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Scrivi, ti prego

9 Apr

Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse) In quel preciso momento.

(Dino Buzzati)

29, 30, 31, 32

5 Apr

Istruzioni per costruire oggi la rivoluzione:
un vestito nuovo, un fiore sul balcone,
una bomba di sorriso, un raggio di sole,
fare l’amore senza moderazione.
E guardare le nuvole, pieni di stupore.

(Francesca Genti)

No news bad news

3 Apr

Il sole splendeva, non avendo altra alternativa, sul niente di nuovo.

(Samuel Beckett)

Scusatemi l’antipatia, i mercati capiranno

1 Apr

Ci sono delle persone che devono sempre andare da qualche parte.
Andiamo al cinema!
Andiamo in barca!
Andiamo a scopare!
Andate a cagare tutti quanti, dico sempre io, lasciatemi in pace qui.

(Charles Bukowski)

Le guerre e gli anni

28 Mar

Le guerre e gli anni si susseguirono, come le ragazze dementi e i lavori dementi, inutili. Come si fa a raccontare di due o tre decenni buttati al vento?

(Charles Bukowski)

Come il vento

24 Mar

Nessuno mi pettina bene come il vento.

(Alda Merini)

Folle

24 Mar

Voglio continuare a essere folle, vivendo la vita nel modo in cui la sogno e non come desiderano gli altri.

(Paulo Coelho)

Primavera (occhiali da sole)

20 Mar

Se dovessi darvi un solo consiglio per il vostro futuro, allora vi direi: mettete gli occhiali da sole!
Perché i benefici dell’impiego a lungo termine degli occhiali da sole sono stati provati scientificamente, mentre tutti gli altri consigli che ho da darvi sono basati, nulla più, sulla mia vagolante esperienza.
Comunque eccoli.

Godetevi la bellezza e la forza della vostra giovinezza.
Fregatevene del resto.
Non capirete quella bellezza e quella forza se non quando se ne saranno andate.
Ma credetemi quando, fra vent’anni, guarderete le vostre vecchie foto, allora vi ricorderete, in un modo che adesso non potete nemmeno immaginare, quante possibilità c’erano dietro a voi e che fantastico aspetto avevate. Perché, sapete, non siete grassi come credete!

Non preoccupatevi del futuro. Oppure, preoccupatevene, ma sapendo che tanto è un gesto inutile. Non vi aiuterà più di quanto masticare un chewing gum vi possa aiutare a risolvere un problema di algebra.

I veri problemi della vita tendono ad essere cose che mai prima hanno incrociato le vostre preoccupazioni. Quel tipo di cosa che ti fulmina verso le quattro di un martedì qualunque.

Fate, ogni giorno, una cosa che vi spaventi.

Cantate.

Non siate avventati con i cuori degli altri, ma non tollerate chi è avventato con il vostro cuore.

E non perdete il vostro tempo con la gelosia.

Vi accadrà di essere in testa, altre volte indietro. È una corsa lunga, ma alla fine è una corsa solo con voi stessi però.

Ricordatevi dei complimenti che riceverete e dimenticate gli insulti.

Conservate le vecchie lettere d’amore.

Gettate via i vecchi estratti conto.

Stiratevi spesso!

Non sentitevi in colpa se non sapete cosa volete fare della vostra vita. Le persone più interessanti che conosco non sapevano cosa fare della loro vita quando avevano 22 anni. E alcuni dei più interessanti quarantenni che oggi io conosco non lo sanno ancora adesso.
Prendete molto calcio. Siate gentili con le vostre ginocchia, quando cederanno vi mancheranno!

Forse vi sposerete, forse no. Forse avrete dei bambini, forse no. Forse divorzierete a 40 anni, forse ballerete sul tavolo al party per le vostre nozze d’oro.

In ogni caso, non congratulatevi troppo con voi stessi e nemmeno state troppo a borbottare contro voi stessi.

Le vostre scelte saranno per metà frutto del caso, è così per tutti.

Godetevi il vostro corpo. Usatelo in tutti i modi che potete. Non abbiate paura di lui o di cosa la gente pensa di lui. È il più grande strumento che mai avrete.

Danzate, anche se non avete altro posto per farlo che la vostra camera.

Leggete le istruzioni per l’uso, anche se non le seguirete.

Non leggete le riviste di moda, vi faranno solo incazzare!

Sforzatevi di conoscere i vostri genitori, non potete mai sapere quando se ne andranno.

Siate gentili con i vostri fratelli e fratellastri. Sono il miglior legame che avete con il vostro passato e quelli che, più probabilmente, vi rimarranno attaccati nel futuro.

Cercate di capire che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, pochi, è bene tenerli stretti.

Lavorate duro per costruire ponti sulla terra e nella vita, poiché più vecchi sarete più avrete bisogno di gente che vi conosceva quando eravate giovani.

Vivete a New York almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo duri.

Vivete in California almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo molli.

Accettate alcuni inevitabili verità, tipo: i prezzi saliranno, i politici avranno delle amanti e voi diventerete vecchi. Quando lo diventerete, vi verrà da fantasticare che ai vostri tempi i prezzi erano ragionevoli, i politici persone nobili e i figli rispettavano i genitori.

Ah!
Rispettate i vostri genitori.

Non aspettatevi aiuto da nessuno. Magari avete investito in azione sicure, magari avete una moglie sanissima ma non potete mai sapere quando tutto decide di andare storto.

Non sprecate troppo tempo con i vostri capelli! O quando avrete 40 anni vi sembrerà di averne 85!

E infine, guardatevi da quelli che vi danno consigli. Ma anche siate pazienti con loro. Dare consigli è un modo di avere nostalgia. È un modo di ripescare il proprio passato dall’oblio e di liberarsene.
Riverniciando le pareti brutte e dandogli un valore che prima non aveva.

E comunque alla fine, fidatevi di me, mettete sti occhiali da sole!

(Mary Schmich, impropriamente attribuita a Kurt Vonnegut)

Che sollievo non avere niente da dire

19 Mar

Il problema non è più consentire alle persone di esprimersi, ma fornire piccoli intervalli di solitudine e silenzio in cui possano infine trovare qualcosa da dire. Le forze repressive non impediscono alle persone di esprimersi, ma piuttosto le costringono a farlo.
Che sollievo non avere niente da dire, avere il diritto di non dire niente, solo in questo modo abbiamo la possibilità di incorniciare il non comune, l’eccezionale perfino, la cosa che possa valere la pena di essere detta.

(Gilles Deleuze)

Fotografia del 15 marzo 2013 – Fedora

15 Mar

fedora

 

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Era successo anche due e tre sere fa.

Andavo forte, ma mai così forte quanto Pelè, il nostro gatto nero di casa, alla vista di un boxer con il volto da cucciola e le fattezze di un cane che iniziava a diventare grande. Scese dalla rampa di scale della nostra casa di Valenzano, in cui ci eravamo trasferiti da pochi mesi.

Era la primavera del 2003, papà aveva coronato il suo sogno di lasciare il centro città, andare lontano, nel silenzio, in uno spazio più grande e con il suo giardino. E ne stava coronando un altro: un Boxer. Fedora, sette mesi, la sua solita faccia da schiaffi e la coda che non si fermava mai, scese di corsa. Il gatto, terrorizzato, iniziò a saltare da una parte all’altra della tavernetta e poi scappò via.

Il volto di un boxer, all’inizio, ti disorienta. Non è bello in senso assoluto, per certi versi è persino minaccioso. Ma Fedora ci mise davvero poco a farsi amare, da noi come da Pelè. E noi ci mettemmo pochissimo a trovarla bellissima. Ho scoperto poi che i boxer (e Fedora non ha fatto eccezione) hanno spesso un carattere splendido, e lo hanno potuto scoprire tutte le persone che sono passate da me in questi anni.

Nel frattempo gli anni sono passati. Pelè è caduto durante una delle battaglie con gli altri gatti del circondario, dopo anni di felici scorribande. È seguito Romeo, morto avvelenato sempre al termine di qualche avventura fuori casa, poi Tequila, l’attuale gatto di casa Amenduni. Fedora ha dormito insieme a loro tante volte. Ha giocato, ci ha sporcato di fango, ha corso con me sotto la pioggia per pulirsi le zampette prima di rientrare.

Ha fatto numeri indimenticabili. Il più memorabile fu la scomparsa di un’orata, intera, coperta da un contenitore Tupperware. Il giorno dopo c’era tutto ed era tutto al suo posto. Mancava il pesce, mancavano le lische, mancava ogni traccia. Ci mettemmo dodici ore almeno prima di realizzare che era stata lei a compiere il furto perfetto. Ha masticato (per fortuna non ingoiato) un mio telefono cellulare, ha fatto tante volte la pipì in casa per protesta quando la famiglia Amenduni era fuori per più tempo di quanto lei potesse sopportare.

I boxer sono cani splendidi, ma con una sfortuna grande grande: hanno un’aspettativa di vita più bassa rispetto agli altri canni. Tra i 7 e i 9 anni. Fedora è invecchiata con calma, continuando a giocare fino all’ultimo, con i peli del volto che diventavano via via più bianchi, ha continuato a scappare da casa nostra per andare dai nonni a cercare i biscotti, ha continuato a buttarsi al sole per ore intere, soprattutto durante la primavera, ha continuato ad abbaiare quando sentiva il rumore del citofono (e a scodinzolare tutte le volte, tradendo le sue vere emozioni e smontando subito la sua immagine da cane arrabbiato). E ha continuato a chiedere di uscire ogni volta che mi vedeva. Ero la persona con cui trasgrediva le regole: quando c’ero io, lei sapeva che si poteva uscire più del solito a far la passeggiata fuori.

Nelle ultime 72 ore le sue condizioni fisiche erano precipitate. Non riusciva più ad alzarsi dalla cuccia, il respiro sempre più affannoso. Papà l’ha portata dal veterinario che gli ha detto quello che noi già sapevamo: Fedora stava per morire di vecchiaia. Non ha malattie traumatiche, ma non ha più molto tempo. Abbiamo rifiutato di sopprimerla ed è rimasta in casa, con noi, fino alla fine.

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Appena sono arrivato ho buttato a terra lo zaino e sono sceso di corsa a vedere le sue condizioni. E il caso ha voluto che fossi lì, proprio lì, mentre succedeva. Immobile o quasi, Fedora ha iniziato a fare la pipì addosso. Ho chiamato di corsa mamma e papà per avvisarli. Ci siamo messi tutti e tre lì, a vegliare. Io sarei rimasto lì per tutta la notte se fosse stato necessario. L’agonia, però, è durata pochi minuti. Fedora è morta poco dopo, perdendo sangue dalla bocca. Io e papà l’abbiamo spostata e abbiamo portato il corpo su in giardino. Oggi la seppeliranno, non so bene dove. E poi ci siamo fatti, tutti e tre, (mi scuso per l’espressione dialettale, ma non ne trovo una più efficace) una capa di pianti.

Una capa di pianti per fortuna serena. Fedora è morta naturalmente, di vecchiaia. E abbiamo anche sorriso pensando alla sua ultima scorribanda. 400 grammi di formaggio, rubati dal frigorifero nemmeno una settimana fa, con la complicità del gatto.

Fedora è andata via lasciandomi un unico cruccio: il suo tremendo mal d’auto (vomitava dopo 100 metri di viaggio, sempre) mi ha impedito di camminare con lei per le vie di Bari. Io avrei tanto voluto, perché ero tanto contento che Fedora fosse nella mia vita. Ciao piccola mia.