La risposta mi è giunta privatamente. Lo scrittore mi chiede di restare anonimo. In realtà basta avere un po’ di occhio per riconoscerlo.
Quello che hai scritto, corrisponde alla sacrosanta fottuta verità.
Ho imparato dalla vita che sono al massimo tre le persone che possono amarti davvero: i genitori e, dopo molti anni, una compagna di vita.
Come dice Paolo Conte:
si nasce soli e si muore soli, ma nel mezzo c’è un bel casino.
Dopo molti mesi di lavoro lontano dalla mia terra, posso sentire le tue parole come familiari, risonanti.
Dalla tua, hai potuto apprezzare il brulichio informe di umanità che si cela dietro le lusinghe del potere. Hai conosciuto i sommersi e i salvati, i kapò e gli umiliati. Chi acquista identità solo se qualcuno vince, chi non è nessuno se qualcuno perde.
Dalla mia, ho visto quanto il paradosso occidentale del consumo e del danaro renda la diseguaglianza sociale una bomba che aspetta solo di essere innescata. Quanto la iperspecializzazione che questa società mi ha costretto ad acquisire, mi conduca ovunque tranne nel posto in cui vorrei stare. Ci avevano detto che dovevamo studiare, che dovevamo far carriera, che dovevamo essere qualcuno, ma nessuno ha mai spiegato il motivo.
Soprattutto se pensi che a 8 miglia da me, ci sono due omicidi ogni notte, c’è gente che muore perché non può pagarsi l’ambulanza e ragazzi che non sanno fare lo spelling della parola “washington”. Poi, dopo un “block”, non si vede una carta per terra e c’è una delle università più prestigiose del mondo con 16 premi Nobel, impegnati a far qualcosa. Ma evidentemente non hanno capito cosa.
Caro Dino, ritengo che tu sia una buona persona, soprattutto onesta, anche se non posso dimostrarlo. In qualche maniera, a passi infinitesimali, possiamo cambiare il cammino delle cose. Partendo dal nostro, ogni giorno.
A dir la verità, ora mi basta anche solo sapere che ci sono persone come te che “anche se tutti, io no.”
Con le cuffie alle orecchie osservo il mio fighissimo e giallissimo iPod.
Ma sopratutto ascolto la selezione musicale di quasi diciotto anni di insegnamenti tra pezzi appresi con più distrazione e canzoni che mi hanno appassionato sin dall’inizio e penso che sicuramente sia stato quello il tuo regalo più bello.
Perciò, per quanto possa aver gradito il contenitore, la mia più profonda gratitudine è riservata al contenuto :)
(questo messaggio è stato ispirato dall’esultanza della mia classe alle note di Zucchero e company)
Davide Combusti avverte con profondo dispiacere che la data di stasera a Bari ala Fiera del Levante è stata ANNULLATA, e così quella di Moltheni domani e di Edda dopodomani. Usando un eufemismo sono parecchio contrariato con gli organizzatori. Mi dispiace per la situazione e per chi non riuscirà a leggere questo comunicato per tempo. Posso solo dire che spero con tutto il cuore di scendere a Maggio.
Caro Davide, la Fiera del Levante (e forse chi ti ha annullato il concerto) ci deve tremila Euro da settembre 2009. Non ne ho la certezza, se vuoi ne parliamo. Se è la stessa persona facciamo un po’ di casino insieme.
All I know is I cannot pretend
I'm sitting on the outside again
I've got the energy to blend
So I'm sitting on the outside again
Ho dato. Tutto. L’anima, il cuore, la passione, l’illusione, gli ideali, pezzi di vita che tutti gli altri tengono per sè.
Ho avuto. Molto meno di quello che ho dato. Colpa mia, dovevo dare di meno. Ma il mondo si cambia solo se qualcuno si mette davanti a tirare il carro con le pecore.
Ho perso. Occasioni, raggi di sole, feste, la vita dei ventenni, amici, tempo a litigare, tempo a ripensarci, salute, ore di sonno, ore di svago.
Ho vinto. Tre elezioni in un anno. Non da solo e non per merito mio, ci mancherebbe. Ma un po’ di me c’è in tutte e tre le vicende, così diverse, così eterogenee e così inutili se penso allo strapotere berlusconiano in Italia. Ho vinto un po’ di stima e di credibilità. Ho vinto molti limiti psico-fisici, ho vinto resistenze, ho battuto alcuni dei miei lati peggiori.
Ho salvato tutto il resto. Ho cercato tutti i giorni, nonostante la guerra attorno a me, di essere un buon fidanzato, un amico affidabile, un figlio-modello, un lavoratore-modello, un giovane-modello. Io, che per ovvi limiti estetico/caratteriali, modello non lo sarò mai.
Qualcuno ha provato ad aggrapparsi a questo mondo che mi sono costruito da solo, spesso dal nulla, spesso ricavando nulla, altre volte aprendo scenari così belli che non li so nemmeno descrivere, così incredibili che non li ho ancora del tutto compresi.
These people are really weird
And they're giving me the fear
Just because you know my name
Doesn't mean you know my game
All of us are in your face
And whisper I'm in the wrong place
Is there more to lose than gain
If I go on my own again, on my own again
Sì, ho avuto paura.
In pubblico ho fatto finta di niente. Non ho parlato, come sempre succede quando ho qualcosa da dire. Come spesso succede quando sono arrabbiato. Quando hanno iniziato a raccontarmi una storia impossibile, quando hanno iniziato a dirmi che ci poteva stare, che era tutto lecito, che tutto in fondo è lecito, perchè (questo non me lo dicevano, ma è l’implicito e pericoloso senso dell’insegnamento che proprio non ho mandato giù) comanda il denaro, perchè bisogna fare carriera, perchè certe occasioni non passano più.
Non ascoltateli. Non credete a nessuno di quelli che vanno portando questo credo in giro per le città. Sono porcherie d’altri tempi, giustificazioni della perdita di ogni riferimento morale e ideale, della mercificazione dei sentimenti, dei rapporti umani.
Quando le scelte degli amici, di qualunque natura esse siano, vanno contro la tua vita, le tue cose; quando sono scelte consapevoli, quando non sono scelte indispensabili, quelle persone ti stanno dicendo una cosa sola:
Di te, io me ne frego.
(e sai che ti dico? Mi stai pure un po’ sul cazzo)
è giunto il momento di tornare da soli, on my own again. Perchè c’è più da perdere che da guadagnare se io me ne sto da solo, e ve ne accorgerete presto.
Hanno provato a vendersi un’immagine indotta, per buona parte dal mio lavoro, e ci sono perfettamente riusciti. A dimostrazione che il committente, se possibile, è stato ancora più stupido di chi ha deciso di porre una moratoria su se stesso.
La cosa più importante del mio lavoro di questi mesi, la prima vera e sicura sintesi degli sbattimenti chiamati EmiLab, primarie 1 (PD Nazionale), primarie 2 (Vendola 2010), Fabbrica di Nichi è che adesso li conosco tutti. Uno ad uno. E se avete occhio li conoscete anche voi lettori. Ci conosciamo tutti ora, almeno a Bari. Ognuno ha pesato ognuno. Ci possiamo guardare tutti negli occhi.
Ognuno ha un cartellino col prezzo, me compreso. Ognuno ha i propri parametri di fedeltà, coerenza, gestione dello stress, creatività, lavoro di gruppo, disponibilità al sacrificio, leadership. Avete voluto il mercato libero? Avete voluto spezzare il vincolo di fiducia che è alla base di tutte le comunità sane? Ecco a voi il risultato. Esattamente ciò che avete chiesto agendo.
People are connecting, don't know what to say
I'm good at protecting what they want to take
Spilt the milk at breakfast, hit me double hard
And I grinned at you softly
Because I'm a f@#king wild card
Ho terminato col mestiere di capopopolo, non ho più le forze e gli stimoli per farlo.
Ritornerò a esercitare quella sana tendenza all’antisocialità e all’autismo che mia madre, da piccolo, era convinta mi bloccasse lì, davanti ai videogiochi, incapace di sperimentare relazioni sociali credibili. Mia madre aveva ragione, io ero quello lì. Non so cosa mi sia successo per tutti questi anni. Forse dovevo provare, da bravo amante della ricerca sperimentale.
Ho fatto il giro sulla giostra, sono stato per anni quello che stava in mezzo a tutto, quello che faceva tutto, quello che parlava con tutti, usciva con tutti. Piano piano mi sono messo da parte, ora il processo è completo.
Grazie a molti di voi.
Posso dire senza timore di smentita che il 99,5% delle relazioni stabilite tra gli esseri umani sono superflue e superficiali.
Quindi la statistica (e il buon senso. Fate una riflessione: tra tutte le persone che avete conosciuto nella vostra vita, quante vi sono rimaste sempre e incondizionatamente affianco?) ci dice di non sprecare tempo con la socievolezza. E di destinare tutto il tempo a quello 0,5% che ne rimane, difendendolo con le unghie e con i denti.
Non sparirò, farò la fottuta wild card. Non so stare senza voler bene alle persone, non so stare senza pensare di poter far stare meglio le persone che mi circondano. Tutte, anche quelle che tentano di incularci ogni giorno.
ps1. il “voi” a cui mi riferisco non ha nomi e cognomi particolari. È il frutto di un ragionamento che è cresciuto negli anni e che, a causa delle circostanze, ha conosciuto un’improvvisa e sacrosanta accelerazione. Chiunque si sentisse chiamato in causa, probabilmente ha ragione nel farlo.
ps2. le quote sono di Marina and the Diamonds, la canzone è “The outsider”.
Le Primarie sono una cosa bruttissima, se ci stai dentro.
Leggo bacheche di amici. Uno da un lato, uno dall’altro.
Sento parlare di minacce, di voti militari, di voti politici, di voti comprati, di voti nel senso religioso del termine.
E alla Puglia, chi ci pensa?
Da lunedì, resa dei conti. Ci sarà solo un campo di battaglia. Vincitori, e vinti. Stessa faccia, stesso sangue, stessa visione delle cose.
L’unica cosa che ci separa sono gli interessi. Economici, politici, di potere, di posizione.
Chi vince continua a inseguire l’interesse e a prendersela con chi perde, tagliandolo fuori dalla partita, senza pensare al sangue comune, agli ideali comuni, alla comune visione.
Chi perde entra in crisi depressiva. E forse finisce di giocare per sempre.
Ma io non ce la faccio. Devo fare il professionista, ma intimamente non ce la faccio. E so che molti altri, invece, sono in grande gioia e fibrillazione per queste giornate. Io no, evidentemente non tengo il fisico.
Io voglio bene alle persone, anche quando non sono ricambiato. Anche se sono antisociale e misantropo.
Ho aperto numerosi fronti. Ho offerto opportunità a gente che nemmeno conoscevo. Leggevo, avevo idee, proponevo, organizzavo riunioni, gruppi di lavoro.
Ho messo su EmiLab, l’anomalia comportamentale della Bari contemporanea.
Ho messo in piedi gioiose macchine da guerra. Ho messo in rete risorse umane, relazionali, talvolta economiche. Ho generato ricchezza.
Eppure, raramente il mio contributo è stato valorizzato, altrimenti non si spiega com’è possibile che tutte le persone che, attraverso il mio lavoro, sono finite in radio, in uffici, in stage, in tesi, in società, ovunque, non si siano degnate nemmeno di ringraziarmi.
Il mio essere propositivo, generoso, folle, idealista ha permesso ad alcune persone di fare cose che, altrimenti, non sarebbero mai successe.
Rompere il ghiaccio vuol dire schierarsi in prima linea. E prendere le mazzate.
Spesso, troppo spesso, vengo valutato, giudicato per le mie idee. Talvolta noto un livello di puntiglio esasperante, logorante.
Toccare le virgole è una condizione accettabile solo se, chi lo fa, è un tuo superiore, o ha la dignità e l’autorevolezza morale di poterlo fare. Se, per meriti acquisiti, è alla pari con te.
Spesso queste valutazioni provengono invece da persone che non hanno ancora capito cosa vogliono dalla loro vita, che non sarebbero mai in grado di avere un’idea propria e che aspettano che qualcuno li salvi dall’inedia.
Bene, io mi sono rotto i coglioni di essere valutato sempre, sopratutto se le valutazioni provengono dall’emisfero dei pavidi.
Noto una certa stanchezza intellettuale attorno a me. Anche a me piace dormire. Anche a me piace dire che una cosa fa cagare, quando fa cagare.
So perfettamente che essere politicamente corretto è talvolta molto più difficile e stancante che esprimere opinioni sprezzanti. E quindi non vedo perchè io dovrei stancarmi più di chi, invece, distrugge cose per il gusto di farlo, forse per non sentirsi mediocre.
Io combatto le mie battaglie: non chiedo agli altri di farlo per me, e nemmeno con me. Eppure, continuo a pronunciare le mie parole, parole imparate grazie al mio lavoro.
Parole che, in questo caso, raccontano la storia del potere.
O meglio, la storia del potere nel mondo in cui viviamo. E questo è il mio modo, l’unico che ho davvero a disposizione, per sfidare i poteri forti: svelare la loro presenza nei meccanismi della nostra mente.
il rompighiaccio
9 GenE’ da quando mi conosco che rompo il ghiaccio.
Ho aperto numerosi fronti. Ho offerto opportunità a gente che nemmeno conoscevo. Leggevo, avevo idee, proponevo, organizzavo riunioni, gruppi di lavoro.
Ho messo su EmiLab, l’anomalia comportamentale della Bari contemporanea.
Ho messo in piedi gioiose macchine da guerra. Ho messo in rete risorse umane, relazionali, talvolta economiche. Ho generato ricchezza.
Eppure, raramente il mio contributo è stato valorizzato, altrimenti non si spiega com’è possibile che tutte le persone che, attraverso il mio lavoro, sono finite in radio, in uffici, in stage, in tesi, in società, ovunque, non si siano degnate nemmeno di ringraziarmi.
Il mio essere propositivo, generoso, folle, idealista ha permesso ad alcune persone di fare cose che, altrimenti, non sarebbero mai successe.
Rompere il ghiaccio vuol dire schierarsi in prima linea. E prendere le mazzate.
Spesso, troppo spesso, vengo valutato, giudicato per le mie idee. Talvolta noto un livello di puntiglio esasperante, logorante.
Toccare le virgole è una condizione accettabile solo se, chi lo fa, è un tuo superiore, o ha la dignità e l’autorevolezza morale di poterlo fare. Se, per meriti acquisiti, è alla pari con te.
Spesso queste valutazioni provengono invece da persone che non hanno ancora capito cosa vogliono dalla loro vita, che non sarebbero mai in grado di avere un’idea propria e che aspettano che qualcuno li salvi dall’inedia.
Bene, io mi sono rotto i coglioni di essere valutato sempre, sopratutto se le valutazioni provengono dall’emisfero dei pavidi.
Noto una certa stanchezza intellettuale attorno a me. Anche a me piace dormire. Anche a me piace dire che una cosa fa cagare, quando fa cagare.
So perfettamente che essere politicamente corretto è talvolta molto più difficile e stancante che esprimere opinioni sprezzanti. E quindi non vedo perchè io dovrei stancarmi più di chi, invece, distrugge cose per il gusto di farlo, forse per non sentirsi mediocre.
Vediamo come va senza rompighiaccio.
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