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Fotografia del 28 dicembre 2011 – Bilancio dell’anno dell’understatement

28 Dic

Chiariamoci: io quest’anno non ho concluso un cazzo.

Non ho prodotto cambiamenti, neanche marginali, nell’ambiente che mi circonda. Né a Bari, né in Puglia, né in Italia, né nel mondo. Le poche persone che riesco a far star bene c’erano anche nel 2010 e in molti (per scelta mia, come per scelta loro) non ci sono più, o sono relegati al ruolo di turisti.

Non posso vantare scarti qualitativi evidenti nella mia vita. Sono nella stessa città, nello stesso ufficio, con lo stesso status sociale di dodici mesi fa. La mia vita relazionale è ridotta ai minimi termini, le poche persone importanti continuano a essere al mio fianco con uguale ardore. Il mio reddito complessivo non è cresciuto a sufficienza per potermi permettere scelte di profonda novità. Nè, in verità, ho cercato questo ordine di decisioni.

Al lavoro tutto è proseguito speditamente: tanto impegno, tante novità, nessuna novità. Un filotto di giorni tremendamente intensi, un insieme di storie di 24 ore che hanno ognuna una propria dignità e autonomia rispetto a tutte le altre, ma che combinate fanno un racconto tutto sommato piatto.

La cartina di tornasole è nelle domande semplici. A questioni come: “Novità al lavoro?” “E a parte il lavoro?” rispondo sempre allo stesso modo, stancamente. “No, nessuna novità, tutto uguale, sono una persona noiosa”.

Non mi va di parlare dei cazzi miei, tutto quello che ho da far sapere è pubblico e tutto quello che non voglio far sapere non verrà certamente dichiarato dopo una domanda, seppur diretta.

Tutto questo, tutto sommato non è poi così grave. Anzi, forse è la diretta conseguenza di ciò che volevo davvero. Ogni anno è ‘dedicato’ a qualcosa: il primo gennaio decido di pormi un obiettivo, spesso piuttosto generico e soggettivo nei parametri di valutazione, e provo a perseguirlo. Il 2011, nella mia testa, doveva essere l’anno dell’understatement. Testa bassa e basso profilo, dopo anni al centro della scena, soprattutto a causa delle campagne elettorali della mia terra e alcuni scatti in avanti come la possibilità di scrivere su un quotidiano online nazionale. Ho abbandonato la provincia, non il provincialismo che mi permette di rimanere con i piedi saldamente per terra e che benedico tutti i giorni, insieme alla mia pessima cadenza barese, perché mi ricorda che non sono nessuno.

Mi sento soddisfatto rispetto all’obiettivo: penso di essere stato bravo, di aver effettivamente abbassato il profilo. Ho ridotto la retorica, asciugato i pensieri, rinunciato all’ampollosa diplomazia. La stanchezza mi ha reso più spigoloso, più netto, forse meno educato, ma mi sento migliore.

So che molti dei miei amici, conoscenti e contatti sui social media non sarebbero d’accordo con la disamina. Per un essere umano ‘social’, la sovraesposizione è in realtà una condizione esistenziale. Se comunichi te stesso attraverso i tuoi profili, è difficile che tu non sia percepito come portatore di un ego ingombrante. Piano piano questa dispercezione passerà: quando tutti saremo online e lo saremo in modo maturo e competente, si ripartirà da zero.

Per il momento devo accontentarmi dell’autoanalisi. Del lavoro che quotidianamente faccio su me stesso. Dei commenti cattivi che devo leggere e a cui ho il dovere di rispondere. Delle critiche, talvolta gentili e talvolta ostili, con le quali devo confrontarmi con uguale umiltà. Dei complimenti e degli attestati di stima, privati e pubblici, di gente comune e di grandi pensatori, che valgono solo nell’istante in cui vengono pronunciati, così come la gioia che si può provare in quei momenti.

Ho passato un anno in palestra. A formare la muscolatura. Adesso posso uscire di nuovo. Per fare qualcosa di importante, sempre che il mio carattere totalmente incapace di compromessi sia compatibile col cambiamento.

Mi metto alle spalle il 2011 senza aver lasciato nulla in eredità al futuro. Potrei ritenermi un buon lavoratore, ma il mio lavoro è stato retribuito, la transazione tra me e la società è chiusa così. Nessuno può ringraziarti ulteriormente e io non devo sentirmi mai in credito con nessuno.

Mi metto alle spalle il 2011 con un solo grande orgoglio personale grazie al quale sento di aver raggiunto l’obiettivo del 2011: l’understatement. Sono orgoglioso di non aver mai ostentato le mie emozioni più grandi. Né il dolore, né la gioia.

Ho perso due nonni e uno zio nel giro di tre mesi. Prima di quest’anno avevo tutti e quattro i nonni e tutti gli zii. Mi auguro che nessuno si sia accorto dei miei lutti, perché se così fosse stato mi sentirei ancora più orgoglioso. Ho preso non più di tre ore di permesso per i funerali, per le sveglie alle 5 del mattino, per le fughe in macchina, per stringere la mano dei vivi, per cercare di non dire banalità ai parenti che piangevano, per farmi sentire presente pur non essendolo quasi mai nel corso dell’anno.

Ho passato momenti indimenticabili, tra pomeriggi al mare e dibattiti pubblici, tra piccole felicità familiari e grandi soddisfazioni professionali, tra le righe della vita e i righi della scrittura, tra scambi di abbracci, affetto, complicità, tra urla al cielo e speranze, tra scoperte e rivelazioni. Come nel dolore, allo stesso modo ho ritenuto che la gioia non fosse qualcosa da condividere.

Tutti provano dolore, tutti provano gioia. Pensare di essere più felici o più disperati degli altri, e ritenere che comunicare queste emozioni possa essere utile a qualcuno, o che possa generare automaticamente empatia o condivisione per il solo fatto di averle comunicate, è una delle più sconcertanti (e comuni) forme di arroganza che io conosca.

Io quest’anno non ho concluso un cazzo, ma forse mi conosco un poco meglio. E sono felice così.

Quando al governo c’era Prodi

12 Ott

Le dimissioni si danno quando si verifica una crisi reale e profonda.

(Silvio Berlusconi, 2 febbraio 2007)

Fotografia del 28 agosto 2011 – Duemiladieci, duemilaundici, duemiladodici

28 Ago

Cosa ho imparato negli ultimi 12 mesi?

  1. Sto bene solo se posso dire tutto quello che penso. Tanto qualcuno si incazzerà comunque. A questo punto preferisco schiantarmi contro tutti i muri possibili, cambiare muro quando sento troppa ostilità, e andare a dormire la notte tranquillo.
  2. Non sopporto più l’ipocrisia. Forse è vero che l’ipocrisia regge il mondo in piedi ed evita dure contrapposizioni. Ma a me sembra solo un modo pessimo di spendere le proprie energie (anche perché il mondo, a quanto pare, non si regge comunque in piedi)
  3. Se fossi nato 10 anni prima, sarei fuori stagione. Invece questa è la generazione in cui i nerd (o presunti tali) sono indispensabili per il mondo. E dunque me la posso giocare.
  4. Non è male essere disconnessi, sparire, non dare notizie di sè.
  5. Voglio fare le vacanze fuori stagione. Magari senza crisi economica avrei detto qualcosa di diverso, però io ad agosto voglio lavorare. Così mentre tutti sono attenti e a combattere io mi rilasso di più. Mi piace troppo lavorare mentre gli altri non fanno niente. E mi piace poco non fare niente.

Cosa non ho fatto negli scorsi 12 mesi? (come da post – https://www.facebook.com/note.php?note_id=426157333269)

  1. Attraverso il lavoro, rendere l’Italia un posto anche solo un poco migliore di come è adesso. – FALLITO, l’Italia è peggiore di 12 mesi fa. Forse non è colpa mia, ma allora avevo sbagliato a tarare l’obiettivo. E dunque avevo fallito lo stesso.
  2. Far esplodere Quink. – NI, siamo ai livelli dell’anno scorso. Ottimi, ma non siamo saliti.
  3. Far crescere Radio Bari Città Futura – FALLITO, addirittura non ho fatto radio.
  4. Lavorare meglio (avevo scritto “lavorare meno”, ma non ci avrebbe creduto nessuno, me compreso) – RIUSCITO. Anche se il meglio ha portato il di più.
  5. Difendere i weekend di riposo con le unghie e con i denti – NI,  Potevo fare di più, ma mi sono levato qualche soddisfazione.

Cosa voglio fare nei prossimi 12 mesi?

  1. Dormire, pena ricovero in ospedale.
  2. Scrivere, anche se questo confligge col punto 1. Scrivere sul web e avere anche qualche spazio su un giornale di carta, una rubrica. Scrivere di qualsiasi cosa può essere utile scrivere.
  3. Tornare a fare radio. Musica, politica o eventi in diretta, poco importa. Anzi, se ci sono le tre cose insieme sono più contento.
  4. Essere d’ispirazione per qualcuno. Non si può cambiare l’Italia da soli (l’anno scorso scrivevo queste cose, poi mi hanno detto che sono megalomane e così mi sono ridimensionato), però si può farlo insieme.
  5. Fare qualche altro passo in avanti. Non so precisamente cosa voglia dire, però se fra 12 mesi sarò nella stessa posizione in cui sono adesso, avrò fallito.

Cosa tengo nel cassetto?

  1. Un anno sabbatico, prima o poi.
  2. Un Master in Business Administration, entro i prossimi 10 anni.
  3. Qualche anno da giocatore di poker professionista, sempre che abbia il talento.
  4. La mia seconda carriera da dj, sono anni che devo comprare i piatti ma non lo faccio mai. Uno psicologo cercherebbe blocchi nel mio inconscio.
  5. Tre mesi di lavoro coi bambini, mini-club style.

2011, Odissea nello spazio

22 Ago

Indignarsi non basta.

 

(Pietro Ingrao)

I partiti del 2011

10 Giu

Il partito è uno strumento, non può mai più essere una finalità.

 

(Nichi Vendola)

Instant poll

16 Mag

Er voto me mette ansia, vado a dormì un paio de orette.

(Antonio Pennacchi)

Giornalisti, in Italia, nel 2011

19 Apr

Io non faccio il giornalista per stabilire chi è colpevole e innocente, io faccio il giornalista per raccontare delle storie.

(Peter Gomez)