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SIA – dalle origini ai giorni nostri

1 Mar

SIA vs. Different Gear = Drink to get drunk (2001)

Zero 7 + SIA = Destiny (2001)

Zero 7+ SIA = Distractions (2004)

Sia vs. Mylo = Breathe me (2006)

Dammi una spinta – marzo

1 Mar

Joe Barbieri – Fammi tremare i polsi: “waglione” di Pino Daniele, napoletano anche lui, nuova proposta a Sanremo 15 anni fa, produttore dei Kantango (i Gotan Project del Vomero) e di Patrizia Laquidara. E ora, finalmente Joe Barbieri. Dopo 5 anni di silenzio ha fulminato il pubblico jazz con il primo singolo tratto da “Maison Maravilha”, album in cui spicca la collaborazione della cubana Omara Portuondo, che lo accompagnerà in concerti in tutto il mondo. Vai e torna vincitore.

Royksopp – Happy up here: il primo caso di autoplagio della storia della musica? In verità molti artisti hanno fatto successo con la ripetizione della stessa soluzione ritmica, con i soliti due o tre accordi è stata costruita la storia del punk. Ma qui non si riesce a capire se è comodità o genio. I Royksopp, duo norvegese pronto a dare alle stampe la coppia di album Junior (2009)-Senior (2010), partono questo ipotetico percorso di invecchiamento andando a ripescare dal loro primo singolo, quella “Eple” che fece impazzire gli addetti ai lavori prima che l’orso Leno chiarisse definitivamente le loro intenzioni: conquistare il mondo, non solo la pista da ballo.

The pains of being pure at heart – Everything with you: direttamente dal 1969, I “tormenti di essere puri di cuore”, dopo un ep autoprodotto nel 2007 e una gavetta decisamente inusuale, visti i tempi (“sei bravo? Fai un brano, vendi poco e ti bruciamo”), trovano un etichetta anglosassone disposta a scommettere su di loro, newyorchesi nudi e crudi. Speriamo che la gavetta abbia portato bene e che i tempi lunghi, come il vino buono, dicano bene. Una piccola primizia noise-pop che pur tradendo un’eredità gigantesca rispetto ai suoni di 40 anni fa, merita di essere inserita nel novero delle novità.

Beirut – Nantes: non è una partita di coppa UEFA, è solo una singolare coincidenza tra il nome del collettivo guidato dall’americano di Santa Fè Zach Condon che, accompagnato da 9 strumentisti, sta realizzando lavori sensazionali. Da un nome libanese a una canzone dedicata alla città atlantica della Francia. Volendo sforzarsi di trovare dei motivi, potremmo pensare ad Amelie, ma in realtà qui c’è qualcosa in più. C’è la fusione di suoni antichi e nuovi, c’è un sapore rètro e contemporaneamente la profonda attualità multiculturale impersonata da un kletzmer-pop israelo-americano che dovrebbe appartenere ad “Avanti Pop”. Ma ci tocca aspettare tempi migliori.

Sia – soon we’ll be found: nella categoria “inspiegabilmente sottovalutati” non può non apparire l’australiana Sia Furler, nota al grande (?) pubblico per essere stata la cantante degli Zero 7 dei tempi migliori, quelli di “Destiny”. Al secondo album solista gioca l’asso con un brano semplice e abbastanza di maniera, che però le permette di far partire l’ugola. A scanso di equivoci, di quelli equivoci, purtroppo tipici della musica contemporanea, che impediscono alle voci dei gruppi vicini all’elettronica di avere un’identità musicale propria e riconosciuta.

Avanti Pop – marzo

28 Feb

Planet Funk – Lemonade: torna il collettivo tutto napoletano guidato da Alex Neri, torna un suono che oramai è facilmente riconoscibile al primo ascolto, torna uno di quei progetti tutti italiani che è riuscito a sfondare, quasi più all’estero che nel nostro paese. Dove spesso, se canti in inglese, non sei una bandiera della nostra musica. Torna Dan Black alla voce. E torna dopo il grandissimo successo con il primo album dei Planet (“Who Said” vi dice niente?) e una discutibile carriera solista, in una sorta di parabola del figliol prodigo in chiave musicale. Un brano onesto, che non dice nulla di particolarmente nuovo, che però si fa ascoltare con immenso piacere.

Kings of Leon – Use Somebody: a pochi mesi dall’esordio di questa rubrica, abbiamo già la prima citazione doppia. I KOL erano già stati inseriti in “Avanti Pop” con la loro “Sex on fire”. Ma con il loro secondo singolo appaiono ancora più bravi ad incarnare il gioco che è alla base di questa rassegna mensile. Un gruppo rock, senza dubbio alcuno, capace di toccare le corde di qualsiasi tipo di pubblico con un pezzo che, pur essendo assolutamente orecchiabile, non tradisce le origini della band della famiglia Followill (tre fratelli, un cugino, originari del Tennessee). Inserite “Use somebody” in quella categoria trasversale dei cossidetti “inni da stadio”.

Jem – it’s amazing: dopo averla ascoltata più volte e aver deciso di inserirla nella cinquina del mese, ho scoperto che questa piccola perla fa parte della colonna sonora del film di “Sex and the city”. Per quanto possa essere pop, c’è sempre qualcuno che mi frega. La 34enne gallese, quasi carneade nel nostro paese, è invece piuttosto citata anche all’estero, ma più come chicca da sigla televisiva (i sospetti aumentano) che da cantante pop-folk-new-wave-chipiùneha. Anche da noi qualcuno la ricorda, per un singolo del 2004, “They”, anch’esso glorificato da quelle quattro o cinque serie televisive. Ok, è la cantante dei jingle.

Prodigy – Omen: chiariamo: sono tornati quelli del 1994. Che vi piaccia o no. Hanno realizzato un album assurdo, discutibile, che vi lascerà senza parole. Si chiama “Invaders must die”, ripropone la terna magica Liam-Keith-Maxim, ospita Dave Grohl, annulla ogni voce e punta tutto sul suono. Le classifiche europee apprezzano. Qui c’è molta poca orecchiabilità mainstream, di pop c’è sicuramente una storia fatta di eccessi e talento infinito che, in qualche modo, trasfigurando e tradendo se stesso, riesce a tornare e sfondare.

Kid Cudi vs. Crookers – Day’n’nite: il pezzo di Kid Cudi è già vecchio di un anno. Non sarà di questo che parlerò, ma del solito duo milanese, snobbato in patria, esaltato all’estero, di cui ho già parlato su precedenti numeri di Coolclub. Da Milano, fanno musica “ignorante”, suoni grezzi, sporchi, poco raffinati, poco chic. Un anno fa un loro dj set costava meno di 3000€, ora bisogna pagare 6 volte tanto. Sono arrivati secondi come vendite in Inghilterra, proprio con questo pezzo (chi ne parla? Nessuno), le radio continuano a spingere. E un po’ come i Planet Funk, ci chiediamo perché questa è ancora ritenuta musica italiana di serie B. Vista, poi, la qualità di quella di serie A. Perché Sanremo è Sanremo.

Fai una foto all’Italia (seconda parte – Sanremo)

23 Feb

Voi vi chiederete cosa ci faccio alle 23.28 da solo in ufficio. Perchè sto ancora qui a smenare, a rompervi i coglioni per scrivere due o tre cazzate in croce.

Lo faccio perchè ve lo aspettate, voi là fuori, due o tre lettori che siete rimasti. E lo faccio perchè mi diverte.

Non so più se questi post possano ancora essere definiti bilanci della settimana, me ne servirebbe uno al giorno. Ma, in verità, non me ne vorrete, dedico gran parte delle mie energie ad altro. Scritti compresi. Però mi diverto ancora, ed eccomi qua, a perdermi in fesserie quando mamma e papà pagherebbero per vedere loro figlio tornare a casa senza il sospetto che venga pagato a un costo/ora inferiore ai peggior call center di Bangkok.

In ogni caso, mi ritrovo a isolare un momento che, su tutti, possa rappresentare una specie di sintesi, di catarsi, di momento di riflessione ancora vergine e ancora condivisibile perchè non ancora andato a male.
Ebbene sì, sono le 23.31 di un merdoso lunedì di febbraio, sono qui da 15 ore e 10 minuti, e vi devo parlare di Sanremo.

Amici al primo posto, omofobia strisciante al secondo, voto popolar-campano-lostereotipovelorisparmiomaèquellochepenso al terzo.

Faccio fatica a pensare che l’associazione Maria de Filippi – Marco Carta fosse casuale. Partiamo dal presupposto che, proprio quest’anno, è cambiata la formula con cui è stato eletto il vincitore. Marco Carta è rotto al televoto, è nato televotato. Chi lo ha seguito fino alla kermesse avrà continuato a lasciare euri a destra e a manca per onorare la meravigliosa formula, di Carfagnana memoria, per cui puoi diventare famoso, bravo, stimato in 2 o 3 passi, sfatando il mito della crisi e ribaltando semioticamente l’idea che l’Italia non sia una società meritocratica ammazzando il merito nello stesso suo ribaltamento. Una trovata delle più meglio.

Prendendo per buona l’ipotesi televòtica, diciamo che il cavallo di Carta è stato un po’ drogato. Chi guarda Amici guarda Maria leccata da un cavallo, quello che ha ripassato la bionda chioma con un unguento (Maria, sia ben chiaro, sei la numero 1, vali 5 o 6 leader, aspiranti leader, aspirati leader delle Sinistre, anche se ai miei amici di sinistra non lo posso dire chè pensano che sono fascista), la guarda mostrare un polpaccino qualche giorno dopo aver dichiarato “vorrei finire la mia carriera in Rai”, come fosse normale saltare dal pubblico al privato, dal privato al pubblico, a Raiset, questo neologismo che parla d’Italia molto più di profonde dissertazioni sulla formazione dell’opinione pubblica.

E vota Carta, perchè vota quest’Italia di Cartari. Che ci salva dal peccato e dal senso di colpa, che rimanda gli appuntamenti con la realtà, che si droga, così come il televoto spinto da una testimonial. E’ come se chiedessero quale scarpa preferite in uno show con Tiger Woods che sorride e ammicca. Voglio vedervi a dire “Adidas!”

Ancor più preoccupante è il secondo posto: perchè è partita l’ondata di “ma dai, ma che ci hai trovato di scandaloso nel testo di Povia?”

Ma il titolo, porca puttana!!

Avessero detto “a Luca piacevano gli uomini”, uno può intuire non so, una confusione, un ravvedimento, una moda, un trend. Ma cazzo, se dici che Luca era gay, se Luca aveva (ha: essere omosessuali non è una moda, è un tratto dell’essere) una connotazione identitaria forte, e questa connotazione identitaria viene smarrita, allora tu banalizzi. Fai pensare addirittura alla possibilità che si possa cambiare l’identità. Altro che Gay, qua siam transgender.

Scherzi a parte, io non ci sto a qualcuno che direbbe “Luca era gay” così come direbbe “Luca era biondo”. E chi tollera, è oramai privo di midollo.

Al terzo posto Sal Da Vinci. Più forte degli Afterhours, che evidentemente pagano un pubblico non particolarmente propenso allo psicodramma (nessuno di noi, immagino, abbia avuto voglia di spendere un solo euro per salvarli. Da questo punto di vista siamo inferiori, siamo snob, siamo di sinistra), più forte di certe malelingue che vorrebbero interi call center convogliare voti popolari acquistati sotto forma di pacchetto per poi far partire 10000 SMS in contemporanea. A prova di giudizio del popolo.

Vince il popolo a Sanremo. Nel frattempo, qualche genio mette in dubbio le primarie. Se le aboliscono, le farà Berlusconi. Per eleggere se stesso.

E ci saremo giocati l’ennesima carta. Con la c minuscola.

(23.44 – ero ispirato davvero)

L’incredibile ritorno dei Prodigy

21 Feb

Il brano è presente nel nuovo album. Quindi è ufficiale.

sarò sintetico: sinestesie di campagna elettorale

18 Feb

Nell’altra stanza, un’assessore (l’apostrofo dice più di tutte le altre parole) parlava di spiagge, finalmente senza amianto. Davvero, ed entro la fine dell’anno.

buongiorno mondo mashuppato

16 Feb

Lucio vs. Royksopp

Buon Sanremo a tutti.

fammi tremare i polsi

9 Feb

Joe Barbieri – Fammi tremare i polsi

dalla top five più mattutina della storia

9 Feb

Fleet Foxes – white winter hymnal

magazzino Emilab

7 Feb