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Successo, qualità, destra e sinistra

18 Ago

Debora Billi commenta il mio post di qualche giorno fa sui criteri di misurazione della qualità di un post: (ecco il mio articolo originale)

Approfitto per commentare a mia volta, in particolare di approfondire il mio punto di vista su un paio di passaggi.

“Dino ripropone quella che è una vecchia teoria degli intellettuali di sinistra, ovvero che quando uno spettacolo, un libro o persino un post su Internet hanno un vasto successo ciò indichi bassa qualità.”

In realtà mi chiedevo se esistesse una correlazione tra successo e qualità. Storicamente questa correlazione non è mai stata considerata un indicatore oggettivo, e non mi pare sia una questione limitata al mondo della ‘sinistra’.

“Io ricordo invece il magnifico spettacolo teatrale di Marco Paolini sulla tragedia di Longarone. Trasmesso su RaiDue, ebbe un travolgente successo in termini di share e fu visto da milioni di telespettatori”

Gli spettatori sono stati circa tre milioni e mezzo, per uno share del 15% circa. La metà di una puntata media di Don Matteo, meno della metà dello share di programmi come “L’Arena”. Debora sarebbe pronta a sostenere che questi due programmi sono di qualità doppia rispetto al Vajont di Paolini?

Il mio post serviva comunque a creare un dibattito sulla misurazione della qualità di un contenuto, specie online. Sarebbe bello sapere da Debora se lei è soddisfatta di indicatori esclusivamente quantitativi.

Testo pensante numero duemila

27 Giu

Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che scribacchiare giornalmente.

 

(Italo Svevo)

Non riesco a più scrivere post, ma va bene così

29 Feb

Non importa se stai procedendo molto lentamente; ciò che importa è che tu non ti sia fermato.

 

(Confucio)

2012.0.1

1 Gen

Non ho alcun talento particolare. Io sono solo appassionatamente curioso.

 

(Albert Einstein)

Fotografia del 31 ottobre 2011 – Scrivere, scrivere, scrivere. O forse no

31 Ott

Scrivere è facile. Scrivere bene è difficile. Scrivere qualcosa di utile è difficilissimo. Avere l’umiltà di leggere quando si sa scrivere è praticamente impossibile.

Due mesi fa avrei voluto scrivere una fotografia sulla mia ritrovata passione per la scrittura. Ho passato agosto a pubblicare post dovunque, a studiarmi la crisi finanziaria, a pontificare su qualsiasi cosa mi emozionasse. Ora mi sento molto distante da quello stato d’animo.

Pensavo che scrivere tanto fosse prima di tutto un atto ‘di servizio’: serve raccontare anche ciò che è già stato detto, magari provare a dirlo meglio, a più persone. Con l’estate, poi, è emerso un tipico tratto difettoso del mio carattere, un mix di superomismo e carattere del panchinaro. Sono tutti in ferie, pensavo io; qualcuno dovrà pur raccontare ciò che accade. Potevo farlo, perché non ero isolato né mentalmente né dagli strumenti di comuniczione, e l’ho fatto. E forse lo rifarò pure l’anno prossimo. E lo rifarò tutte le volte in cui gli altri sono altrove, perché penso che sia utile ai lettori.

Quell’agosto mi ha restituito la mirabile qualifica di ‘grafomane’. Una qualifica che disturba anche i sonni di qualcuno: sabato sera un noto giornalista pugliese di carta stampata mi ha raccontato di avermi sognato. Di aver sognato di uccidermi. Ma non in modo violento, piuttosto sadico: ha immaginato di vedermi soffocato sotto i miei post di Facebook, trasformati in fogli di carta. Un foglio per post, uno spaventoso muro di stupidaggini che tolgono l’aria.

Il giornalista della carta stampata potrà smettere di sognarmi. Sto provando a scrivere di meno e a leggere di più. Meno Facebook e più Twitter. Meno pulpito e più condivisione, meno pianificazione dei post, più testi scritti di getto. Unica eccezione: quando qualcuno ritiene che io debba dire qualcosa su un qualsiasi argomento e io me la sento, non dico di no.

Meno quantità, più qualità. Sempre che sia in grado.

Una lettera dalla Norvegia

25 Lug

Vittorio Feltri commenta così la strage di Utoya: http://www.youkioske.com/prensa-europea/il-giornale-25-luglio-2011/

Io ho risposto così, sul Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/25/vittorio-feltri-i-giovani-laburisti-e-la-norvegia/147607/

Un lettore dello scambio, Marco, mi scrive così:

Buongiorno,
le scrivo riguardo al suo ottimo post in oggetto, che condivido in pieno.

Io vivo in Norvegia da ormai un po’ di anni e sperando di darle qualche utile dettaglio in più, per sua curiosità.

l’isola Utøya come avrà visto è gran parte coperta da un  bosco, e, tenendo conto che i ragazzi si spostavano a piedi dentro vegetazione fitta, abbastanza grande.

Buona parte dei quasi 700 ragazzi presenti non hanno visto l’inizio della sparatoria, ma solo sentita, ed sono iniziati a scappare attraverso il bosco per nascondersi “alla spicciolata”. Molti non sapevano che questo era travestito da poliziotto!

Una a ragazzina sopravissuta raccontava in TV che è rimasta nascosta nel bosco a lungo (la sparatoria è andata avanti un ora!) e quando ha sentito gli spari avicinarsi ha proseguito fino alla costa e insieme ad altri ragazzi si è buttata in mare per raggiungere la terraferma a nuoto. Quando, poco dopo, hanno visto all’improvviso un Poliziotto (o almeno uno vestito come tale) che dice “state tranquilli venite qua”…. hanno tutti fatto marcia indietro e sono andati verso di lui….

questo ripetuto N volte in mille andri dell’isola….

Il post #1000 di questo blog

4 Lug

Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori.

(Henri Cartier-Bresson)