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La cultura è organizzazione

24 Apr

La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.

(Antonio Gramsci)

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Sempre sempre sempre

7 Dic

Ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.

(Jerome David Salinger)

Fotografia del 6 ottobre 2011 – Io e la morte

6 Ott

Ho un rapporto sereno con la morte. Come con tutte le non-variabili, o con le variabili che posso controllare direttamente. La morte è lì, non si discute, non si può evitare. Forse si può ritardare. Certamente si può anticipare. Sicuramente non si può prevedere, perlomeno non in modo preciso.

Quando muore qualcuno, non riesco a pensare al morto. Penso ai vivi. Alle lacrime di chi piange. Ai nuovi vuoti. Al bisogno dei vivi a cui voglio bene di ricordare i morti. Alle ragioni di un’esistenza che si assottigliano, si reinventano. O muoiono.

La morte dei vivi è decisamente più dolorosa perché non è una fine, è un’agonia. E l’agonia è molto più dolorosa di una morte. Perchè l’agonia è una variabile, la morte no.

Ho un rapporto sicuramente meno sereno con la vita. Non è conflittuale, per nulla. Ma è inquieto. Perché la morte è certa, l’arrivo della morte no. E per quanto ci si possa  muovere lungo la variabile del tempo, la morte può arrivare fra tre ore o fra 60 anni. Può essere violenta o lenta, dolorosa o dolce, cosciente o inconsapevole. Non lo saprò mai. Non lo sapremo mai.

L’ineluttabile, l’incontrollabile sono le dimensioni dell’inquietudine. Per questo motivo non riesco a perdere un solo secondo della mia vita. Mi incazzo quando mi annoio, quando la gente butta le proprie esistenze cercando di ingannare il tempo, come fosse una risorsa illimitata. Quando le persone rimangono bloccate nella loro vita aspettando che qualcuno (che non arriverà mai) li salvi.

Non capisco perché si abbia così tanta paura della propria morte e allo stesso tempo si abbia così tanto poco rispetto della propria vita.

Poche ore fa è morto Steve Jobs. Di lui ho ammirato il suo rapporto con la morte. Da quando ha ricevuto la sua lettera di condanna a morte ha realizzato l’iPhone, l’iPad, sviluppato l’iPod. La morte ha rappresentato una forza creativa. Di chi sapeva di avere poco tempo, di chi voleva lasciare qualcosa al mondo, e non poteva che dedicare la sua vita, ciò che gli restava, a questi obiettivi.

Per questo motivo, se ogni tanto mi vedete perdere la pazienza, mi vedete viaggiare in solitaria, non accettare i compromessi, schiantarmi contro i muri (e poi rialzarmi, e cercare un altro muro su cui schiantarmi), sappiate solo che lo faccio per questo, perché non so quanto tempo ho e per questo lo voglio spendere nel migliore dei modi.

Affamato sempre, folle non so. Di sicuro, ammirato dalla sua lezione di vita.

dì no

11 Gen

Non griderò per imporre le mie ragioni

Non metterò più la passione davanti alla tutela di me stesso

Non avrò bisogno di dare schiaffi per imporre le mie ragioni

Non guiderò gruppi di gente meno motivata di me

Non dovrò tenere nessuno per i polsi

Non arricchirò più nessuno con le mie idee

Non alternerò i ti amo alle mazzate

Non avrò paura delle responsabilità, ma non mi assumerò quelle degli altri

Non avrò bisogno di fare del male per farmi del bene

Non mi farò carico di nuove attività che non posso sviluppare nel migliore dei modi

Non lascerò nessuno per strada, sia in senso metaforico che in quello reale

Non ucciderò nessuna persona e nessun rapporto per cieca opportunità

Non sarò mai assente

Non sarò sempre presente

Non permetterò mai alla paura di avere la meglio.