Un egoismo antico e sano

15 Dic

E non ci salva l’idea dell’uguaglianza
né l’altruismo o l’inutile pietà
ma un egoismo antico e sano
di chi non sa nemmeno
che fa del bene a sé e all’umanità.

(Giorgio Gaber)

E se dobbiamo soffrire

13 Dic

Siamo passione, siamo allegria, e se dobbiamo soffrire, soffriamo.

(Diego Simeone)

Fotografia del 12 dicembre 2014 – Anno parzialmente sabbatico

12 Dic

Vi scrivo dall’aeroporto, in partenza per l’ultima docenza del 2014.
La consueta docenza del fine settimana. Cinque ore di comunicazione politica.
La cinquantesima docenza consecutiva in quattro anni al corso in social media marketing di Eurogiovani. Sono nel gruppo di docenti dall’inizio di questa fantastica esperienza (fantastica perché continua a fare formazione aumentando le date e le città in giro per l’Italia, ogni anno) e non ne ho saltata neanche una. Il che vuol dire, a spanne, almeno 250 ore di formazione e non meno di 1000 formati.

Sarà stata la coincidenza di date e di ricorrenze, ma proprio oggi ho deciso che domani sarà la mia ultima docenza in questo corso.

È la prima, brusca, conseguenza di una mia “scelta di vita” (mi scuso per l’enfasi): ho infatti deciso che dal 2015 sarò un docente molto meno attivo e presente.

Ridurrò (credo di molto) il numero di ore di formazione.
Ridurrò (certamente di molto) i blocchi di docenze da cinque ore in su.

È una decisione che in cuor mio avevo già preso un paio di anni fa, e che mentalmente avevo rimandato al 2018, addirittura al 2020. Ma alcuni segnali dal mio 2014 mi hanno fatto capire che dovevo anticipare, e di molto, questo cambiamento.
I motivi in fondo sono banali, e sono tre.

Primo, e sarei ipocrita a non metterlo per primo: perché in questo momento me lo posso permettere.

Secondo: perché fare l’imprenditore mi impone nuove e più intense responsabilità. Per farla breve: devo dedicare il 100% delle mie energie a Proforma, non farlo sarebbe stupido (già lo era prima, figurarsi adesso).

Terzo: perché quest’anno ho passato più ore a insegnare che a imparare. Ho scritto pochissimo e ho studiato ancora di meno. Pochissime ricerche, zero saggi letti. È un modello insostenibile: può durare un anno, non di più. Poi la qualità della formazione decade, soprattutto in materie in cui non esiste una teoria certamente valida nel tempo. Penso che si debba un profondissimo rispetto agli studenti, di ogni corso ed età, che al sesto anno consecutivo di recessione investono denaro per formarsi; immagino che debba essere ogni anno più difficile. Il rispetto, per me, passa dallo studio continuo e dal tentativo di tenere alta la qualità del servizio che metto a disposizione. In queste settimane ho realizzato che se non avessi cambiato nulla in tempi brevi, avrei rischiato di diventare un docente peggiore, e così ho deciso di abbassare la voce.

Sebbene i primi due motivi siano più pragmaticamente autoevidenti, questa è stata la vera molla che mi ha indotto a prendere questa decisione. Penso che uscire di scena sia infinitamente più difficile che entrarci: ne vedo tanti, spesso, bruciarsi perché non si rendono conto di quando è il momento di mollare, di non insistere, di non esagerare.

Non smetterò del tutto di girare per docenze e seminari: il confronto è per me necessario, non posso rischiare di rincoglionire davanti al computer, drogato dai miei dati e dalle mie presunte certezze. Cercherò quindi di concentrare gli sforzi su poche azioni mirate, e cercherò di sfruttare parte dei weekend recuperati per tornare a studiare.

Sarà quindi un anno parzialmente sabbatico: oggi penso che questa decisione sia irreversibile, ma magari fra un anno scoprirò di aver sbagliato.

Chiudo ringraziando profondamente Vito e Giuliana per aver creduto in me sin dalla prima edizione e per aver investito sulla mia crescita professionale in questi anni. Ringrazio anche tutti gli studenti che sono riusciti a seguirmi per cinque ore di sabato (mi rendo conto che sia una cosa complicata).

E adesso andiamo a prendere quest’aereo, perché domani c’è lezione.

Ci piaci

12 Dic

Ci piaci perché non provi a essere come noi.

(Gianfranco Rosi, Below Sea Level)

Più di un giudizio negativo

11 Dic

All’estero non sento esprimere molte opinioni sull’Italia, e questo mi preoccupa quasi più di un giudizio negativo.

(Maurizio Cattelan)

I tuoi peggiori nemici

9 Dic

I tuoi peggiori nemici non sono affatto coloro che hanno un’opinione diversa dalla tua, bensì coloro che concordano con te, ma che per motivi diversi, per prudenza, prepotenza, viltà non sono in grado di professarsi di quell’opinione.

(Arthur Schnitzler)

Sempre sempre sempre

7 Dic

Ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.

(Jerome David Salinger)

Per ricordare

6 Dic

Il vino è fatto per ricordare, non per dimenticare.

(Jean-Claude Izzo)

La nutre e l’accresce

5 Dic

La gratitudine è l’espressione della maturità umana e, mentre la manifesta, la nutre e l’accresce.

(Oreste Benzi)

Fotografia del 4 dicembre 2014 – Imprenditore

4 Dic

“Sei felice?”

È la domanda più ricorrente che ho ricevuto dalle pochissime persone che hanno saputo ciò che stava succedendo alla mia vita, prima che diventasse ufficiale. Da qualche settimana per intenzione, da lunedì per contratto, da ieri per legge, sono diventato socio di Proforma, l’agenzia di comunicazione per cui lavoro da sei anni.

A tutti ho risposto in modo secco e deludente. “No.”

“No” è la stessa risposta che (credo) avrebbe dato un ciclista di medio livello se si trovasse in testa al gruppo, all’arrivo della prima salita di un tappone pirenaico del Tour de France. Sarei un imbecille a pensare che una cosa del genere capiti a tutti. Sono soddisfatto e su di morale. Ma io la sto vivendo così, come un punto di arrivo parziale, di sicuro non come una meta definitiva.

Non avrei mai pensato, anche solo pochi mesi fa, che nella vita avrei fatto l’imprenditore. Ho l’attitudine da orso, la solitudine mi piace sempre più, parlare mi affatica, stare al telefono ancor di più, scrivere mi fa sentire libero. Nelle mie fantasie c’era una casa in campagna, un computer ed elucubrazioni intellettuali. Nel frattempo però la mia autostima come pensatore è precipitata, e contemporaneamente  i risultati del mio lavoro industriale hanno iniziato a lasciare qualche traccia.

Forse la mia non felicità sarà figlia di questo, di un percorso imprevisto. Forse è semplice realismo, è la consapevolezza che fare impresa durante una recessione, al Sud, in comunicazione, è quanto di più lontano dalla parola “sicuro”.
Sarà che nel bivio di questo 2014 ho scelto la strada che non avrei mai pensato di scegliere. Ho rinunciato al tentativo di fare il tanto desiderato dottorato e ho preso la decisione che, razionalmente, credo sia più giusta. Il dottorato rimane comunque nei miei sogni, e non mi arrendo. Sto di fatto rinunciando anche all’altro percorso possibile, quello da giornalista-analista politico, sempre più confinato nella dimensione (per fortuna) di conflitto di interesse.

Non sarò felice, ma sono certamente molto contento di avere una prospettiva di vita finalmente lineare, di sapere che per qualche anno potrò finalmente andare per sottrazione e non per addizione, per qualità e non per quantità. Sono molto contento di poter dare l’idea, nel mio piccolissimo, che lavorare duramente porta a qualcosa.

Sarò molto contento se nel quotidiano non cambierà nulla, perché questo mi farà vincere una delle due paure di questa fase della vita. La prima paura è che chi mi conosce non mi riconosca più, che i successi professionali possano trasfigurarmi. Mi sono costruito un percorso anche economico per i prossimi anni fatto in modo che il mio stile di vita non cambi, né in meglio né in peggio. La seconda domanda più ricorrente è: “Quindi sei ricco?”. Senza cedere al pauperismo con la erre moscia: preferisco essere libero che essere ricco. Vedrò se sarà in grado di essere all’altezza delle mie aspettative.

La seconda paura è nelle pieghe del tempo libero delle persone frustrate, la paura di perdere tempo con persone e cose che in realtà non vogliono il miglioramento ma l’appiattimento. Ma su quella non posso farci niente, se non sbattere la testa e imparare.

Chiudo ringraziando papà e mamma, come ho già fatto di persona, con loro, in questi giorni.
Li ringrazio pubblicamente usando le stesse parole che ho usato in privato.
Grazie a papà per la curiosità. Grazie a mamma per la dedizione. Questo obiettivo, vostro figlio, vi assomiglia moltissimo.

Ho appena superato il primo gran premio della montagna, ora torno a concentrarmi, perché sulle discese sono molto più scarso. In salita rendo meglio.