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Le dieci canzoni della campagna elettorale

6 Giu

10.

AJ Rahman featuring Pussycat Dolls – Jai ho

9.

Vanessa da Mata featuring Ben Harper – Boa Sorte

8.

Barry White – you are my first, my last, my everything

7.

Green Day – know your enemy

6.

Prodigy – warriors dance

5.

Deadmau5 – i remember

4.

La Roux – in for the kill (Skream let’s ravey remix)

3.

Lily Allen – not fair

2.

Florence and the Machine – dog days are over

1.

Fabrizio D’Elia – Lascia che sia

http://www.myspace.com/fabriziodelia – Fabri, mettila su Youtube!

(potrei anche pensare di fare un bootleg, ho lasciato almeno un’altra decina di brani fuori)

(se mi mandate al ballottaggio vi faccio un EP)

top five #18 – meglio tardi che Mao

2 Giu

Arctic Monkeys – a view in the afternoon

Deadmau5 – i remember (caspa rmx)

Buraka Som Systema – sound of Kuduro

Adam F – the tree knows everything

Friendly Fires – in the hospital

A fra 7 giorni. La mia vita, comunque vada, sarà tutta diversa.

Dammi una spinta – giugno

31 Mag

Deadmau5 – I remember (Caspa remix): Joel Zimmerman, nato dalle parti delle Cascate del Niagara, sta rapidamente mettendosi in mostra all’interno del panorama della club culture grazie ad alcuni azzeccati remix. In questo caso è il suo brano, “I remember”, un piccolo bignami per amanti della dance ibizenca della metà degli anni ’90, a metà tra gli Chicane e i primi Faithless, ad essere remixato con estrema abilità e con una chiave di lettura abbastanza ardita da Caspa, che con Rusko forma una delle coppie più interessanti della scena musicale britannica. A loro il merito di aver trasformato qualsiasi cosa secondo il loro credo, il dubstep. Un genere oramai non più di (assoluta) nicchia. Un po’ come la dance ibizenca anni ’90, che in pochi (me compreso) rimpiangono.

La Roux – bulletproof: qui siamo davanti a un fenomeno. Già citato in precedenza (oramai appuntamento fisso di queste rubriche), il duo composto da una straordinaria Elly Jackson e da Ben Langmaid, perennemente dietro le quinte, riesce a non sbagliarne una. Merito di un gusto un po’ particolare per la citazione anni ’80, farcita di punk non tanto nei suoni quanto nella sfrontatezza della cantante che riesce a farsi voler bene pur essendo sempre al limite dell’urlo e della stonatura. E quando un gruppo ti prende così bene in giro, con melodie di sicuro impatto, non puoi non lasciar perdere la purezza dei suoni e farti prendere in giro con il sorriso.

Florence and the Machine – Rabbit heart: come sopra: fenomeni. La Roux è già un’icona in divenire, Florence Welch e il suo quartetto aspettano pazienti l’uscita del loro primo album, “Lungs”, previsto per luglio, sfornando singoli di altissima qualità. Difficile trovare una categoria in cui inserire questa band dal nome bizzarro. Piuttosto appare utile sottolineare la perfetta quadratura del cerchio tra la voce molto poco pulita ma molto efficace della cantante e l’orchestrazione meravigliosa tessuta attorno a lei. Da vedere dal vivo, per sciogliere le ben poche riserve possibili che tanta bellezza in studio può ragionevolmente generare.

Phoenix – Lizstomania: prendi un titolo strano per il tuo quinto album, “Wolfgang Amadeus Phoenix”; scatena la curiosità tra i tuoi fan (che è? Megalomania? Musica classica? Creatività a tutti I costi?), poi decidi di chiamare “LIzstomania” il primo singolo estratto da Wolfgang, in onore alle spropositate reazioni, soprattutto femminili, che seguivano le performance al piano di Franz Lizst. E continui a non capire se ti stanno prendendo per il culo, o cosa. A quel punto decidi di smetterla con la dietrologia ed iniziare ad ascoltare e trovi lì i soliti Phoenix. Pop puro, à la Belle and Sebastian più che alla Britney per questo gruppo francese che sette anni dopo “If i have feel better” è dopo essere un po’ spariti dalle scene, stanno tornando alla grande. Così alla grande che i Phoenix sono il gruppo più “bloggato”, in barba a chi ha ispirato album e singolo, non proprio star del web 2.0: Mozart e Lizst.

Friendly Fires – in the hospital: questo brano è il degno “last but not least” di queste due rubriche.  Un po’ di dance misto a shoegazing; chitarre distorte e percussioni, pop e rock, psichedelia e facile ascolto. Tutto questo in un brano solo. I Friendly Fires, del tutto sconosciuti nel nostro paese, vantano citazioni in videogiochi (Gran Turismo 5, se mai uscirà) e in serie tv (Gossip Girl), sono in corsa per premi dance ed indie, sono arrivati anche primi in Inghilterra. Il dono della sintesi, a volte, si nasconde nei posti più impensabili.

Avanti Pop – giugno

31 Mag

Jack Penate – Tonight’s today: se esistesse una giustizia in questa Terra, avremmo qui la canzone dell’estate, pronta per l’uso. Ritmi tropicali non provenienti dai tropici, ritornello assassino, la possibilità di darsi un tono parlando di quel giovane cantante, “quello mezzo inglese e mezzo spagnolo”. E non è detto che il colpaccio, a Penate, non riesca con questa deliziosa “Tonight’s today”. Ma in verità nessuno ci crede, anche perché la perfida Albione, per ora ha snobbato questo brano che invece si fa ascoltare spesso e volentieri in Italia. I fan dei tormentoni intelligenti aspettano, e sperano che esista una giustizia in questa Terra.

Paolo Nutini – Candy: l’anagrafe dice Paolo Giovanni Nutini, è qualcuno potrebbe pensare che stiamo parlando del miglior artista italiano mancato. Certo, nulla impedisce alla Atlantic di spacciarlo per “la nuova rivelazione italiana”, così come in un imbarazzante spot radio per Gabriella Cilmi, calabrese di Melbourne. Nel caso di questo songwriter dalla voce roca e dal fascino appena post-puberale, l’origine è toscana. Ma finisce qua. Anglosassone anche più della BBC, onesto, pulito, mai geniale. Scozzese, come i Travis, band che per certi versi lo ricorda. Fran Healy, frontman dei Travis, disse una volta: “non ho mai capito perché siamo diventati famosi: in Scozia suonano tutti così”. Una citazione buona per Nutini il quale, proprio come i Travis, funziona tantissimo.

The Gossip – Heavy cross: Beth Ditto ha dovuto aspettare un po’ troppo per finire sulle radio commerciali italiane. E ci va con un pezzo che non ha poi così tante differenze con il passato, con quella “Standing in the way of control” che fece impazzire e fa ancora impazzire molti. Magie del mercato che nessuno coglie, ma che ci rendono comunque felici di poter parlare di una band filosoficamente indie che è lì a giocarsela con Lady Gaga ed altre amenità. Anche se è legittimo chiedersi: “ma quante Lady Gaga entrano in una Beth Ditto?” E non è solo una questione di stazza. Poco importa, i The Gossip sono arrivati. Era ora.

Eminem – We made you: prima di lui, in troppi avevano seguito la stessa trafila. Troppi “al lupo, al lupo” da parte di rapper annoiati di cantare, annoiati dalla scena, più interessati a produrre che ad esibirsi, e poi puntualmente ritornati in scena con album a svariati zeri, sostenuti da un’attesa spasmodica e non sempre da grande ispirazione. In questo caso però il rapper bianco, l’unico ad essere universalmente stimato nonostante il colore della sua pelle insieme ai strepitosi Beastie Boys stava per mollare sul serio e non per farsi coccolare. Poteva non tornare più. La dipendenza da un cocktail di droga, farmaci e sonniferi lo aveva portato 4 anni di black-out. Ora il ritorno, nel suo stile, forse meno ironico e più noir. “We made you” corona un album decisamente positivo. Eminem si ama o si odia, ma tutti dovrebbero ringraziare la buonasorte che ce lo ha riportato sul palco tutto intero.

Beastie Boys – B boys in the cut: per una strana ironia della sorte, sono proprio questi i giorni in cui inizia a girare  il nuovo singolo dei Beastie Boys, nell’album del trentennale, “Hot Sauce Committee”. L’altra formazione bianca stimata da tutti nel mondo del rap e dell’hip hop torna alle liriche dopo “the Mix up” (2007), un album strumentale che lasciò di stucco fan e addetti ai lavori (un album rap senza testi è difficile da comprendere, obiettivamente). Il quartetto ebreo di New York non fa un grosso passo in avanti dal punto di vista dell’originalità, ma l’attesa per il nuovo album è tale e tanta (il titolo potrebbe non essere definitivo, è verosimile che i Beastie abbiano registrato un sacco di materiale e che venga fuori un doppio lavoro nel giro di pochi mesi) che c’è da sperare nel ritorno alle scene di una pietra miliare, soprattutto dal punto di vista culturale, della musica contemporanea.

top five #17 – letizia, casta?

25 Mag

Patsy Kensit – i’m not scared

La Roux – Bulletproof

Pacifico e Malika – Verrà l’estate

Caparezza – tutto ciò che c’è

Paolo Nutini – candy

top five #16 – blue mondays

18 Mag

Nouvelle Vague – blue monday

Flunk – blue monday

Jonathan Davis – blue monday

Digitalism – idealistic (a simple sample)

New Order – blue monday (da cui tutto nacque)

Dammi una spinta – maggio

2 Mag

Oi Va Voi – everytime: band inglese, origini israeliane, terzo disco auto-prodotto (ed etichetta discografica propria, un dato interessante per una band policulturale sin dalla sua ragione sociale), video girato da due ragazzi polacchi. KT Tunstall, cantante della prima ora, si è oramai messa in proprio. “Everytime” è forse il brano più radio-friendly di questo collettivo che prova a fare il grande salto di qualità. E noi, nel nostro piccolo, diamo la spinta.


Bjork – Nattura: pazza Islanda. Crisi economica profondissima, un primo ministro omosessuale, un rapporto tra abitanti (300mila) e qualità della produzione musicale che non ha eguali nel mondo. I loro abitanti ritengono che la loro terra sia la più bella del mondo. Bellissima. Così tanto che ai primi segnali di crisi ambientale i Sigùr Ros hanno chiamato Bjork e hanno deciso di realizzare un documentario per raccontare i rischi del riscaldamento globale e dell’inquinamento. E’ seguita una spaventosa produzione artistica. Ed è spuntato questo brano fuori di testa. Collaborazione di Thom Yorke, remix di Switch. Pazza Islanda.


Camera Obscura – French Navy: una piccola gemma di questa band scozzese che ha all’attivo 13 anni di età e nessun brano degno di nota. Ora sono spuntati sulle pagine dei giornali inglesi con il quarto album, “My Maudlin Career” che sembra fatto apposta per colmare quel vuoto che i Belle and Sebastian, scozzesi anche loro, hanno forse lasciato nel cuore dei fans. A noi non resta che fare un percorso a ritroso e scoprire questa band che, proprio come i più famosi cloni, riesce a creare atmosfere dolci e sognanti in un posto come la Scozia, che ispira tutt’altri immaginari al sapore di luppolo. Chissà, forse le cose da qualche parte si ricongiungono.


Bombay Bicycle Club – Always like this: cercando disperatamente informazioni su Internet su questa band che può stare simpatica anche solo per il suo nome, finisco su Google Maps e scopro che il Club della Bicicletta di Bombay esiste veramente. Dopo essermi fermato a sorridere, continuo a cercare e scopro che dopo 4 anni di vita, questo quartetto londinese si concederà l’ebbrezza del primo album. Ed era anche ora: “Always like this” è a prova di testa che si muove in tutte le sale da ballo e gli uffici in cui proverete a farla suonare.


Marmaduke duke – Rubber Lover
: sono un duo di rock concettuale, dicono. La definizione è forse più concettuale dell’etichetta, quindi preferisco concentrarmi su questo esperimento. Scozzesi come i Camera Obscura, solari come loro (si infittisce il mistero sullo speciale ingrediente che si può respirare nell’aria di Glasgow), sono già nella top ten inglese quindi la spintarella potrà apparire un po’ pleonastica. Al più è una succosa anticipazione di un successo che, ad occhio e croce, non andrà oltre questo singolo. Maledetto rock concettuale.

dammi una spinta – aprile

4 Apr

La Roux – in for the kill (Skream rmx) : era il 2 gennaio 2009 e NME già si affrettava nel parlare di sicura prossima star raccontando di La Roux, duo composto da Elly Jackson e Ben Langmaid, il quale ha gentilmente prestato il palco a Skream, uno dei 3 o 4 carbonari che hanno messo su il dubstep, l’unico elemento di discontinuità che la musica mondiale ha saputo proporre a se stessa negli ultimi 2 anni. La Roux continua a non entrare nemmeno nella top 10 in Inghilterra, in Italia sarà molto difficile sentirla, ma qui c’era chi ci aveva visto giusto: qui sforiamo il capolavoro postmoderno.


Bjork feat. Antony and the Johnsons – dull flame of desire (modeselektor rmx): non è tanto la trasformazione di Bjork, l’ennesima, per certi versi anche meno estrema di alcune sue invenzioni indigene (e quando dico indigene dico indigene: ve lo ricordate il video di “Triumph of the Heart? Baciava il suo gatto dopo che un pub di Reykjavik si scatenava una jam session), quanto la trasfigurazione di Antony, uno dei pochissimi artisti che può vantare la personalità necessaria per mettersi a duettare con sua maestà. Il remix, molto meno elegante dei padroni di casa rende questo improbabile duetto ancora più etereo, ancora più eclettico, ancora più incredibilmente ipnotico. Ed ancora più improbabile.


Royksopp feat. Robyn – The girl and the robot: il mese prossimo denunciammo il primo caso di autoplagio proprio da queste righe, proprio al posto due di questa rubrica. Oggi dobbiamo denunciare l’autoplagio di chi scrive, perché non era mai capitato di citare gli stessi artisti per due mesi consecutivi. Ma i Royksopp hanno deciso di boicottare il primo singolo e partire con il battage sfruttando furbamente la collaborazione con Robyn, un fattore aggiunto per raggiungere il successo, almeno da Berlino in su. Il pezzo è sinceramente meno bello del precedente “Happy up Here” ma è ruffiano all’impossibile. E allora diamo una spinta ai norvegesi, anche se in questo caso forse non ne avevano tanto bisogno.


Yeah Yeah Yeahs – Zero: Karen O sembra Cyndi Lauper. Detto questo, e sapendo di averla sparata abbastanza grossa, ci ritroviamo davanti al pezzo più commerciale della band indie di New York. Di indie si fa sinceramente fatica a parlare in questo caso, a meno non si voglia ricercare una vena “à la Franz Ferdinand”, in cui la ricerca del suono più facile rappresenta più una sfida alla propria essenza che la ricerca della via comoda. Non sono passati poi tanti anni da quella bordata da 2 minuti e 3 secondi che era “Pin”, ma a parte l’enorme carisma della cantante non c’è nessun punto di contatto. E non per tutti è un male.


Agnese Manganaro – mille petali: e così abbiamo piazzato un salentino per rubrica. Qualcosa vorrà pur dire. Anche in questo caso giochiamo in casa, spudoratamente, ma si tratta semplicemente di seguire le intuizioni della Irma Records, di aprire gli occhi e le orecchie, di percepire che abbiamo un piccolo fenomeno in casa e che se ne stanno accorgendo gli addetti ai lavori. Almeno loro. Rendere una star Agnese è una questione di senso di responsabilità nei confronti di un pubblico che ha un disperato bisogno di grandissime voci italiane.

www.myspace.com/agnesemanganaro

avanti pop – aprile

4 Apr

Bat For Lashes – Daniel: Natasha Khan ha aperto I concerti dei Radiohead la scorsa estate. Moltissimi non sapevano nemmeno chi fossero i Bat for Lashes, e almeno altrettanti non lo sanno tuttora. Ma gli appassionati di musica un po’ sgamati avevano già fatto una buona associazione mentale e avevano intuito che Thom Yorke stava pontificando. Synth-pop in verità non troppo originale, ma sapientemente miscelato con un po’ di glocalismo: i suoni orientaleggianti non sono solo un orpello, ma il tributo che Natasha Khan, di etnia pashtun, fa a se stessa.


Melanie Fiona – Give it to me right: viene dal Canada, ha origini sudamericane. Non si sa molto altro: facendo una ricerca su Internet sulla sua biografia si trova veramente poco, e per’altro in Italiano, il che vuol dire che ha fatto successo solo da noi. Alla quarta pagina arriva la sua pagina Myspace. Cerco sul suo lettore musicale, e il singolo non c’è. Il mistero si infittisce. Scendo ancora, scopro che in Inghilterra suona in arene da 15000 persone. Continuo a scendere: ha vinto un premio reggae. Parte il player automatico, è bravissima. Continuo a non capire. Ecco. Ha firmato per la Motown. Hanno deciso di rinascere. E hanno scelto una splendida voce. Ma il marketing non è nelle loro corde.


Franz Ferdinand – No you girls: dopo “Ulysses” qualcuno si sarà sentito male e avrà scritto tanti messaggi su Myspace. E allora i Franz scelgono un secondo singolo rassicurante in un album che rassicurante non lo è affatto, tanta è la quantità di sperimentazione e di divertissement pop. Dicono che i loro concerti italiani siano stati belli, quanto sadicamente corti. Alex Kapranos scrive di cucina su Internazionale. I White Lies, che ora si fanno belli in Italia, sembrano poco più di una loro cover band: non pensate che siano tra i padroni del mondo musicale, seppur in perenne stato di understament?


Dente – vieni a vivere: è andato a “Deejay chiama Italia”. Fino all’apparizione radiofonica era nell’altra rubrica, quella che trovi se giri la pagina. Ma quando Linus decide c’è poco da fare, non c’è niente da suggerire: Il ragazzo ha sfondato. Ora è poco più di un dettaglio il fatto che ci abbia messo 33 anni per andare sulle radio nazionali. Lui che non ha mai avuto niente da invidiare a nessuno, lui che è schivo e per questo affascinante come molti altri nostri cantautori. Però scrivono molto meglio. Per fortuna (sua, e questa volta anche nostra) è stato incrociato da qualcuno che ha soldi da spendere e uffici stampa da scatenare. E per fortuna, sua, nostra e chi ci ha investito, Linus ha deciso.

Il Genio – non è possibile: noi di Coolclub continuiamo a mettere le bandiere sui nuovi territori conquistati da Alessandra e Gianluca. Nella nostra umilità un po’ nerd e un po’ snob, possiamo dire che siamo stati tra i primi a parlarne, che abbiamo esultato per “Pop Porno”, anche perché con quella canzone hanno fregato tutti. Ora scelgono un pezzo ancora più paraculo e quindi ancora più affascinante. Video a Milano, cavalcano tutti i clichè frettolosamente messi a punto per raccontare un fenomeno pop. E continuano a giocare con il mondo della musica.


Intelligent Dance Music

9 Mar

Squarepusher – my red hot car