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La catena

28 Mag

Avevamo un cagnone che mio padre teneva legato alla catena in cortile. Un mezzo pastore tedesco bello grosso. Odiavo quella catena ma non avevamo la recinzione, eravamo proprio sulla strada. Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L’aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane.

(David Foster Wallace)

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Ogni novanta pagine di merda

8 Apr

Caro Scott, per l’amor del cielo, scrivi e non preoccuparti di cosa diranno i ragazzi, né se sarà un capolavoro o cos’altro. Io scrivo una pagina eccezionale ogni novanta pagine di merda. Cerco di buttare la merda nel cestino della carta straccia. Credi di dover pubblicare delle schifezze per guadagnare i soldi per vivere e lasciar vivere […]
Dimentica le tue tragedie personali. Siamo tutti trattati a pesci in faccia, fin dall’inizio e tu in particolare devi soffrire come un cane prima di riuscire a scrivere seriamente. Ma quando provi questo fottuto dolore, usalo – non girarci attorno. Attieniti a esso come farebbe uno scienziato, ma non pensare che una cosa sia importante solo perché è successa a te o a qualcuno che ti è vicino.

(Ernest Hemingway, lettera a Francis Scott Fitzgerald)

43 chili di seratissime

5 Feb

Crescendo impari che il caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane. E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero libera i pensieri. Impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

(Richard Bach)

Fotografia del 15 marzo 2013 – Fedora

15 Mar

fedora

 

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Era successo anche due e tre sere fa.

Andavo forte, ma mai così forte quanto Pelè, il nostro gatto nero di casa, alla vista di un boxer con il volto da cucciola e le fattezze di un cane che iniziava a diventare grande. Scese dalla rampa di scale della nostra casa di Valenzano, in cui ci eravamo trasferiti da pochi mesi.

Era la primavera del 2003, papà aveva coronato il suo sogno di lasciare il centro città, andare lontano, nel silenzio, in uno spazio più grande e con il suo giardino. E ne stava coronando un altro: un Boxer. Fedora, sette mesi, la sua solita faccia da schiaffi e la coda che non si fermava mai, scese di corsa. Il gatto, terrorizzato, iniziò a saltare da una parte all’altra della tavernetta e poi scappò via.

Il volto di un boxer, all’inizio, ti disorienta. Non è bello in senso assoluto, per certi versi è persino minaccioso. Ma Fedora ci mise davvero poco a farsi amare, da noi come da Pelè. E noi ci mettemmo pochissimo a trovarla bellissima. Ho scoperto poi che i boxer (e Fedora non ha fatto eccezione) hanno spesso un carattere splendido, e lo hanno potuto scoprire tutte le persone che sono passate da me in questi anni.

Nel frattempo gli anni sono passati. Pelè è caduto durante una delle battaglie con gli altri gatti del circondario, dopo anni di felici scorribande. È seguito Romeo, morto avvelenato sempre al termine di qualche avventura fuori casa, poi Tequila, l’attuale gatto di casa Amenduni. Fedora ha dormito insieme a loro tante volte. Ha giocato, ci ha sporcato di fango, ha corso con me sotto la pioggia per pulirsi le zampette prima di rientrare.

Ha fatto numeri indimenticabili. Il più memorabile fu la scomparsa di un’orata, intera, coperta da un contenitore Tupperware. Il giorno dopo c’era tutto ed era tutto al suo posto. Mancava il pesce, mancavano le lische, mancava ogni traccia. Ci mettemmo dodici ore almeno prima di realizzare che era stata lei a compiere il furto perfetto. Ha masticato (per fortuna non ingoiato) un mio telefono cellulare, ha fatto tante volte la pipì in casa per protesta quando la famiglia Amenduni era fuori per più tempo di quanto lei potesse sopportare.

I boxer sono cani splendidi, ma con una sfortuna grande grande: hanno un’aspettativa di vita più bassa rispetto agli altri canni. Tra i 7 e i 9 anni. Fedora è invecchiata con calma, continuando a giocare fino all’ultimo, con i peli del volto che diventavano via via più bianchi, ha continuato a scappare da casa nostra per andare dai nonni a cercare i biscotti, ha continuato a buttarsi al sole per ore intere, soprattutto durante la primavera, ha continuato ad abbaiare quando sentiva il rumore del citofono (e a scodinzolare tutte le volte, tradendo le sue vere emozioni e smontando subito la sua immagine da cane arrabbiato). E ha continuato a chiedere di uscire ogni volta che mi vedeva. Ero la persona con cui trasgrediva le regole: quando c’ero io, lei sapeva che si poteva uscire più del solito a far la passeggiata fuori.

Nelle ultime 72 ore le sue condizioni fisiche erano precipitate. Non riusciva più ad alzarsi dalla cuccia, il respiro sempre più affannoso. Papà l’ha portata dal veterinario che gli ha detto quello che noi già sapevamo: Fedora stava per morire di vecchiaia. Non ha malattie traumatiche, ma non ha più molto tempo. Abbiamo rifiutato di sopprimerla ed è rimasta in casa, con noi, fino alla fine.

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Appena sono arrivato ho buttato a terra lo zaino e sono sceso di corsa a vedere le sue condizioni. E il caso ha voluto che fossi lì, proprio lì, mentre succedeva. Immobile o quasi, Fedora ha iniziato a fare la pipì addosso. Ho chiamato di corsa mamma e papà per avvisarli. Ci siamo messi tutti e tre lì, a vegliare. Io sarei rimasto lì per tutta la notte se fosse stato necessario. L’agonia, però, è durata pochi minuti. Fedora è morta poco dopo, perdendo sangue dalla bocca. Io e papà l’abbiamo spostata e abbiamo portato il corpo su in giardino. Oggi la seppeliranno, non so bene dove. E poi ci siamo fatti, tutti e tre, (mi scuso per l’espressione dialettale, ma non ne trovo una più efficace) una capa di pianti.

Una capa di pianti per fortuna serena. Fedora è morta naturalmente, di vecchiaia. E abbiamo anche sorriso pensando alla sua ultima scorribanda. 400 grammi di formaggio, rubati dal frigorifero nemmeno una settimana fa, con la complicità del gatto.

Fedora è andata via lasciandomi un unico cruccio: il suo tremendo mal d’auto (vomitava dopo 100 metri di viaggio, sempre) mi ha impedito di camminare con lei per le vie di Bari. Io avrei tanto voluto, perché ero tanto contento che Fedora fosse nella mia vita. Ciao piccola mia.

31 gennaio – Lincoln Day #2

31 Gen

Se un uomo è deciso a dare il massimo di se stesso, non ha tempo da perdere in liti personali e non può permettersi le eventuali conseguenze, come perdere la calma e l’autocontrollo. É meglio cedere il passo ad un cane piuttosto che essere morsicato per una questione di principio. Anche se lo si ammazzasse, nessuno riuscirebbe a togliere il morso.

(Abraham Lincoln)

31 gennaio – Lincoln day #1

31 Gen

La religione di un uomo non vale molto se non ne traggono beneficio anche il suo cane e il suo gatto.

(Abraham Lincoln)

Datela buona

4 Gen

Ogni palla che atterra nella vostra parte di campo ma non siete sicuri se è dentro o fuori: datela buona. Ecco come rendervi invulnerabili da chi usa mezzucci. Come non perdere mai la concentrazione. Ecco come ripetersi, quando l’avversario ruba punti, che una volta corre il cane e una volta la lepre. Che la punizione di un gioco poco sportivo è sempre autoinflitta. Provate a imparare dalle ingiustizie.

(David Foster Wallace)