Archivio | gennaio, 2009

avanti pop – febbraio

16 Gen

Lily Allen – the Fear: quando nel luglio del 2006 la redazione di Coolclub mi chiese di recensire il primo album della 23enne londinese (Alright Still, voto 6) mi dissero “non puoi farlo che tu, che sei l’anima pop della redazione”. Quel giorno fu una sorta di investitura al contrario, perché prima di allora una come Lily non me la sarei mai filata. Ma in effetti chi meglio di lei, chi è più pop di una cantante che non sa cantare, non è bella, non è magra, ma è su tutte le copertine delle pagine dei giornali di gossip inglesi? In più, aggiungete una dose di coraggio infinita e ottimi collaboratori (il solito, il migliore: Mark Ronson) e vi renderete conto che avete tra le mani uno dei pezzi dell’anno di una delle artiste del decennio (Eresia!).

BPA – Seattle: ed ecco a voi il nuovo singolo di Brighton Port Authority, alias Mighty Dub Katz, alias Pizzaman, alias Fat Boy Slim, alias Norman Cook, alias Quentin Leo Cook (tra la popolarità e l’anagrafe, che cammino tortuoso), ex-bassista degli Housemartins, conosciuto prima come dj, poi come remixer, poi come produttore, fino a diventare squisito artista pop. In questa “Seattle” si accompagna ad Emmy the Great, alias Emma-Lee Moss, nata ad Hong Kong e cresciuta a Londra, prossima all’album d’esordio dopo aver fatto tour con Marta Wainwright, sorella di Rufus Wainright, figli d’arte di Loudon Wainwright III e Kate McCarrigle…basta, salvatemi.

Kerli – Walking on air: Kerli Koiv (classe ’87) è la punta di diamante della nuova tradizione della musica pop estone, ammesso che ne fosse una vecchia. Salita agli onori della cronaca per essere riuscita ad arrivare sino alla colonna sonora del nuovo James Bond (impresa ardua, ad esempio, per Amy Winehouse, giustificata da zio Mark Ronson per problemi di “salute”), biondissima, bellissima, firma per la Def Jam nel 2006 in circostanze abbastanza inspiegabili. Per una volta i discografici ci hanno visto giusto: il singolo funziona anche nelle radio italiane è l’album che segue è molto solido. E’ nato un nuovo genere: il nordic pop (dite Abba? Dite A-Ha? Dite Roxette?)

Amy Macdonald – This is the life: da Glasgow (anche lei classe ’87), l’artista più sottovalutata di questo straordinario filone di giovani cantantesse anglosassoni. Più folk che soul, più normale che maledetta, dichiara, il giorno dell’uscita di “This is the life”, di essere una fan di Justin Timberlake. Elton John dichiara invece di essere fan di quest’altra Amy, che nel frattempo entra nella top ten di tutta Europa, vendendo oltre 2 milioni di copie. Prima in classifica anche nel suo Regno Unito con l’album omonimo, giunge in questi mesi in Italia nel più perfetto anonimato. Noi sì che siamo furbi.

The ting tings – Be the one: su Internet ci sono tante cose belle, ma altrettante fesserie. Al pezzo in cui si parla di “pop raffinato” ho chiuso tutto e ho deciso di abbandonare il politicamente corretto. Questo duo di Manchester copia spudoratamente; “Be the One” è stato preso in sequestro dallo studio di registrazione dei Cure, di indie non c’è una beneamata mazza. Ma sono così piacevoli da ascoltare, così ruffiani, così pop nel loro essere finto-alternativi che si fanno amare da noi, gente raffinata.

Take That, tornate insieme

11 Gen

Scommettiamo che Robbie ritorna entro la fine del 2009?

Dopo questa trappoletta musicale, è impossibile che non senta il profumo dei soldi, tanti soldi.

E dopo Britney, ecco a voi un’altra resurrezione impossibile:

Take That – Greatest World

(live @ Amici di Maria de Filippi!!!!!!)

Basta, dopo un post così ho bisogno di andare a vomitare.

Devendra vs. Antony

11 Gen

A me viene di metterli uno vicino all’altro. Forse il meglio che il pop (non abbiate paura a dire questa parola) possa esprimere di sti tempi.

Devendra Banhart

(la traccia numero 1 della mia compilation world)

Antony and the Johnsons

a questo punto, mi tengo Britney

11 Gen

Hilary Duff – reach up

Candidata al premio di peggior canzone dell’anno. Ed è solo 11 gennaio.

lily è tornata

11 Gen

Si potrà discutere sulla capacità canore,

si potrà discutere sulla qualità delle uscite pubbliche (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=319495).

Non si può discutere del suo produttore,

non si può discutere della sua influenza sul pop contemporaneo.

dì no

11 Gen

Non griderò per imporre le mie ragioni

Non metterò più la passione davanti alla tutela di me stesso

Non avrò bisogno di dare schiaffi per imporre le mie ragioni

Non guiderò gruppi di gente meno motivata di me

Non dovrò tenere nessuno per i polsi

Non arricchirò più nessuno con le mie idee

Non alternerò i ti amo alle mazzate

Non avrò paura delle responsabilità, ma non mi assumerò quelle degli altri

Non avrò bisogno di fare del male per farmi del bene

Non mi farò carico di nuove attività che non posso sviluppare nel migliore dei modi

Non lascerò nessuno per strada, sia in senso metaforico che in quello reale

Non ucciderò nessuna persona e nessun rapporto per cieca opportunità

Non sarò mai assente

Non sarò sempre presente

Non permetterò mai alla paura di avere la meglio.

striscia di gas

7 Gen

Mi avevano detto (avevo letto su un manuale di sociologia politica durante la tesi) che da qualche anno si era affermata una nuova dottrina economica, il cosiddetto neoliberismo.

Il neoliberismo si poggia sul concetto di globalizzazione, che rendendo debolissimi i confini territoriali tra mercati estende teoricamente all’infinito il potenziale esprimibile da qualsiasi realtà produttiva. Di fatto, qualsiasi azienda può vendere qualsiasi prodotto in qualsiasi parte del mondo.

Il neoliberismo ha quindi trasformato la globalizzazione in globalismo: da fenomeno a dottrina, da movente del cambiamento a metodologia di controllo e gestione. Il globalismo è di fatto una teoria macroeconomica che sottolinea, a ragione, il ribaltamento di uno storico rapporto tra politica ed economia.

Se prima del globalismo la politica controllava l’economia, con l’avvento del globalismo e del neoliberismo è l’economia a influenzare in modo deciso e decisivo le politiche dei singoli Stati così come i rapporti tra paesi.

Orbene, sono ben lieto di annunciarvi che finalmente siamo ritornati alle buone, vecchie, sane abitudini: oggi regna la politica.

Ora si inizia una guerra per vincere le elezioni. Non so come ci si possa sentire con dei razzi puntati tutti i giorni sul proprio culo, quindi non mi esprimo in modo definitivo sulla guerra nella striscia di Gaza. Di sicuro, a chi vi dice che Israele ha attaccato per autodifendersi, potete rispondere con le parole di Barak (non Obama, ma il ministro della difesa israeliano):

“l’esercito è stato addestrato per un anno e mezzo.”

Insomma, non proprio una ritorsione improvvisata. E così, la divina TzipiLivni, politica sensazionale e per cui nutro profondo rispetto ed ammirazione, ha preso un brutto scivolone almeno dal punto di vista morale, dato che i sondaggi la vedevano in svantaggio contro suo avversario alle prossime elezioni (il falco, guerrafondaio Netanyahu) e così ha dovuto attaccare e far morti per non perdere il consenso.

Se pensate che dietro le “scaramucce” (l’Europa al freddo) tra Russia ed Ucraina ci siano i soldi, vi sbagliate alla grande. E’ che l’Ucraina è ancora divisa tra chi tende ad Occidente e chi invece ha nostalgia della casa madre, la quale ha sicuramente nostalgia di Kiev e prova a tenerla stretta a sè, anche troppo. La guerra fredda si gioca anche con il gas.

Per non parlare dello Stato che salva le banche, lo Stato che paga 300 milioni di euro a nome proprio per salvare una compagnia aerea privata, e poi con un magheggio riesce a far pagare quella cifra ai cittadini (tecnicamente: fare il ricchione con il culo degli altri).

Insomma, ora mi sento meglio. Ora che l’economia non c’entra più niente con la politica.

la benedizione musicale: chiamarsi Beth

7 Gen

Beth Hirsch

Beth Orton

Beth Gibbons (la Beth per eccellenza)

Beth Ditto

La new-entry: Beth Rowley

buongiorno 2009 – la prima bomba dell’anno

6 Gen

Ben lieto che la bomba venga da Atlanta, Georgia, US.

Janelle Monàe – Many Moons