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Fotografia del 5 agosto 2011 – Scrivere, scrivere, scrivere

5 Ago

Voglio passare tutta la vita a scrivere.

Ovunque ci sia spazio, a chiunque ne possa trarre giovamento, su qualsiasi terreno su cui ci sia bisogno di idee e di pensieri.

Non voglio scrivere di qualsiasi cosa ma non voglio neanche scrivere sempre dello stesso argomento, né voglio scrivere solo cose di cui sono perfettamente cosciente, perché mi annoierebbe e annoierebbe anche chi legge.

Voglio scrivere cose impopolari e retoriche, prolisse e sintetiche, sarcastiche, ironiche e serie. Utili e inutili.

Voglio scrivere per me e per gli altri, per i miei amici e per il mondo, sui giornali e sui blog, online e offline, per la stampa e per la televisione, per il cinema e per la radio.

A nome mio e per qualcun altro.

Voglio scrivere cose illuminanti e prendere delle cantonate pazzesche.

Voglio scrivere a quattro mani con persone che la pensano come me, che scrivono meglio di me e, chissà, aiutare chi pensa possa avere bisogno del mio aiuto.

E voglio anche scrivere a quattro mani con persone che la pensano diversamente da me, che scrivono peggio di me e, chissà, essere aiutato da persone che potrebbero aiutarmi a ricavare il meglio dai miei pensieri.

Chissà se un giorno tornerò a scrivere su carta, ma l’idea è che si perda molto tempo e si faccia molta fatica. Il fascino dell’analogico, in questo caso, non supera la praticità del digitale. E poi bisognerebbe rifarci l’abitudine, riprendere la penna, usare solo la mano sinistra.

Ecco, l’abitudine. Voglio scrivere perché ho voluto scrivere, perché ho iniziato, forse sono migliorato, di sicuro è iniziato a diventare un gesto naturale, come se avessi avuto bisogno di allenare la mano, il cervello, lo stile. E ora non mi voglio fermare più.

Questa è l’ultima cosa che scrivo prima di uscire dall’ufficio, che chiude per due settimane.

Tecnicamente sono in ferie, nella pratica spengo tutto. E mi metto a scrivere.

Fotografia del 27 luglio 2011 – I giorni in cui non mi sopporto

27 Lug

Ci sono giorni in cui non mi sopporto.

In cui non sopporto questa mia presuntuosa attitudine a fare oggi il Masaniello, domani Don Chischiotte, dopodomani il martire, fra tre giorni l’incompreso, fra quattro il capopopolo (di stocazzo), fra cinque quello lontano dalla politica, fra sei quello che flirta con le istituzioni, fra sette il tuttologo.

Oggi è uno di quei giorni e sono certo che scriverlo mi farà bene.

Non si può vivere sempre così, pubblicando link ovunque, parlando di qualsiasi cosa, sentendo l’esigenza di esprimere opinioni anche su argomenti su cui sono perfettamente ignorante, andando sempre a provocare, a fare il maestrino di chi si comporta male, a entrare nelle contraddizioni, a obbligare la gente a rispondere, a giustificarsi, a fare il pelo e il contropelo a chiunque, a diventare sempre più severo con se stesso, sempre più pesante, sempre meno divertente.

Ci sono giornate, e oggi è una di quelle, in cui vorrei abbracciare il prossimo, costruire, dire a tutti che voglio loro del bene. In cui vorrei andare a farmi un bagno mentre il sole tramonta, o andare a fare colazione nel centro storico di Bari, o andare a mangiare gli spaghetti con le cozze a pranzo, o uscire dall’ufficio a orari potabili per un aperitivo. In cui vorrei sorridere alle persone per strada.

E il fatto che certe volte mi senta a disagio con me stesso per come sono, mi conforta sul fatto che la via per il rincoglionimento è ancora lunga e tortuosa.

Il post #1000 di questo blog

4 Lug

Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori.

(Henri Cartier-Bresson)

Lavorando lavorando…

23 Giu

La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo.

(Jean-Luc Godard)