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Giornalismo e Perugia #9 – Ovvero? Ovvero?

16 Apr

Festival del Giornalismo 2011 – diario – 15 aprile

(a un certo punto c’è il siparietto con Cruciani)

Con il popolo

10 Dic

Le sue domande non mi infastidiscono. È la sua presenza fisica che mi infastidisce.

 

(Massimo D’Alema, intervistato da un giornalista di Exit, La7)

La mia intervista a Il Genio

10 Dic

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Gianluca de Rubertis ride. E’ questa la salvezza di chi lo intervista. Sentirlo ridere. In fondo, per lui, per Alessandra Contini, per Il Genio, è stata un’annata indescrivibile. E così basterebbe leggere i silenzi, le pause, per scorgere una voglia più che comprensibile di non dire. Di non provare a spiegare l’inspiegabile. Noi ci abbiamo comunque provato. E le sue risate ci hanno fatto capire che, anche se magari i giornalisti non sono proprio il massimo della vita, Gianluca è felice e vuole trasmetterlo. Vuole trasmettere l’euforia di chi, forse, dentro di sè, pensa di aver fatto la più grande delle birichinate.

Gianluca, dove eravate tu e Alessandra 12 mesi fa?
Bè, mi fai una domanda difficile: non mi ricordo mica cosa stavo facendo il 9 dicembre 2007…

Io non mi ricordo nemmeno cosa ho fatto avantieri...
Scherzi a parte, ci preparavamo. Eravamo alle prese con la registrazione del disco. Facevamo tutto quello che tutti i gruppi fanno quando incidono un album. Non abbiamo registrato con aspettative particolari. Sapevamo che stavamo facendo un buon disco. E sapevamo che la casa discografica (la Disastro Records, con cui la storica Cramps ha conosciuto una seconda giovinezza, ndr) si aspettava qualcosa di buono da noi.
Quando vi siete resi conto che le cose erano cambiate?
Non c’è stato un momento in particolare, credo sia stato un crescere costante. Di sicuro il video musicale ha fatto la differenza: siamo passati da uno strumento che è ancora piuttosto “underground”, internet, a uno strumento di massa, la televisione. Ecco, è così che abbiamo fatto breccia, abbiamo avuto la visibilità. Poi, è arrivata la Ventura: ci ha chiamato lei, noi non abbiamo fatto niente per farci ospitare, è stata lei in prima persona a cercarci.

Vi siete mai sentiti pop? Vi sentite un gruppo pop?
(lunghissima pausa) Bè, sì. Noi siamo un gruppo pop. In fondo, cos’altro possiamo essere? Guarda, a me sta sul culo tutto. Mi stanno sul culo le definizioni (ride). Non ascolto molto pop,  ma la definzione ci sta tutta.

L’essere pop porta a cose come quella che ho visto oggi: sulla prima pagina di un mensile musicale (suggerimento per i lettori: immaginate una taglia d’abito) c’è scritto: “Oltre Pop Porno: il perverso album de il Genio”.
Davvero?

Davvero. Non pensi sia un’iperbole?
No guarda, non me ne fotte un cazzo. (ride)

Bè, non pensi che sia riduttivo darvi dei perversi? E la musica? Non sparisce così?
Quel titolo lo ha scritto un giornalista, no? E’ tutto ciò che fanno i giornalisti è sempre riduttivo. In ogni caso non me ne frega un cazzo

Ecco, ora mi trovo in una situazione in cui non mi sarei voluto trovare: un giornalista che fa domande a qualcuno che pensa che i giornalisti sono riduttivi.
(ride) No no dai, tranquillo.

Chiudiamo il cerchio: dove sarete tu e Alessandra 12 mesi fa?
No, non ci penso. Non ci voglio pensare. Per quanto mi riguarda, potrei anche giacere nella fredda terra. E potrei stare per decompormi (ride). Davvero, non mi interessa saperlo, non ci penso.

Noi di Coolclub non ci azzarderemo di certo in pronostiici. Ma continuiamo, più o meno silenziosamente, a fare il tifo per loro. A pensare che il Genio meriti una prima pagina di annuario. Sapendo che fra un anno di certo non avremo a che fare con morti viventi. Anzi.