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Fotografia del 26 agosto 2012 – I fagioli (appunti per la stagione 2012-2013)

26 Ago

(post scritto il 13 agosto)

Da quando ho un blog ho sempre fatto iniziare le mie stagioni (sì, stagioni, le intendo calcisticamente: iniziano a fine agosto e finiscono a inizio agosto, se va bene) con una lista di cose che mi sarebbe piaciuto fare, di aspettative e di bisogni. Quest’anno, per la prima volta, non lo farò.

Tutto nasce da una domanda che ci siamo fatti nello splendido e cristallino mare di Gallipoli: “Ma tu saresti pronto a mangiare un piatto di fagioli dallo stesso piatto?*”. È una domanda iperbolica, che rievoca scenari post-bellici, o pre-digitali. Che tira in ballo i genitori, i nonni, la loro umiltà, il loro modo di produrre ricchezza facendo cose che oggi noi riteniamo degradanti.

Sarà pure un’iperbole, ma in questa domanda io ci ho visto una lucidissima e concreta preoccupazione.

È la prima volta in cui la mia ambizione è tutta difensiva. Sarei contento di finire l’anno esattamente nel punto dove lo sto iniziando. Non voglio un briciolo di più. Se avessi qualche briciolo di meno non potrei prenderlo come una sconfitta personale, ma come la risultante di quel segno meno che da oramai un anno cifra i dati della nostra economia.

Ho rinviato di un anno ogni decisione netta (o meglio, ogni riflessione su eventuali decisioni nette: in fondo sono un conservatore quando si parla di me stesso), anche perché l’anno si è già attrezzato per essere faticoso, impegnativo. Servirà la regolarità dei grandi passisti delle classiche delle Fiandre.

La crisi è arrivata alle porte, anche alle mie, anche alle nostre. Bussa. È spesso irrazionale, dunque è difficilmente contrastabile. Se ci fosse una sequenza logica che porta a trovare la soluzione a un problema, sarebbe meno spaventosa. E se bussa anche alla mia, alla nostra porta, che sembrava tutto sommato solida fino a qualche tempo fa, non si può non pensare a quanto rumorosa, chiassosa, invadente, stordente sia nelle case, davanti alle porte, nelle stanze incerte e malconce di tanta Italia, che paga (mi riferisco ai cittadini, ai cittadini cronicamente poveri) un prezzo troppo alto per i suoi demeriti.

Sorrido pensando a tutte le parole meravigliose raccolte in questi anni. Sei bravo, sei bravissimo, sei un grande, farai carriera. Più me le dicono e meno ci credo. Complimenti che oggi suonano beffardi, che soprattutto non valgono niente. Restano atti meravigliosi (soprattutto quelli sinceri), ma non rappresentano un elemento di conforto, al massimo la riprova che certe volte essere efficienti non è più sufficiente. Serve talento, quello vero, quello che risplende, o un calcio in culo. E io non ho certamente il primo, e provo a passare la vita evitando di dover ricorrere al secondo (ammesso che ci sia qualcuno disposto a piazzare la sua suola sul mio deretano obbligandomi a essergli riconoscente per tutta la vita).

Poi può succedere di tutto. La vita può anche dare un colpo di coda positivo, può andare molto meglio di come sembra. O anche molto peggio. Io proseguo facendo l’unica cosa che so fare (credo): lavorare.

A tal proposito. Mamma mi ha sempre detto, scherzando ma mica tanto: “da grande dovevi fare l’idraulico, il meccanico o il carrozziere”. Superata l’ansia da indispensabilità (il mondo va avanti anche senza di me, e ci mancherebbe altro) adesso devo, come tutti i ‘lavoratori della conoscenza’, della ‘creatività’, del ‘terziario avanzato’ e tutte queste formule molto belle da dire, confrontarmi con la non necessità. Un mondo senza pubblicitari, senza scrittori, senza analisi potrebbe ugualmente andare avanti, magari con meno lucidità, meno felicità, meno serenità.

Un mondo senza idraulici o meccanici si fermerebbe. La crisi presenta anche questo genere di conti. Implacabili, giusti, freddi. Vado. Aereo, treno, neuroni, sabato, domenica, lezioni, elezioni. Ad agosto 2013 sarà tutto diverso. O sarà tutto uguale. E saremo di nuovo in difesa. A difenderci da non si capisce bene chi, da non si capisce bene cosa. Mangiando fagioli. E cozze.

*alla domanda ho risposto che sono assolutamente pronto e che ricominciare da zero, nell’eventualità, non mi spaventa per niente. Al contrario.

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Fotografia del 24 agosto 2012 – Cape di moVto (dieci pensieri dall’agosto)

24 Ago

1. La luce della Puglia, dopo le 17, è illegale. (cit. Fabio Fanelli)

2. Non si sa bene per quale ragione si passano le giornate circondati da frutta, verdura e buoni propositi e si finisce, invariabilmente e anche piuttosto evidentemente, per ingrassare. (la risposta è nelle parole ‘proteine’ (della carne) e ‘carboidrati’ (dei panini)). Per non parlare di birra e junk food.

3. Non si sa bene per quale ragione si va a dormire prima ‘in vacanza’ che durante il resto dell’anno (parlo per me), e questa è già una bella anomalia, e si finisce comunque a essere stanchi almeno come all’inizio (parlo sempre per me): dicono sia ‘l’aria del mare’ a sfiancare, mi sembra un’argomentazione convincente anche perché non ne ho di migliori. Ah, non mi sono mai svegliato dopo le 10. Perché qui c’è gente che lavora (e, notizia, non sono solo io).

4. La frase dell’estate è stata: “AmoVe, mi passeVesti una capa di moVto?“. La “Capa di morto” è il barattiere (o baVattieVe, cioè questa roba qui), la frase è una sottile e financo ovvia critica sociale al concetto di lusso. Per noi il lusso è stato stare in campagna, ad esempio.

5. A proposito, prendere in affitto una casa in campagna, vicina al mare e vicino a luoghi portatori di felicità con scritte scintillanti tipo ‘fornello pronto’, è stata una delle migliori scelte che si potessero prendere. Potrei citarvi mille motivi, per comodità parlerò solo del più rilevante benché parzialmente ingannevole: avere un avamposto a due passi dal mare ti dà l’illusione che l’estate non finisca prima del momento in cui la spiaggia diventa un luogo climaticamente inaccessibile (diciamo fine ottobre, per noi pugliesi).

6. Corollario al punto cinque: ho capito cosa l’estate. Almeno per me. Almeno per ora. L’estate non è quel luogo dello spirito in cui si sta isolati, si mette un messaggio di cordiale vaffanculo al tuo mail interlocutore chiamato convenzionalmente ‘out of office’ e si modifica l’elettroencefalogramma. L’estate è quel luogo psicofisico vicino al mare.

7. Ad agosto si è lavorato non meno di quattro ore al giorno tra lavoro retribuito, quello non retribuito, gli scritti a favore del pubblico (i blog) e quelli a favore di me stesso (le discussioni con gli amici sul futuro dell’umanità: discussioni oziose e per questo bellissime). Non dubito che questa possa diventare una costante della mia vita e mando sin da ora a quel paese ogni ragionamento sul fatto che questo sia insalubre. Sta la crisi, insalubre è non lavorare.

8. Mai vista così tanta gente a Torre Guaceto. Difficile biasimarli. (a proposito, da queste parti c’era più gente questa settimana che nella precedente)

9. Se mai avessi avuto un dubbio, vedere i miei compagni di viaggio così attivi, capaci, veloci ha messo in evidenza tutti i miei limiti nella categoria “senso pratico”. Mastri fuochisti, lavatori di lavatrici, pulitori di fagiolini, raccoglitori di ortaggi, preparatori di hamburger alla griglia. A mia difesa ho denunziato subito le mie debolezze dichiarando: “guido, vi porto dove volete, vado a fare la spesa, scelgo la musica, eseguo ordini e non rompo i coglioni”. Il consesso ha apprezzato.

10. Qui abbiamo la Playstation 3 ma non l’ho toccata. Il tempo, voglio sperare, sarà galantuomo.

 

Titoli di Stato a 12 mesi

16 Feb

Migliorare è cambiare; essere perfetti è cambiare spesso.

 

(Winston Churchill)

Sempre in tempo per i buoni propositi

3 Gen

Che il 2012 ci porti domande intelligenti e qualche buona risposta per diventare meno complicati e più complessi.

 

(Giovanni Acquarulo)

Ogni giorno è capodanno

1 Gen

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano.

 

(Antonio Gramsci)

2012.0.1

1 Gen

Non ho alcun talento particolare. Io sono solo appassionatamente curioso.

 

(Albert Einstein)

Fotografia del 30 dicembre 2011 – 2012, l’anno della qualità

30 Dic

Non so dirvi se sono un workaholic, un ansioso, uno con un senso di responsabilità non adattivo (nel senso che è troppo e non mi facilita la vita), un bulimico dal punto di vista emotivo, per cui devo provare sempre a fare tutto, rimanendo semplicemente a concetti raccolti in questi anni di diagnosi precoci da parte di non abilitati alla professione).

O se, più semplicemente, sono un ragazzo prossimo ai 28 anni.

Io propendo per l’ultima soluzione con spruzzatine delle varie diagnosi. E, di conseguenza, per una fisiologica trasformazione da Don Chischiotte a uomo qualunque. Ovviamente spero che questa trasformazione non si completi mai del tutto, che si rimanga in un buon equilibrio tra voglia di spaccare tutto e consapevolezza che, da soli, si può poco o niente.

Devo però ascoltare ciò che dice la macchina che mi permette di fare ragionamenti, e cioè il mio corpo. Ho tirato, tirato, tirato la corda. Ora sono arrivato in rosso. Probabilmente sarò sempre in riserva, faccio molta fatica a immaginarmi a letto per un anno. Molta meno a immaginarmi un mese chiuso in campagna a studiare, leggere e scrivere. Ma è un lusso ancora prematuro per me.

Per arrivarci, però, devo darmi una regolata sin da subito. Per questo il mio obiettivo per il 2012 è la qualità. In tutto.

Nella vita, principalmente. Dormire di più, mangiare meglio, guardare il sole, spegnere tutto, andare in vacanza, uscire dall’ufficio quando la città ancora brulica. Stare a casa. Ogni tanto, un poco per volta. Ma va fatto. Sono obblighi, non più scelte.

Nelle relazioni personali: poche (numericamente forse vanno già bene), piene (devo impegnarmi), davvero utili. Conosco una bella umanità, devo solo saper scegliere.

Nelle relazioni professionali: devo correre il rischio di sembrare uno che se la tira. Se ho il ‘sì’ facile (o il ‘no’ difficile, a seconda dei punti di vista), molto dipende dalla paura di sembrare un arrogante e presuntuoso. Ogni volta sento nelle mie orecchie un ‘ma chi cazzo si crede di essere?’, come primo commento dopo un mio rifiuto. Ma è evidente che la sopravvivenza sana viene prima dell’educazione, dunque dovrò tutelarmi o farmi tutelare, se proprio non sono in grado di gestire la mia generosità.

E poi, se mi riuscisse, vorrei fare qualcosa di davvero significativo. Ho tanti sogni nel cassetto, alcuni sono realizzabili, sembrano a portata di mano. Non li dico, però.

Non li dico non tanto perché non abbia voglia di condividerli (chi mi conosce bene li conosce), ma perché probabilmente non è l’anno giusto per cercare di raggiungerli. E forse non è nemmeno l’anno giusto per perseguire la qualità.

Il barometro dice recessione economica, crisi globale ed elezioni imminenti. A maggior ragione voglio forzarmi prendendo un impegno pubblico. Al massimo fallirò, ma conoscendomi non me lo perdonerei, essendo workaholic, ansioso, bulimico eccetera eccetera…

Che sia un anno sereno, per tutti. A proposito, un altro mini-obiettivo da mettere nero su bianco: vorrei che le citazioni, i Testi Pensanti di questo blog fossero meno scuri. Non melensi, non meno razionali. Ma meno scuri. Più energetiche.

Ce la farò? La vedo difficile, anche più che dormire :)