La libertà politica per me non è niente. La regalo a destra e sinistra. Per me voglio tenere solo la libertà del mio materiale: la capacità occasionale di corpo e mente di pescare convenientemente nel grande caos di tutto ciò che ho vissuto.
Io ho passato tutta la vita a cercare di essere radicalmente non cool. Non è che siccome tutti fanno queste cose, è giusto farle. Magari alla fine sarà proprio il ragazzo solo, quello seduto nel tavolo d’angolo della mensa scolastica, che diventerà così alienato da scrivere un libro o dipingere un quadro interessante.
Tutti i giornalisti sono, per via del mestiere che fanno, degli allarmisti: è il loro modo di rendersi interessanti. Essi somigliano in ciò a dei botoli che, appena sentono un rumore, si mettono ad abbaiare forte. Bisogna perciò badare ai loro squilli d’allarme solo quel tanto che non guasti la digestione.
Non voglio affatto far di me stesso un essere in qualche maniera speciale, non ho alcuna intenzione di creare cose grandiose; quel che voglio è soltanto vivere, sognare, sperare, essere presente ovunque.
Bisogna stare meglio. Ad esempio, se si sta benino bisogna stare bene. Se si sta bene bisogna stare benissimo. Se si sta benissimo bisogna esplodere di gioia. Se si è esplosi di gioia va bene così, anche un po’ di moderazione va bene.