker, fidanzato, figlio, giornalista, consulente, tutto bene.

E così, quasi in una sorta di selezione naturale, sta emergendo la lista delle priorità.

E un sano egoismo.

Anche questa settimana mi è stato chiesto un bagno di umiltà. Ogni settimana c’è qualcuno che mi dà dell’egoista, dell’egocentrico, del megalomane, dell’arrogante. Clichè, almeno per come la vedo io. Clichè, aiutati dal fatto che scrivo qua, che qui ne parlo, che qui metto alla prova me stesso e i miei difetti. Mai un’autocritica da chi mi giudica.

Mi sono sinceramente stancato.

Quello che chiamano mancanza di umiltà, io la chiamerei ambizione. Smodata. Fastidiosa forse. Ai più, che non sfondano per tanti motivi. E si incazzano con me perchè dovrebbero incazzarsi con loro stessi.

Spesso divento rabbioso, perchè la gente non va alla mia velocità. Io commetto un errore nel non lamentarmi, lasciar crescere la mia delusione silenziosamente. Ma forse lo faccio perchè so che, in fondo non posso chiedere di più. Proprio perchè mi sono reso conto che, per ora, vado più forte.

La mia rabbia si riversa sui gruppi, sulle persone che mi stanno vicino, perchè con loro vorrei proseguire. E non ci riesco. E non mi faccio sempre capire.

Questa affermazione mi renderà ancora più megalomane e meno umile di prima ai vostri occhi: vado semplicemente più forte. E mi arrabbio con chi non va alla mia velocità. E faccio malissimo.

Ho un ritmo diverso, e devo arrendermi. Devo fare le cose per i fatti miei. Solo così non mi avveleno, solo così non dò la sensazione di volermi imporre. Solo con l’egoismo smetterò di sembrare egoista. Solo facendomi i fatti miei sembrerà che non voglio comandare su tutto.

Ma i giri sballati hanno tanti significati. Hanno il senso di chi, un paio di volte questa settimana, è stato incapace di gestire i propri impegni, isolato ora dalle antenne dei cellulari inesistenti, ora da spostamenti di riunioni di sabato, con ritardi (e delusioni scatenate) a cascata: io, fallimentare come non mai.

I giri sballati hanno il senso di chi si è reso conto, in quell’isolamento, in quelle grida, in quelle lacrime da me causate che rallentare è un dovere, oltre che un diritto.

Che si può andare fuorigiri, ma non così tanto.

Che ci si dovrebbe preoccupare di spingere sul tachimetro, ma in altre direzioni. Ad esempio regalandosi un weekend come quello appena finito.

O regalando simboli. E disegnando il futuro. Senza fretta.

una nuova rubrica: pop-porno

16 Dic

Non ci prendiamo in giro.

Esistono canzoni che tutti ascoltiamo. E nessuno ha il coraggio di dire che lo fa. Di dire che, se non fosse di (un qualsiasi cantante pop sputtanato va bene a supporto della mia tesi), sarebbe una bella canzone.

Basta.

Diamo voce all’orgoglio pop-porno. A quel pop che fa impazzire anche il più alternativo. Che però non lo ammetterà mai.

Iniziamo da un carico da undici.

E’ tornata, e a meno che non prenda qualche scivolata con l’alcol, non se ne andrà più. Ed è diventata un’icona punk (mi prendo tutte le responsabilità per questa affermazione. Se volete ve la spiego).

E’ Britney.

Non mi credete?

( Womanizer – Lily Allen cover)

Non mi credete ancora?

(Womanizer – Ladyhawke cover)

Lavezzi-mania

13 Dic

Il mio 11 dicembre 2008

12 Dic

00.10: sono a Roma, allo St’à, alla festa di Proforma. All’interno del locale il cellulare non prende. Vado fuori a fare una telefonata. Inizia a piovere. Non ha ancora smesso. Non ha mai piovuto così tanto negli ultimi 100 anni a Roma.

02.00: io e Danilo ci rendiamo conto che non possiamo raggiungere chi ci avrebbe ospitato.

02.04: decidiamo di imboscarci nell’albergo.

02.31: usciamo dallo St’a, diluvia. Abbiamo con noi 2 ombrelli, siamo 10. Dobbiamo portarci dietro anche gli allestimenti. Ho una cartina su un foglio di carta. Dura 10 secondi. Per fortuna bastano a orientarci.

02.41: fradici, ci cambiamo. Inizio a scrivere sms a chi dovevo avvisare. Il cellulare non prende, li lascio in coda. Li manderà durante la notte, penso io. E se non li manderà chi mi chiamerà avrà l’attesa lunga e capirà che sono in un posto dove non prende.

09.15: gli sms non sono mai partiti. Inizio a realizzare che ho fatto il danno.

09.21: dopo varie ricognizioni, compresa la veranda interna, dichiaro ufficialmente di essere isolato dal mondo.

10.15: Magliocca mi avvisa che è partito un giro di telefonate, alcune molto preoccupate, per cercare di individuarmi. Nel frattempo, a Roma, una donna muore annegata. Nella sua automobile.

10.21: inizia il mio giro di telefonate.

10.33: prendo un cazziatone spaventoso.

11.11: partiamo con il Ducato per ritornare a casa.

11.48: la via Salaria è chiusa al traffico, così come parte della Nomentana.

12.32: ci perdiamo a Palombara, ridente cittadina alle porte della Capitale.

13.01: entriamo nel Grande Raccordo Anulare.

14.23: ci fermiamo per pranzo. Davanti a un autogrill c’è una Volvo adibita a macchina mortuaria. La bara è all’interno, circondata da lumi. Del conducente, neanche l’ombra.

19.22: arrivo a Bari. Ho una partita di calcio di lì a 38 minuti, devo tornare a casa, cambiarmi, prendere la macchina e tornare indietro.

19.40: prendo il bus da Largo Ciaia. Sono atteso in campo 20 minuti dopo.

20.16: metto piede a casa. Ho già 16 minuti di ritardo.

20.21: scopro di non avere magliette bianche a maniche lunghe pulite. Opto per le maniche corte, fuori ci sono 7 gradi.

20.40: arrivo al campo. La partita è già abbondantemente inizata. Inizia a piovere forte, lo spogliatoio è chiuso e non posso mettermi le scarpe in campo nè portarmi borsoni o cose del genere, dato che se lo avessi  fatto avrei riportato a casa poltiglia liquamosa. Così, decido di non cambiarmi, di lasciare tutto in macchina e di giocare con le scarpe da ginnastica.

20.44: al secondo scatto, scopro di non avere assolutamente trazione. Aumenta la pioggia. Sulla mia fascia c’è Remo, il più veloce dei 14 in campo.

21.45: la partita finisce, corro verso la macchina. Le scarpe sono inutilizzabili perchè sporche e zuppe. Me le tolgo, guido scalzo, in maniche corte, completamente fradicio. Il piede sinistro ha ancora una frattura del primo metatarso che urla vendetta.

21.59: sono a casa.

22.35: esco di casa.

Scegliete voi quando commentare “è pazzo”. Io lo farei quelle 4 o 5 volte.

Manifesti musicali contemporanei

12 Dic

Ieri ho ascoltato B-Side e mi ha molto affascinato il parallelismo tra Goldie e Burial, accomunati, secondo Bertallot, dall’aver scritto le canzoni-simbolo delle loro ere.

Goldie ha composto il manifesto della drum’n’bass, Burial del dubstep. Due generi per me fondamentali.

Metto i due brani-simbolo uno vicino all’altro, vediamo che effetto fa.

Goldie – Inner City Life

Jamie Woon – Wayfaring stranger (Burial rmx, da lunedì a Basette)

Scioperiamo contro la rotazione della Terra

12 Dic
L'Italia si ferma contro la crisi. Un ossimoro

L'Italia si ferma contro la crisi. Un ossimoro

Per quanto sia un comunista di destra, non vedo nulla di sbagliato in questo sciopero.

Ma come si fa a dire che si sciopera “contro la crisi?”. Che vuol dire? Che se le ragioni dei lavoratori dovessero vincere, la crisi smette di essere crisi?

Questi sono straordinari spot a Berlusconi.