Archivio | agosto, 2011

Milioni

13 Ago

Cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l’amore di cinque milioni di cubani?

(Teofilo Stevenson)

L’articolo definitivo (di Massimo Gramellini)

13 Ago

Il lamento del Medio Alto – http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9091

Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani.E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.

Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.

Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.

Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.

Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.

Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.

E’ un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.

Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.

Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.

13 agosto, il contrario di Pertini

13 Ago

Libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile. Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.

 

(Sandro Pertini)

Berlusconi vinse le politiche del 2008 con questo manifesto

12 Ago

I suoi amici dicono di lui

12 Ago

Quando il genio di Sondrio aprì il suo studio di tributarista, solo nel primo anno, fece erodere ai suoi clienti, in modo legale, base imponibile per 600 miliardi di lire. Il che, tradotto, vuol dire per lui 3 miliardi in parcelle.

 

(Antonio Martino, deputato PDL)

Sarai sempre antipatico a qualcuno

12 Ago

Sono riuscito a dispiacere universalmente e in maniera sempre nuova.

 

(Guy Debord)

Quella parolaccia chiamata solidarietà

12 Ago

Pagare la patrimoniale è un dovere della classe dirigente davanti alla crisi.

 

(Carlo De Benedetti)

Maggioranze squalificate

11 Ago

È mai esistita una società che sia morta per il dissenso? Molte sono perite a causa del conformismo, nel tempo nostro.

 

(Jacob Bronowski)

Finalmente un’analisi economica lucida

11 Ago

Se continuate sulla strada della salamandra prenderete il sole ma rimarrete bruciati come tutti gli italiani.

(Francesco Rutelli)

La differenza è drammatica

11 Ago

Se fai quello che ti piace è passione, se fai quello che piace agli altri, è lavoro. La differenza è drammatica.

 

(Vincent Cassel)