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Forza panino

4 Ago

Non chiederti cosa puoi fare per la nazione. Chiedi cosa c’è per pranzo.

 

(Orson Welles)

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Fotografia del 3 agosto 2012 – Il quartultimo giorno di scuola

3 Ago

Oggi ufficialmente si chiude la stagione 2011-2012. Nella pratica ci si tiene in allenamento per la successiva.

Di sicuro è stato l’anno più duro da quando lavoro. Duro perché faticoso, duro perché difficile, duro perché la crisi morde, duro perché non sempre si può capire se le cose succedono per merito tuo o demerito tuo, colpa tua o grazie a te.

Non ho mai atteso le vacanze come questa volta. Non saranno lineari come avrei voluto, ma ci sono e tanto basta. Siccome le ho attese tanto, ho una lista molto lunga di cose che vorrei fare durante il mese di agosto 2012. Eccole.

– dormire

– dormire il pomeriggio, qualche volta (variante evoluta della precedente)

– riposare membra e mente a sufficienza per poter affrontare la prossima stagione, certamente ancor più dura della precedente, senza scoppiare a gennaio come le squadre di Zeman

– sperimentare l’assai inusuale sensazione di non essere morto di sonno alle ore 22 e, dunque, riuscire a dire qualcosa di intelligente anche dopo quell’ora

– pranzare all’interno di un edificio usualmente adibito ad abitazione, qualche volta

– leggere Hitchens (e anche Zizek, e anche Gramsci, e anche Turkle, e anche Shirky. Senza perdere d’occhio l’attualità)

– andare al mare alle otto del mattino, come i vecchi

– andare via dal mare al tramonto, come i giovani

– mangiare almeno una volta presso il ristorante ‘Aia Noa’ di Alezio, provincia di Lecce (corollario, mangiare almeno una volta gli spaghetti alla mollica)

– mangiare frutti di mare crudi almeno una volta (se c’è anche la birra artigianale, tanto meglio)

– giocare a poker

– scrivere quasi tutti i giorni

– andare almeno ad almeno tre concerti

– prendere decisioni su cosa fare nella stagione 2013-2014, quelli in cui arriverò ai trent’anni e, in ogni caso, si chiuderà inevitabilmente un pezzo di vita (dubito di poter prendere decisioni nette prima di allora)

– sperimentare quel dispositivo sociale pomeridiano universalmente riconosciuto come ‘aperitivo’, qualche volta

– sentirmi in colpa almeno una volta al giorno pensando a chi non è in vacanza

– seguire le due scadenze di lavoro che mi culleranno in riva al mar

– guidare con il sole che ti acceca

– perdermi mentre guido, con moderazione

– ascoltare più musica possibile, meglio se mentre si guida

– fare qualche brainstorming serio, ma con i piedi nella sabbia

– fare tutte queste cose con le persone giuste (bastano le dita delle mani)

– andare a VeDrò

– giocare almeno un’altra partita di pallone col Katenaccio, al netto dello sport scadente da spiaggia

– aggiungere in corso d’opera altri punti che ho certamente dimenticato, senza farmi prendere dall’ansia per come mi sono auto-farcito questi giorni di pausa

— Aggiunte —

– studiare per l’asta del Fantacalcio

– indossare almeno una volta una felpa a manica lunga

Le vacanze tayloristiche

3 Ago

Io ci voglio andare, in vacanza. La desidero assai, una vacanza. E tra poco ci andrò pure, in vacanza. Ma ‘sto fatto che in Italia, ad agosto, pare che devi andare per forza in vacanza anche quando vuoi continuare a lavorare, solo perché un paese intero si ferma, la trovo proprio violenta.

 

(Ilaria Puglia)