Con le cuffie alle orecchie osservo il mio fighissimo e giallissimo iPod.
Ma sopratutto ascolto la selezione musicale di quasi diciotto anni di insegnamenti tra pezzi appresi con più distrazione e canzoni che mi hanno appassionato sin dall’inizio e penso che sicuramente sia stato quello il tuo regalo più bello.
Perciò, per quanto possa aver gradito il contenitore, la mia più profonda gratitudine è riservata al contenuto :)
(questo messaggio è stato ispirato dall’esultanza della mia classe alle note di Zucchero e company)
Davide Combusti avverte con profondo dispiacere che la data di stasera a Bari ala Fiera del Levante è stata ANNULLATA, e così quella di Moltheni domani e di Edda dopodomani. Usando un eufemismo sono parecchio contrariato con gli organizzatori. Mi dispiace per la situazione e per chi non riuscirà a leggere questo comunicato per tempo. Posso solo dire che spero con tutto il cuore di scendere a Maggio.
Caro Davide, la Fiera del Levante (e forse chi ti ha annullato il concerto) ci deve tremila Euro da settembre 2009. Non ne ho la certezza, se vuoi ne parliamo. Se è la stessa persona facciamo un po’ di casino insieme.
(recupererò tutte le classifiche e le top five, promesso. Recupererò anche questo blog, promesso. Non è possibile che non scriva per due mesi, non mi fa bene)
Ricominciamo da qua: Uochi Toki – il cinico.
Se qualcuno pensa di conoscermi, prenda questo tema come prova di verifica.
Quando si parla di tumori, in un dialogo ad esempio,
nasce quasi sempre una contesa tra gli interlocutori:
“io sono più salutista”, “io li prevengo meglio”,
“il fumo non fa male quanto lo fa la tua pessima alimentazione”.
Lo ammetto: molto spesso anche io vengo tirato dentro.
L’unica cosa di cui sono scontento è la pessima qualità della conversazione e del fatto che i malati stessi stanno chiusi in ospedale,
i parenti molto spesso si fanno spessi e non ne vogliono parlare.
Le riviste specializzate sono contraddittorie: pubblicitarie. Se invece chiedo ad un dottore, mi consiglia di mangiare molta frutta fresca.
Mi bastava mi diceste: “non si può ancora sapere”.
Sapete? Io accetto il fatto di morire per la negligenza della scienza o di un dottore.
Conosco quel fenomeno chiamato incompletezza che genera l’imperfezione.
Magari sul momento qualcuno avrà da dire, si potranno risentire, ma la cosa a me non interesserebbe visto che la realtà è questa: non si torna dalla morte. Posso dirlo senza che qualcuno mi sbatta in faccia il paradiso delle torte.
Posso parlare senza dover mettere in ordine dei pixel?
Commetto un crimine se dico che sto bene quando vado in giro con gli amici?
Che non ho problemi ad impegnarmi nel risolvere problemi pur sapendo che ne spunteranno nuovi?
Il fatto che io non abiti in città non vuol dire che sottointendo che la mia scelta diventi un esempio, una necessità per gli altri.
Per farti un esempio, sappi che io ho la necessità di vedere il cielo intero, di sentire tutte quante le direzioni del vento, di poter aprire la porta e raggiungere un bosco di notte quelle poche volte in cui faccio fatica a prender sonno.
Ho bisogno di vedere i flussi di acqua corrente,
di ricordarmi che sono piccolo così anche i miei problemi sono piccoli e risolvibili,
così non devo lanciare a tutti i costi lanciare accuse a me o ad altri,
perdere tempi con le colpe o i meriti.
Posso pensare agli alberi, ma non per alienarmi come gli autistici o combattervi come i pastori di alberi, bensì per un altro motivo, che sia il residuo della mia percentuale di vita o salvezza sotto i ferri di un medico
e questa ve la spiego: se ho il 70% di probabilità di guarire da una malattia che, tra parantesi, non ho ancora contratto, faccio in modo che il restante 30% venga speso facendo passeggiate nel bosco visto che da morto di certo non avrò possibilità.
È una questione di esperienze: la comprensione, intendo. Se guardi la Via Lattea la vedi lontana, ti senti all’esterno, ma è solo perché le distanze tra sistema e sistema non ti consentono la percezione del dentro. È la tua galassia.
È un esempio che non capisci perché abiti in mezzo agli edifici. Il cielo di notte lo vedi arancione. Non dico “trasferisciti”, ma considera i limiti della tua ricerca di aggregazione. In città io ci vengo spesso, resto poco e quando torno corro perché non sopporto il rapporto con l’ambiente, non per il pollice verde o la coscienza ecologica: è solo che sento la mancanza di animali e piante.
Mi tocca simularle diventando silenzioso, argenteo come le betulle oppure schivo e violento come un tasso.
Frusto il mal di testa come i rami di un salice. Come un istrice: non avvicinarti.
Non lavarti le mani quando tocchi la terra, l’erba, piuttosto quando tocchi la maniglia di un cesso pubblico profumato di limone o di vaniglia.
Sei legato ad un quartiere da amici o da famiglia e non è un crimine se ne cerchi di migliori, dopotutto il compito dei rami è: allontanarsi dalle radici.
I miei profili preferiti mi accompagnano: le colline. Sono tutte cose che puoi benissimo capire.
Una canzone del 1966 può spiegare il 2009? Secondo gli organizzatori di VeDrò, think tank fortemente voluto da Enrico Letta e che da 5 anni riunisce la (supposta?) classe dirigente nazionale, sì. Nel video introduttivo presentato all’inizio dei lavori il testo di questo brano è stato tradotto integralmente ed evidenzia quanto si è consapevoli del peso della crisi economica sulle sorti di politici e imprenditori presenti in gran numero nella platea. “Come ti senti senza casa? Come ti senti ad essere un completo sconosciuto? Come una pietra che rotola”. Sono ansie che non possono certo preoccupare il consesso, ma che testimoniano la necessità di una complessiva crescita delle responsabilità di tutti coloro i quali devono traghettare il Belpaese fuori da questo momento scuro della nostra società.
Aphex Twin – Powerpill Pacman
Il tema di VeDrò 2009 è “Next Level”. La comunicazione e la progettazione dell’evento, curata sin dal 2004 dalla barese Proforma (ed ecco spiegato come un 25enne si ritrova tra quarantenni), racchiude all’interno il senso della sfida che l’Italia pone a se stessa. Il prossimo livello, come i videogiochi ci insegnano, è più difficile. E così i pannelli e le installazioni che riempiono la centrale elettrica/castello di Fies sono evocativi dell’età dell’oro dei videogiochi, tra Super Mario che salta sulle monete (ed è l’emblema della lotta alla crisi), i rompicapi di Tetris, e Pacman testimonial del gruppo di lavoro sugli OGM. Ed è proprio il tema di Pacman il protagonista di questa versione geneticamente modificata dallo strepitoso Aphex Twin.
Luca Carboni – Silvia lo sai
Dopo la tradizionale sfida calcistica 11 vs 11 di Vedrò, la sfida tra Pubblico e Privato (per la cronaca, ha vinto il Pubblico 6 a 4) che rappresenta il momento pop dell’evento, tutti ad ascoltare il concerto di Luca Carboni e Riccardo Sinigallia. Un set acustico che parte proprio da questo brano del 1987. Non l’avevo mai ascoltato, ma in fondo ho pur sempre 25 anni, e sono io quello che non ha niente a che fare con il contesto, che recita quasi a memoria il primo singolo del musicista bolognese. “Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora” è un verso che fa un certo effetto, specie se cantato da Sindaci, Assessori e Amministratori Delegati.
Riccardo Sinigallia – Bellamore
Se Luca Carboni è difficile da seguire per miei limiti generazionali, provo decisamente maggiore conforto nell’ascoltare Riccardo Sinigallia, autore del primo album dei Tiromancino (e de “La descrizione di un attimo”, tra le altre), e musicista che in questo anno ha accompagnato Carboni in tour e ha collaborato alla realizzazione della cover di “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli, discreto successo commerciale del 2009. Sinigallia è presente anche a VeDrò e manda in visibilio il pubblico che, fatta eccezione per l’autore di queste cinquine e pochi altri illiuminati, lo considera un autentico carneade.
Irene Grandi feat. Alessandro Gassman – qualche stupido ti amo
Uno dei brani più inquietanti degli ultimi tempi. Irene Grandi rievoca un clichè degli anni ’60 (sia musicalmente che nella scelta di cantare in coppia) e reinterpreta il classico di Frank e Nancy Sinatra, divenuto poi classico bis grazie a Robbie Williams e Nicole Kidman (anche qui troviamo la coppia cantante più attore, in quel periodo anche unita sentimentalmente, non so se la Grandi e Gassman se la intendano, così come non so se Clooney e la Canalis se la intendono davvero). Potrei sbagliarmi, ma questa rivisitazione non ha molte speranze di accodarsi alla categoria “classici clichè”, anche perché Gassman, indiscutibile come attore, appare particolarmente in difficoltà in questa performance.
Di La Roux vi ho parlato spesso e molto volentieri. Forse sarà il caso di smetterla, anche perché fra un po’ sentirete tutti gli altri che ne parleranno, pronti a paragoni con Madonna, con i primi Depeche Mode. Seguiranno i tabloid inglesi che la fotograferanno ovunque, anche nel bagno di casa sua, che si chiederanno se a Elly Jackson piacciono gli uomini o le donne, se quel ciuffo rosso è suo o è finto e, se è suo, da quale distinto parrucchiere di Brixton va a farsi acconciare in quella maniera. Ma prima di smetterla vorrei concedermi il lusso di una provocazione, ovvero di far girare un’intera cinquina attorno alla stessa canzone, Bulletproof, primo posto in Inghilterra nella settimana di lancio, terzo singolo dall’omonimo album che aveva già portato alla vendita di 450000 copie di “In for the kill”, successo che ora inizia a farsi strada in Italia. Fra un po’ arriverà anche questa trappola mortale a prova di proiettile, e di La Roux sentirete parlare, fin troppo.
La Roux – Bulletproof (BBC Radio 1 Live Lounge)
La 21enne Elly Jackson aveva già allarmato i critici musicali d’Oltremanica i quali, furbi o forse imbeccati dai soliti ben informati delle case discografiche, avevano lanciato il fenomeno La Roux come caso dell’anno, prima ancora che fosse pubblicato il primo singolo del duo (sì, La Roux è accompagnata da un produttore, Ben Langmaid, che difficilmente sarà al centro della scena nei prossimi mesi). La sua ascesa è stata scontata quanto facile: un timbro vocale assolutamente unico (da amare o da odiare, senza mezze misure); sonorità facilissime e cariche di citazionismo; abbigliamento e mise androgina, pop, folle, radical chic, tutto insieme. Con una ciliegina di capelli rossi su un ciuffo sbilenco, a volte orizzontale, altre verticale: di sicuro diventerà oggetto di miti e leggende, tra cui l’ipotesi che la chioma sia stata già assicurata. Dopo la versione di studio, iniziamo l’excursus delle versioni alternative. In questa, registrata nel Live Lounge di BBC Radio 1, un “Deejay Chiama Italia” d’Inghilterra decisamente più influente, La Roux ansima. Dopo il falsetto urlato e stridulo della radio edit, la confusione cresce.
La Roux – Bulletproof (Foamo dubstep remix)
Se in Inghilterra non hai un remix dubstep della tua canzone, non sei nessuno. E La Roux, questo, l’aveva già capito ai tempi di “In for The Kill”, il singolo che l’ha resa famosa nella sua nazione, remissato magistralmente da Skream, uno dei padri putativi di questo genere meticcio un po’ dub, un po’ trip-hop, sicuramente in voga in quest’ultimo anno e mezzo. E così il singolo a prova di proiettile diventa un remix a prova di basso, dato che i brani dubstep sembrano essere fatti apposta per mettere in crisi gli impianti stereo delle nostre camerette. Foamo è coetaneo di La Roux ed ha già remixato i Franz Ferdinand ed Armand Van Helden. Vuoi vedere che nell’incensare una stella ne abbiamo pescata un’altra?
La Roux – Bulletproof (Dj Zinc remix)
Non ci sono solo remix di giovani emergenti, seppur bravissimi, a supporto della Rossa. Anche Dj Zinc, 15 anni di carriera tra basi drum’n’bass e breakbeat (e oramai 5 anni di assenza pressoché totale dalle scene) si è messo a disposizione della chioma rossa più popolare degli ultimi anni. Questo è un remix più tradizionale, ballabile, tutto sommato commerciale. Insomma, evitare questo proiettile della scena pop contemporanea diventa sempre più difficile. Del futuro di Dj Zinc, invece, non si sa nulla, fatta eccezione per questo remix. Ma se aveva voglia di rilancio, ha scelto il cavallo buono.
La Roux – Bulletproof (acoustic Live @ DTF Sessions)
E per chiudere, torniamo al talento controverso, discutibile, ma assolutamente magnetico di Elly. In queste Down the Front Sessions (da cui avevo già segnalato “I’m not your toy” nella cinquina di settimana scorsa: http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=14409) La Roux dimostra di saper cantare (sul come, credo che sarà necessario un dibattito a parte), e soprattutto di saper imbracciare un basso e trasformare un capolavoro della pre-produzione e dell’elettronica in un ottimo pezzo strumentale. Attendendo di osservarne le gesta dal vivo in Italia (non sono previsti live per quest’autunno), i primi fissati possono puntare le date del 25 e del 26 novembre a Londra, allo Shepherd’s Bush Empire. Tra i fissati c’è anche chi vi scrive: chissà che non ne venga fuori un reportage…